La pulce inattesa
Le tribolazioni delle Donne per le pulci appartiene a quella produzione minuta e vivacissima che, tra Ottocento e primo Novecento, circolava nelle case, nelle botteghe e nelle fiere sotto forma di libretti economici, fogli volanti e lunari popolari. Erano testi pensati per essere letti ad alta voce, condivisi, commentati: piccole narrazioni che tenevano insieme ironia, moralità quotidiana e un immaginario comune. La Stamperia Salani di Firenze fu tra le realtà più attive in questo genere, contribuendo a diffondere una cultura popolare accessibile e sorprendentemente stratificata.
Il componimento si inserisce nella tradizione toscana della poesia giocosa, erede dei cantari e della vena bernesca. La forma in sestine, il ritmo regolare e la comicità iperbolica trasformano la pulce in un espediente narrativo capace di attraversare secoli e figure celebri: Elena, Betsabea, Susanna, Medea. Tutte vengono reinterpretate con leggerezza burlesca, secondo un gusto che mescola riferimenti colti e osservazioni di vita quotidiana.
Dal punto di vista filologico, il testo presenta le caratteristiche tipiche della stampa popolare: grafie oscillanti, rime talvolta forzate, un lessico regionale che conserva il sapore della lingua parlata. La ricostruzione richiede un intervento minimo, volto a restituire coerenza senza cancellare la voce originaria. È proprio questa voce, imperfetta e diretta, a rendere il componimento un documento prezioso della cultura narrativa minore italiana.
La rappresentazione della donna: ieri e oggi
Il testo riflette una visione della donna tipica della fine dell’Ottocento, ancora segnata da ruoli rigidi e da un immaginario che oscillava tra idealizzazione e ridicolizzazione. La donna è spesso descritta come fragile, turbabile, oggetto di sguardi e desideri maschili; la comicità nasce dall’esagerazione di questi ruoli, considerati allora “naturali” e condivisi.
Oggi, un componimento simile verrebbe accolto con uno sguardo molto diverso. La società contemporanea è più attenta alle dinamiche di genere, ai meccanismi di oggettificazione e alle narrazioni che riducono il corpo femminile a pretesto comico. Letto nel presente, il testo assume un valore documentario: non un modello da riproporre, ma una testimonianza utile per comprendere come la cultura popolare costruiva e trasmetteva stereotipi, gerarchie e aspettative.
Questa distanza critica ci permette di accostarci al componimento senza giudicarlo con gli occhi di oggi, ma riconoscendone la funzione storica: un frammento di immaginario collettivo che, riletto nel presente, diventa occasione per riflettere su quanto siano cambiate — e continuino a cambiare — le narrazioni attorno al corpo e al ruolo delle donne.

Le tribolazioni delle Donne per le pulci
Fra tutti gli animali della terra,
che il Signore creò per nostro bene,
evvi un insetto che tremenda guerra
ha dichiarato a’ fianchi ed alle rene
delle povere Donne, e giornalmente
va su di quelle esercitando il dente.
Quest’insetto crudel, barbaro, iniquo
e infame, che di pulce il nome tiene,
per cammino diritto e per obliquo
si lancia addosso a ciaschedun che viene,
ma sceglie a preferenza (ah bestia, fella!)
del vago sesso la gentil gonnella.
Onde ciascuna donna ogni momento
è costretta a far salti da montone,
destando il dubbio in qualche ciglio attento
che sia l’effetto d’una convulsione;
cosa, che poi di Tizio o di Sempronio
ha fatto andare a monte il matrimonio.
Già, se diamo un’occhiata al tempo antico
e veniamo giù giù fino al moderno,
delle Donne il terribile nemico
autunno, estate, primavera e inverno,
sempre si vede a far danni e ruine,
guasti improvvisi e mali senza fine.
Silenzio, lettor mio, non son baccello,
e proverò tai cose facilmente.
Elena un giorno andavasi bel bello…
che, sentendosi punta da un repente
morso dell’empio insetto, allora che
comparve il figlio del troiano Re.
Che, nel vederla in vago portamento
da far venire in bocca l’acquolina,
arse d’immenso amore, e nel momento
giurò rapir l’amabile donnina,
come fece in effetto, e fu cagione
d’una guerra d’atroce distruzione.
Betsabea parimente il santo Re,
ricercando una pulce, innamorò
in simil modo ed in maniera che
a cena sul momento la invitò;
fece uccidere Uria per isposarla,
come la Bibbia chiaramente parla.
Susanna, tanto casta e tanto buona,
come fece a destar ne’ due vecchioni
fiamma improvvisa, che si fè padrona
dell’appassito cor di que’ volponi?
Poverina! provava ogni momento
sui fianchi e sulle rene un gran tormento.
E siccome, malgrado le preghiere
a san Luigi e santa Filomena,
smaniava, non potendo bene avere,
fu spinta infine a rivoltar la schiena
alle persone di diverso sesso,
dicendo, già s’intende: con permesso!
E a correre veloce nel giardino
per cacciar via gl’insetti tormentosi,
ove, per colpa di crudel destino,
que’ sudici vecchiacci erano ascosi;
che, nel veder gli avori immacolati,
divennero di botto innamorati.
Poi, non potendo aver corrispondenza
per condannare quel bocchin di miele
colla più truce, orribile sentenza;
e se non era il santo Daniele,
che la salvò con arte delicata,
per le pulci era bella e rovinata.
Medea, Rosmunda e simili donnaccie,
barbare, maledette e disumane,
se fecero le orribili cosaccie
e gli omicidii da pelare un cane,
fu solo perché troppo esacerbate
da queste bestie inique e scellerate.
E poi, lettor mio caro, hai tu veduto
certe donne col viso a grattacacio,
colle ciglia pelate e a sesto acuto,
che appena il porco le darebbe un bacio,
corron sovente a piè del confessore
affatto aliene dal terreno amore.
Ma a volte avviene che son brutte in viso,
come ho detto, da mettere paura;
hanno però nascosto il paradiso,
da far trasecolar madre natura,
onde, se alcuno le vedesse a caso,
si troverebbe dall’amore invaso.
Ora un tal fatto accade giustamente
per colpa delle pulci malandrine,
che, girando e mordendo crudelmente
i fianchi a quelle povere meschine,
le costringono a mostrare agli indiscreti
almeno in parte i morbidi segreti.
Di modo che comincia sul momento
un assedio d’occhiate fulminanti,
un mondo di proteste in caldo accento,
di giuramenti all’anime purganti
d’aver per esse il più fervente amore…
e addio per sempre al padre confessore.
Cosicché, per le pulci, ecco in periglio
un’anima devota e religiosa,
candida e pura come bianco giglio,
tutta giaculatorie e virtuosa,
che già formava col celeste ardore
la gloria de’ ministri del Signore.
Insomma quest’insetto è per le donne
ciò che Sansone fu pei Filistei,
Nabucco Re d’Assiria per Sionne,
la santa Inquisizione per gli Ebrei;
Erode per i poveri innocenti,
Quintino Sella pei contribuenti.




Lascia un commento