LENTOPEDE

TRADIZIONE SENZA FRETTA

C.A.N.T.O. Cantieri Ambulanti di Narrazione Trasversale e Oralità

Fotografia cinematografica di un gruppo multigenerazionale (bambini, adulti e anziani) seduto in cerchio in una stanza calda e accogliente. Un'anziana signora parla tenendo in mano un diario aperto, mentre gli altri ascoltano con attenzione. La scena è illuminata da una luce dorata e soffusa

In Breve

C.A.N.T.O. è un laboratorio nomade che riattiva parola detta e ascolto come pratiche culturali, educative e comunitarie. Un’introduzione al progetto, al suo funzionamento e ai contesti in cui può diventare risorsa. Invitiamo enti e persone a contattarci per co‑progettare un’attivazione su misura.

2–3 minuti

C.A.N.T.O.
Cantieri Ambulanti di Narrazione Trasversale e Oralità

La parola detta crea comunità. L’ascolto la tiene viva.

C’è un luogo che nasce ogni volta che qualcuno si siede in cerchio e decide di lasciare parlare la voce: si chiama C.A.N.T.O. ed è un laboratorio nomade che non insegna a recitare ma a restare, a seguire, a farsi attraversare dalle storie che emergono nel presente. Non è un corso per diventare performer: è un invito a tornare alla lentezza della parola, a riscoprire il gesto semplice e radicale dell’ascolto come pratica collettiva e cura reciproca.

Un manifesto che è pratica

Il manifesto di C.A.N.T.O. sta in poche convinzioni nette: la parola detta è un bene comune, l’ascolto è un atto politico e la voce, quando si offre, crea un cerchio che trasforma. Qui l’improvvisazione poetica non è un esercizio di stile ma un possibile approdo: prima si impara a stare nella parola, poi — se lo si desidera — si lascia che la parola stessa generi versi, immagini e contrasti giocosi. C.A.N.T.O. non cerca la perfezione del verso; cerca la verità dell’incontro.

Come si vive un incontro

Immagina una stanza o una piazza che si riempie di persone sedute in cerchio. Si apre con un gesto semplice: ascoltare. Seguono giochi vocali, esercizi di memoria, piccole pratiche rituali che mettono in relazione ricordi, ninne nanne, canti di famiglia e racconti improvvisati. Non c’è palco: c’è un cerchio che accoglie. Alla fine, non uno spettacolo, ma una restituzione collettiva — un frammento donato, un verso, un ricordo che torna a circolare.

Perché serve oggi

In un tempo in cui la parola corre e si consuma, C.A.N.T.O. propone il contrario: rallentare per ritrovare senso. Il progetto riattiva pratiche orali antiche e le rende strumenti vivi per la comunità contemporanea: favorisce l’incontro tra generazioni, rafforza l’ascolto attivo, costruisce fiducia e produce tracce leggere — quaderni di viaggio, mappe delle voci, registrazioni concordate — che non fissano ma rilanciano la memoria collettiva.

Dove può abitare

C.A.N.T.O. è pensato per scuole, biblioteche, circoli, festival, rifugi e piccoli borghi. Può essere un laboratorio breve, un percorso settimanale, una residenza intensiva o un progetto di comunità che raccoglie storie locali. Si adatta ai luoghi e alle persone che incontra, co-progettando sempre con insegnanti, operatori e figure culturali locali.

Un invito aperto

Se senti che la tua comunità ha bisogno di ritrovare la voce — nelle scuole, nelle biblioteche, nei circoli o durante un festival — C.A.N.T.O. offre un formato su misura. È un progetto che si costruisce insieme, passo dopo passo, voce dopo voce.

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