Trent’anni ribollini.

Speciale Ribolla

Dopo due anni di interruzione dovuta alle restrizioni contro la pandemia, torna finalmente la Rassegna di poesia estemporanea di Ribolla. Ci eravamo lasciati nel 2019, quando si è tenuta la XXVII edizione, ma se si contano due anni appena passati e un terzo, in cui la manifestazione venne rimandata e sostituita da un convegno, si arriva facilmente alla conclusione che sono passati trent’anni dalla prima edizione, avvenuta nel 1992, ed è questo compleanno che ci apprestiamo a festeggiare. Per questa occasione, oltre al tradizionale pomeriggio con i poeti, l’Associazione Sergio Lampis ha voluto organizzare per la mattina del 10 aprile una tavola rotonda, in cui Corrado Barontini, in veste di coordinatore, dialogherà con vari studiosi e sostenitori della Rassegna per fare il punto dell’esperienza acquisita e porre le basi per progetti futuri.

Avrei dovuto prendervi parte pure io ma, nonostante la fine dello stato di emergenza, non dispongo dei requisiti che il governo Draghi impone per concedere la partecipazione agli eventi culturali al chiuso. Ho usato deliberatamente il verbo “concedere”, dato che è palese la portata discriminatoria dei vari lasciapassare adottati dal 6 agosto 2021, che non hanno avuto alcuna utilità nel limitare i contagi, ma sono serviti da strumento per sospendere il libero accesso ai servizi pubblici e al lavoro (che secondo l’art. 4 della Costituzione italiana non è solo un diritto ma anche un dovere) e piombare in un regime di libertà condizionata, generando una catena di ricatti, paure irrazionali, divisioni e comportamenti fratricidi.

Il mondo dei poeti a braccio e del loro pubblico, abituato al dibattito su argomenti polarizzati, capace di trovare sane deviazioni al pensiero che si pretende di incanalare in un’unica direzione, poco avvezzo alle esclusioni e piuttosto invece interessato all’interazione di punti di vista differenti, non si è fatto ingabbiare in un’unica visione e ha mantenuto al suo interno posizioni diversificate, riuscendo anche a trovare occasioni non discriminatorie, basate invece sulla fiducia reciproca, per mantenere vivo il legame tra i suoi abitanti.

Ecco perché cerco ora di trovare un modo alternativo di partecipare alla riflessione senza essere fisicamente a Ribolla, evitando tuttavia quelle varie forme di videochiamata che hanno sicuramente risolto alcuni problemi in contesti lavorativi, ma risulterebbero controproducenti nel mondo della poesia estemporanea in ottava rima.

L’idea di uno Speciale Ribolla nel quale mettere a disposizione e commentare alcune delle riprese video che ho fatto dal 2014 (anno in cui ho cominciato a frequentare l’improvvisazione poetica in ottava rima) era già venuta prima di questa circostanza, ma l’occasione mi invita a portare la mia riflessione sul valore comunitario, e dunque più propriamente e intensamente politico, della poesia estemporanea in ottava rima. Lo farò intrecciando in questo intervento la mia sensibilità e alcune idee che ho sentito esprimere più volte dai poeti, dagli organizzatori degli incontri, dal pubblico.

È quasi superfluo osservare come il lavoro fatto per selezionare una ventina di riprese video sulle quali costruire questo Speciale abbia fatto emergere la grande quantità di argomenti su cui negli anni è stato chiesto ai poeti di dibattere. Si va da temi sempre di attualità, quali il lavoro e i contrasti “politici”, che hanno come protagonisti rappresentanti dei partiti e del governo, alle questioni di genere e al confronto su temi quali la libertà, la salute, l’amore, il denaro, la morte, alle riflessioni sulla poesia stessa. Nei contrasti di Ribolla trovano spazio personaggi storici ma anche oggetti, animali e ambienti ai quali è attribuito il potere di rappresentare un ecosistema, una mentalità, un contesto sociale, un sapere tecnico che determina lo stare al mondo. La poesia in ottava rima è dunque uno strumento per riflettere sulla vita, ma in modo del tutto particolare: come fanno presente spesso coloro che si prendono l’impegno di coordinare gli incontri, preparare i contrasti e suddividerli fra i poeti presenti, non solo si devono cercare argomenti interessanti e adatti a sviluppare punti di vista differenti, ma la buona riuscita di un contrasto dipende in maniera importante da chi lo canta e dall’accoglienza del pubblico di fronte al quale viene proposto. In qualche caso sicuramente conta la preparazione e l’attitudine dei poeti per determinati argomenti, non a caso i contrasti “politici" a Ribolla sono stati affidati, negli anni in cui ho partecipato, a Emilio Meliani e a Niccolino Grassi, ma più spesso è fondamentale l’apertura a sviluppare il tema in modo non scontato, trovando una chiave ironica inattesa, scovando una sacralità in un oggetto apparentemente insignificante, investendo di carica emotiva una situazione ordinaria, sapendo interpretare in chiave lirica, satirica o anche morale immagini e sentimenti del vissuto quotidiano, mettendo in relazione modalità conoscitive basate sul ragionamento, sull’emozione e sull’uso dei sensi.

Nelle occasioni di riflessione sul contrasto poetico che sono state organizzate nei mesi passati, per esempio dalla Compagnia del Maggio Pietro Frediani a Buti (novembre-dicembre 2021) e da Grazia Tiezzi nell’ambito delle sue attività didattiche a Monte San Savino, i poeti stessi hanno spesso insistito sul valore etico dell’improvvisazione poetica. Emilio Meliani non si stanca di affermare come il contrasto poetico sia una scuola di vita perché porta a immaginare un punto di vista diverso da quello del poeta stesso, specie quando è chiamato a difendere una posizione che non condivide, e perché le modalità di svolgimento del contrasto, seguendo il metro dell’ottava, l’obbligo di rima e l’alternanza delle strofe tra i due o più cantori, determinano mezzi espressivi uguali per tutti, basati su una pratica combinatoria che un bravo poeta può imparare ad esplorare in tutte le sue potenzialità tecniche ed espressive.

Marco Betti, quando è chiamato a riflettere sulla poesia, sottolinea come il poeta sia in grado di mettere in relazione visibile ed invisibile, anche partendo da un tema apparentemente banale, e lo faccia avvalendosi di un mezzo speciale, la voce cantata. Se è vero che la melodia può facilitare la costruzione del verso, appoggiandosi su sillabe che favoriscano una corretta suddivisione dell’endecasillabo e articolando il respiro secondo la scansione ritmica degli accenti, in realtà, osserva il Betti, la voce cantata non serve tanto a comporre un endecasillabo corretto, ma si avvale della fisicità del suono che determina un cambiamento nell’ambiente in cui le persone sono riunite. Il suono della voce è a suo avviso ineludibile: costringe ad avere a che fare con esso, sia che lo si voglia ascoltare, sia che si mettano in funzione tutte le proprietà selettive della percezione per ignorarlo e concentrarsi su qualcos’altro; la voce cantata è dunque il mezzo fisico attraverso cui le persone presenti, cantori e pubblico, sono riunite in un’unica entità collettiva.

Data la mia (de)formazione musicale, aggiungo solo che riconoscere le differenze vocali tra poeti, entro questa entità che affratella cantori e pubblico, aiuta a godersi di più il contrasto cantato, distinguendo provenienze regionali e stili individuali costruiti attorno a specifiche modalità di respiro e conseguente suddivisione del verso e dell’ottava, di ornamentazione dell’ultima vocale tonica dell’endecasillabo o di particolari vocali interne, e riconoscendo come le varianti melodiche, per quanto sottili, siano sempre espressive, sia quando dettate dal coinvolgimento emotivo sia quando sono utili a prendere tempo per pensare, sia consapevoli che inconsapevoli.

Il contrasto poetico è in primo luogo relazionale e crea uno speciale spazio normativo che fonda un’etica del vivere comune, che vige in particolare per il tempo entro cui si realizzano gli incontri di poesia estemporanea in ottava rima, ma tende a suo modo a propagarsi anche al di fuori di esso. Oltre ai poeti stessi, ce lo ricorda Grazia Tiezzi tutte le volte che ce n’è l’occasione, ed è sicuramente anche per questo che per lei e, qualche anno più tardi anche per me, la frequentazione della poesia estemporanea in ottava rima è andata oltre la redazione di una tesi di dottorato o la produzione di pubblicazioni più o meno impegnative e articolate in chiave analitica ed accademica.

A tutto questo si può forse aggiungere un’altra osservazione. L’endecasillabo, spesso nato nella voce cantata anche quando ci è pervenuto solo attraverso la scrittura, ha percorso tutta la storia della lingua italiana e il metro dell’ottava rima è poco più giovane. Il contrasto poetico cantato è uno di quei meravigliosi strumenti espressivi archetipici che la musica popolare sa conservare quando non si esauriscono le dinamiche linguistiche, emotive, relazionali, che lo rendono necessario alla vita quotidiana. Per quanto sappia penetrare e trarre nutrimento dalla scrittura e dalla lettura, il contrasto poetico ha un cuore orale irriducibile ed arcaico, capace di riemergere in qualsiasi epoca e a prescindere da qualsiasi sapere scolastico o accademico, sa prosperare anche in condizioni di analfabetismo. Non chiede di adattarsi ai tempi e ai condizionamenti del presente, vive nella misura in cui serve chi lo pratica e chi lo ascolta, vive nell’ambiente fisico e semantico che esso stesso genera ed alimenta, a cui sono i partecipanti ad adattarsi. La sua tecnica non viene a patti con la mediazione tecnologica che separa le persone con l’illusione di tenerle insieme. Ce ne siamo accorti in quei pochi tentativi fatti per provare a fare e ascoltare contrasti a distanza durante il lockdown. Ma lo sapevamo già: il contrasto vive della presenza corporea, della fisicità della voce, dello sguardo, della gestualità dei poeti e della partecipazione di chi ascolta. Sarà capitato a tutti di notare, specie tra i poeti che cantano a tavolino, con quanta facilità un poeta, appena finita la sua ottava, sappia talvolta riprendere una chiacchierata con una persona seduta accanto o risponda ad una domanda o commento di qualcuno che si è avvicinato, e poi al momento giusto sappia riprendere senza incertezza la rima e il filo del discorso che nel frattempo è passato attraverso gli altri ed è tornato a lui.

I primi tempi che frequentavo l’improvvisazione poetica non capivo esattamente cosa volesse dire Domenico Gamberi, senza il quale non festeggeremmo oggi i trent’anni della Rassegna di Ribolla, quando mi diceva che l’ottava rima nasce e morirà povera. L’ho capito dopo, quando mi sono resa conto di come il contrasto poetico non si curi di gerarchie e ruoli istituzionali e non sia compatibile con il mondo dello spettacolo, sempre più condizionato da una visione imprenditoriale del teatro, della musica e delle arti, che finiscono per essere asserviti ai poteri economici e politici. Per fare un contrasto in ottava rima in fondo bastano due poeti, preferibilmente seduti attorno a un tavolo con qualche ascoltatore, anzi, quella spesso è la condizione in cui riescono i contrasti migliori, privi dei dei limiti di tempo da rispettare, dei condizionamenti dell’apparato di amplificazione e dell’intimidazione del palcoscenico.

Noi che frequentiamo Ribolla abbiamo la fortuna di conoscere bene tutto questo. La Rassegna di Ribolla ha cadenza annuale e vi partecipano tutti i poeti e le poetesse che vogliono farlo, senza competizione, ciascuno forte del proprio lavoro sulle rime e la voce cantata, non importa se principianti o esperti. L’elemento debole degli incontri di Ribolla, se proprio se ne deve individuare uno, è proprio nel numero elevato di poeti e poetesse partecipanti, che obbliga a limitare le ottave per ciascun contrasto. Ma è l’unico momento annuale dove ci si può incontrare tutti e programmare altri appuntamenti, salutare persone che in altre occasioni è più difficile incontrare e anche ascoltare, seppur per poco tempo, voci meno frequentate. A Ribolla inoltre, salgono sul palco, anche solo per un’ottava di saluto, quei cantori relativamente numerosi che non sarebbero disponibili per un contrasto in ottava rima in pubblico, ma cantano volentieri in privato e prendono parte ai gruppi di maggerini come corbellai e alberai, e a volte, se necessario, sono in grado di dare il cambio al poeta “ufficiale” del gruppo. I poeti maremmani e il loro pubblico di “passionisti”, sanno perfettamente quanto la persistenza dell’improvvisazione poetica in ottava rima in questa zona sia strettamente legata alla pratica del Maggio. Non a caso è attraverso il Maggio, che coinvolge bambini e bambine, ragazzi e ragazze, che si sono fatte strade qui alcune poetesse, in particolare Irene Marconi e Serena Cola. La “veterana” Agnese Monaldi di Civitavecchia, unica poetessa ad aver cantato con i grandi poeti laziali e toscani del passato, e poi Marinella Marabissi e Manuela Marcantelli, sono state anch’esse, come i poeti laziali, “cooptate” dai gruppi di maggerini, rendendo tutti i poeti partecipi di una ritualità primaverile che non si pratica uniformemente nel territorio della poesia a braccio e dando nuova linfa a un percorso femminile nella poesia estemporanea in ottava rima che sembrava interrotto dai tempi di Beatrice di Pian degli Ontani, ma che, se si guarda indietro nei secoli, assume le sembianze di un fiume carsico.

In questi anni di pandemia e restrizioni, in cui anche gli appuntamenti consueti del cantare in poesia si sono dovuti ridimensionare, si è ricordato più spesso del solito il concetto di “crisi della presenza” elaborato da Ernesto De Martino. Contestualmente, si è riflettuto su un possibile orizzonte mitico, ritenuto in realtà oggi anch’esso in crisi, che De Martino interpreta primariamente come religioso e rituale, in cui rendere possibile una reintegrazione culturale e storica dell’umano che si trova a vivere un momento critico dell’esistenza. Per De Martino la religione e il rito sono tecniche finalizzate a un reintegro in un orizzonte storico ben preciso: dunque la loro utilità si presume si possa esaurire, una volta cambiate le circostanze che le rendono praticabili. Il contrasto poetico ci invita invece a considerare l’orizzonte mitico-culturale, e più in generale la lingua divagante della poesia, come una forza arcaica, salvifica, sorgiva e sempre attiva, di cui sta a noi comprendere il valore politico. E forse, più che di tecniche per un reintegro storico, abbiamo bisogno di quelle illusioni di cui Leopardi aveva capito la portata vitale e che contrapponeva ad un uso paralizzante della ragione.

La selezione delle riprese video che segue è stata faticosissima e segnata da rinunce, dato che non sarebbe stato possibile elencare decine di video. Ne ho scelto una ventina, cercando di rappresentare i poeti che hanno segnato la storia recente di Ribolla e di dare un assaggio dell’ampiezza degli argomenti trattati. Ho voluto inoltre includere contrasti che ci permettessero di ricordare alcuni poeti che ho incontrato a Ribolla e che sono venuti a mancare negli ultimi anni: Benito Mastacchini, Ivo Mafucci, Ennio De Santis, Mario Monaldi, Bruno Grassi. In questa serie Bruno canta solo nei saluti con cui si apre la serie dei video, a lui Lentopede ha già dedicato un ricordo qualche mese fa, comprendente anche un contrasto cantato a Ribolla. Le ottave di saluto che ho scelto per questo Speciale sono quelle che hanno aperto l’edizione 2017. Non solo vi cantava Bruno Grassi, ma è l’occasione per ascoltare Irene Marconi e Marco Calabrese (che quell’anno presentavano i contrasti) dialogare in versi con Samuele Tosi, che all’epoca faceva il suo esordio nella poesia estemporanea in ottava rima.

Ottave di saluto, 9 aprile 2017

Ottave di saluto from Cristina Ghirardini on Vimeo.

 

13 aprile 2014

Del primo anno in cui ho partecipato alla Rassegna di poesia estemporanea di Ribolla ho scelto un solo contrasto, quello tra i poeti più giovani presenti quell’anno: Irene Marconi di Massa Marittima e Enrico Rustici di Braccagni. Il tema a loro affidato era ed è tuttora attuale per i giovani perché chiedeva di riflettere sulle ragioni di chi lascia la propria terra, specialmente per cercare lavoro, e chi sceglie di rimanervi, nella speranza di contribuire a costruire qualcosa di nuovo.

Chi resta e chi parte.mp4 from Cristina Ghirardini on Vimeo.

 

 

19 aprile 2015

Nella Rassegna di sette anni fa, a due colonne della poesia estemporanea in ottava rima, Benito Mastacchini, di Suvereto, e Ivo Mafucci, di Arezzo, venne chiesto di cantare su un nesso oggi attualissimo: la libertà e la salute. Benito sapeva che quella avrebbe potuto essere la sua ultima presenza sul palco di Ribolla e, al termine del contrasto, ha voluto salutare e ringraziare il pubblico con un’ottava.

Libertà e salute.mp4 from Cristina Ghirardini on Vimeo.

Quell’anno Ribolla accolse anche Alessio Runci, di Terzone, che per la lontananza e gli impegni lavorativi raramente riesce a fare un viaggio dagli Appennini della provincia di Rieti alla Maremma. In quell’occasione gli fu chiesto di cantare, insieme a Mauro Chechi, di Grosseto, un dialogo tra la morte e il povero. Come osserva Giampiero Giamogante, che introduce il contrasto, sono due stili di canto diversissimi: veloce e quasi ritmico quello di Chechi, lento caratterizzato invece da grandi arcate melodiche quello di Runci.

La morte e il povero from Cristina Ghirardini on Vimeo.

Franco Finocchi, di Tolfa, e Fernando Tizzi, di Saturnia, sono invece chiamati a cantare sull’orto e la fabbrica, due ambienti lavorativi che portano a stili di vita diversi ma, come ci dimostrano i due cantori, più interconnessi di quanto si potrebbe pensare.

https://www.dropbox.com/s/yeyxhs3ououyi8m/Orto%20e%20fabbrica.mp4?dl=0

 

10 aprile 2016

Ennio De Santis, di Tuscania, e Francesco Burroni, di Siena, sono invitati a interpretare un contrasto  sulle scelte alimentari, sempre che siano possibili: il vegetariano, dedito ad un’alimentazione rigorosamente priva di carne, e l’indigente che invece non ha la possibilità scegliere cosa mangiare e spesso rimane a stomaco vuoto.

Il vegetariano e l'indigente from Cristina Ghirardini on Vimeo.

Marinella Marabissi, di Siena, e Manuela Marcantelli, di Lucca, cantano su due donne del passato: Beatrice e Cleopatra, alternando riferimenti a fatti storici documentati all’immaginario popolare che si è costruito attorno ad esse.

Cleopatra e Beatrice.mp4 from Cristina Ghirardini on Vimeo.

Un tema classico, declinato in due modi diversi viene nel 2016 interpretato prima da Donato De Acutis, di Bacugno, e Marco Betti, di Figline Valdarno, ai quali viene chiesto di riflettere su amore e denaro, poi viene riproposto dal punto di vista di due figure femminili, la suora e la prostituta, da due cantori che quell’anno Ribolla ebbe l’enorme piacere di ospitare: Gianluca Brotini, di Pistoia, per il quale gli spostamenti sono molto più complicati di quelli dei poeti che possono camminare sui propri piedi, e Alessio Magnolfi, di Firenze.

L'amore e il denaro - la suora e la prostituta from Cristina Ghirardini on Vimeo.

Agnese Monaldi, di Civitavecchia, e Lorenzo Michelini, di San Giovanni Valdarno, ragionano sugli stereotipi di genere interpretando un dialogo tra l’omosessuale e la nonna.

La nonna e l'omosessuale from Cristina Ghirardini on Vimeo.

Un lungo contrasto “politico” chiude la serie dei contrasti del 2016 con Emilio Meliani, di Pontedera, e Niccolino Grassi, di Marsiliana, che interpretano un appassionato confronto tra Renzi e Berlinguer.

Renzi e Berlinguer.mp4 from Cristina Ghirardini on Vimeo.

 

9 aprile 2017

Nell’aprile del 2017 si è celebrata la venticinquesima edizione della Rassegna di Ribolla e tra i contrasti scelti per quell’occasione c’era un grande classico, un argomento sul quale si chiese ai poeti di riflettere sin dalla prima edizione: la zappa e il computer. Ad interpretarlo in questa circostanza sono Donato De Acutis, di Bacugno, e Nando Di Valentino, di Civitavecchia.

La zappa e il computer from Cristina Ghirardini on Vimeo.

Mario Monaldi, di Allumiere, poeta e cantore del maggio prematuramente scomparso nel 2021, interpreta quell’anno un contrasto con Filippo Marranci, di Pontassieve, su un argomento piuttosto insolito per Ribolla, ma incentrato sul rapporto tra un uomo e un animale che, ricorda Mario, in una particolare circostanza ha “salvato la nazione”: il mulo e l’alpino.

Il mulo e l'alpino from Cristina Ghirardini on Vimeo.

Materia, tecnica e forma si intrecciano nel contrasto sul marmo e lo scalpello, interpretato da Dante Valentini, di Bacugno, e Marco Betti, di Figline Valdarno.

Il marmo e lo scalpello from Cristina Ghirardini on Vimeo.

 

15 aprile 2018

Sebbene tutti i contrasti cantati a Ribolla abbiano un loro segreto e aprano una riflessione che va oltre le ottave che i poeti hanno il tempo di scambiarsi, la mia particolare predilezione va sempre per quei contrasti nei quali i poeti finiscono per riflettere sulla loro arte. Questo avviene nel bellissimo contrasto sulla parola e lo sguardo che Marco Betti e Pietro De Acutis hanno interpretato nel 2018, un dibattito lungo e intenso che tocca figure come Orazio e Porsenna, Omero, Demodoco, Cassandra e i Troiani, e addirittura Wittgenstein.

La parola e lo sguardo from Cristina Ghirardini on Vimeo.

Ezio Bruni, di Artena, poeta di lunga esperienza che ha cantato con i grandi del passato, e Pietro Benedetti, di Tuscania, interpretano un contrasto dedicato al mondo vegetale e alla sua interazione con gli umani, il fiore e la pianta.

Il fiore e pianta from Cristina Ghirardini on Vimeo.

Nel 2018 il poeta più anziano a prendere parte ai contrasti era Franco Ceccarelli, di Ponticino, e il più giovane era Samuele Tosi, di Grosseto. A loro venne chiesto di interpretare un unico tema, l’amore, dal punto di vista appunto di un giovane e di un vecchio.

L'amore from Cristina Ghirardini on Vimeo.

Infine un contrasto politico interpretato da tre appassionati di politica: Emilio Meliani, Sergio Cinci e Niccolino Grassi, che prendono le parti rispettivamente del Centrodestra, del Movimento 5 Stelle e del PD.

Il Centrodestra, il Movimento 5 Stelle e il PD from Cristina Ghirardini on Vimeo.

 

14 aprile 2019

Chiudiamo questa serie di riprese video ricordando come ci siamo lasciati nel 2019. Dopo i contrasti, Pietro De Acutis, Emilio Meliani, Pietro Benedetti e Stefano Prati hanno cantato in terza rima, nella tradizione dell’Alta Sabina, accompagnati dall’organetto di Donato De Acutis e dal tamburello di Nando Di Valentino. E inaspettatamente, alla fine Prati (che prima di allora non avevo mai incontrato a Ribolla) ha voluto invitare sul palco Niccolino Grassi, insieme al quale ha cantato una lunga serie di ottave.

Terzine seguite da un dialogo in versi tra Stefano Prati e Niccolino Grassi from Cristina Ghirardini on Vimeo.

Da qui si riparte, e qualcun altro, in futuro, racconterà come si è svolto il trentennale coincidente con l’avvio di un nuovo ciclo della Rassegna di Ribolla, che speriamo non sia nuovamente interrotta.

One thought on “Trent’anni ribollini.

  1. Bellissimo intervento, e che ricchezza di contributi!

    Grazie per questa bella pubblicazione.

    Giovanni Ragni

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