Nel linguaggio comune, il termine storie indicava tre forme diverse di narrazione poetica tramandate oralmente o cantate dai cantastorie nelle piazze: i fatti, i fattacci e i lamenti.
La distinzione tra queste forme non riguarda soltanto ciò che viene raccontato, ma anche la voce che narra e l’intenzione con cui la vicenda viene presentata.
I fatti sono racconti di avvenimenti importanti, ricordati perché degni di memoria. In essi non compare mai un intento doloso da parte dei protagonisti, e la narrazione procede quasi sempre in terza persona, con tono distaccato e rispettoso.
I fattacci, invece, appartengono al mondo della malavita. Raccontano episodi criminali, con delinquenti e vittime ben riconoscibili. Anche qui la narrazione è quasi sempre in terza persona, ma l’autore non rinuncia a esprimere un giudizio morale, spesso severo e giustizialista, sia durante il racconto sia alla sua conclusione.
I lamenti costituiscono un’altra categoria ancora: narrano eventi tragici, ingiustizie subite, tradimenti. La voce narrante è quasi sempre quella della vittima, che parla in prima persona e mette in luce i propri sentimenti, il dolore provato e le conseguenze dell’accaduto. In queste storie manca del tutto un giudizio morale: ciò che conta è la sofferenza espressa, non la condanna.
Gran fatto successo in Valdichiana di due ladri mascherati
di Domenico dell’Omarino[*]

1.
Vezzosa Dea, che al fonte d’ Elicona
Passeggi quelle vie della sapienza,
Porgimi un fior dell’immortal corona
Pieno di brio; invoco tua assistenza;
E di quell’acqua saporita e buona
Fammi nettar la tazza della scenza,
Che possa colla Musa carmeggiare
Come al solito versi per trovare.
2.
Oggi voglio Signori, raccontare
Il gran fatto successo in val di Chiana
Ciascun di voi farò meravigliare!
Presso Bettolle nella strada piana
Ove Fojano, e Sinalunga appare
Fu dietro il ponte di quella fiumana,
Dove erano due ladri bene armati
Al Ponte di Bettolle ragguattati.
3.
Spandeva Febo i raggi suoi dorati
Il ventinove Giugno la mattina ;
Un certo Angiolo Roghi avea contati
Tremila franchi, e al ponte s’avvicina..
Sorton fuori i due ladri mascherati,
Dateci il portafoglio, e a testa china !
Scusatemi Lui dice, che ho pagato
Tremila franchi, e poco m’ è restato.
4.
Dà venticinque franchi, ed umiliato
Stava il Roghi dinanzi a quei ladroni,
Il resto del denaro accomodato
Nella cintura avea dei pantaloni;
Chi sa, che non l’avessero trovato,
Ma non stettero a far tanti sermoni…
Ma il Roghi robusto e coraggioso
Decise non passar da pauroso.
5.
Era un Mercante di sangue focoso
Come Leon ferito allor si scaglia,
E come di morir volenteroso
Cogli Assassini attacca la battaglia…
Un ladro vede il caso periglioso,
Esplode il fucile, ma per sorte sbaglia;
Il nostro Nicche non potè ferire,
E allor tentano i ladri di fuggire.
6.
Principiava la gente a comparire§
Di mietitori ne arrivò una flotta ;
Fratelli, Nicche, prese loro a dire
Dobbiam continuar quest’ aspra lotta ;
Si risolvon quei ladri d’inseguire
Sentono ancor la munizion che scotta…
Che ad ogni istante indietro i malfattori
Sparavan contro Nicche, e i mietitori.
7.
Nicche divise i bravi inseguitori,
E da tre lati li vuol circondare,
Eran sortiti della strada fuori
Come ramarri i campi a traversare;.
Ma quel bravo Mercante, miei lettori,
Tosto si fa da un contadino armare…
Un fucile a due canne prende in mano
Sempre correndo qual destrier balzano.
8.
Sei miglia avean trascorso di quel piano
Spingendo i ladri verso l’ Amorosa ;
Nicche sembra una jena in corpo umano
Sprezzando vita, morte, ed ogni cosa ;
Ecco giunti i due ladri al caso strano
Ecco, o Signori, l’opra prodigiosa
Di quel bravo Mercante, e memorande
Finchè Febo i suoi raggi in Cielo spande.
9.
Esplode il primo colpo a quel più grande
Venticinque pallini nella faccia;
Tenta l’altro fuggir per altre lande,
Ma Nicche, quasi fosse una beccaccia
Lo piglia a volo! Oh! opre memorande!
Diciannove projettili gli caccia
Nella nuca, e nel tergo, e lo distese
E così terminò le sue difese.
10.
Maggior coraggio subito riprese
Il vincitore stanco, ed anelante ;
Dei mietitor la folla ciascun prese,
E legarono i ladri nell’istante;
Nicche non vuol che lor sian fatte offese;
Ei di sangue e sudor era grondante,
D’una ferita con arme da fuoco
Da non pigliarsi per ischerzo o giuoco.
11.
Volle il Mercante riposarsi un poco,
Intanto un carro si fa preparare
Per trasportare i ladri in altro loco,
Alla Giustizia gli vuol consegnare;
Quando fu Asinalunga lungi un poco
La gente che veniva a riscontrare
Fan clamorose evviva al vincitore,
E grandi elogi al meritato onore.
12.
Quel giorno dai palagi i gran Signori,
Quando Nicche col carro fu arrivato,
Piccoli e grandi eran sortiti fuori
Pieno d’Asinalunga era il mercato;
Si udivano del Popolo i clamori
Volevano ciascun fosse bruciato
Nel pubblico piazzal senza indugiare,
Per sottrarli la forza ebbe da fare.
13.
Un professor li venne a visitare,
Uno era in pericolo di vita,
Si volle nell’istante confessare
Come condusse la sua triste vita
E tutte le aggression che venne a fare
E ad altri malfattor cui dette ajta…
Ambra e Pienza tra Montepulciano
Erano sempre col fucile in mano.
14.
Uno poco distante a Lucignano
Dimorava un colono benestante,
Volle cambiare il nome di villano
Con quelli di assassino e di brigante;
E l’altro di Pienza vil marrano
Discolo e di cervello stravagante…
Ora il fio pagheran del vil mestiere
Rinchiusi nelle italiche galere.
15.
Di più Signori, ho da farvi sapere,
Ch’aveano a frutto trentamila lire,
Ma quelli certo non potran godere,
Se condannati non sono a morire…
Giammai la libertà potran più avere
Ma la carcere a vita da soffrire :
Qui pone fine l’ Upacchin cantore
Viviamo in pace col nostro sudore.
* Domenico Dell’Omarino era un poeta di Upacchi, località del comune di Anghiari (AR), abbandonata negli anni Cinquanta del Novecento e poi diventata un ecovillaggio negli anni Settanta. Del poeta non si hanno informazioni biografiche tuttavia compare diverse volte come autore di storie in ottava rima nelle pubblicazioni Salani. Il foglio volante reca la data del 1891 tuttavia supponiamo che si tratti di una storia più vecchia almeno anteriore al 1860 perché ancora si riporta il vecchio nome di Sinalunga ovvero Asinalunga.



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