La figura di San Isidoro Agricoltore, contadino madrileno dell’XI secolo, continua a parlare con forza alle comunità rurali del Mediterraneo. Il Martirologio Romano lo ricorda come un uomo semplice che, insieme alla moglie Maria de la Cabeza, lavorò con dedizione i campi, cercando nei frutti celesti una ricompensa più grande di quella terrena. La sua vita, segnata da preghiera quotidiana, carità verso i poveri e miracoli legati alla terra, lo ha reso un modello di contadino cristiano.
Nato a Madrid intorno al 1070–1080, Isidoro lasciò presto la casa paterna per dedicarsi al lavoro agricolo. La tradizione racconta che i campi affidati alle sue cure, un tempo poco produttivi, iniziarono a dare frutti abbondanti. Nonostante la fatica, partecipava ogni giorno all’Eucaristia, suscitando l’invidia di alcuni colleghi che lo accusarono ingiustamente di trascurare il lavoro. Con la conquista almoravide di Madrid si rifugiò a Torrelaguna, dove sposò Maria: un matrimonio segnato dalla condivisione con i più poveri, tanto che nessuno si allontanava da loro senza aver ricevuto aiuto. Morì il 15 maggio 1130 e fu canonizzato nel 1622 da Gregorio XV. Le sue spoglie sono oggi custodite nella chiesa madrilena di Sant’Andrea.
La devozione a San Isidoro è radicata in molte comunità italiane e spagnole. Nella Tuscia, la sua storia è giunta anche attraverso un prezioso libretto popolare, pubblicato da Salani nel 1905 e attribuito a un autore anonimo, che mette in rima la vita e i miracoli del Santo. Un tassello della cultura devozionale e narrativa di inizio Novecento, che conserva il ritmo, le immagini e la voce della tradizione orale.
Il Santo è patrono di Farnese (VT), ma è celebrato con particolare intensità anche a Latera (VT), dove la seconda domenica di maggio si svolge una festa che unisce rito, storia e tradizione orale: la processione, la rievocazione del contrasto tra latifondista e contadino e, soprattutto, il festival del canto a braccio, ospitato negli spazi del Museo della Terra. Un appuntamento annuale che rinnova il legame tra lavoro agricolo, poesia estemporanea e identità comunitaria.
In questo intreccio di fede, memoria e cultura popolare, la storia di San Isidoro continua a essere un punto di riferimento per chi riconosce nella terra non solo un luogo di fatica, ma anche un orizzonte spirituale e narrativo.

1.
Musa gentile, al mio cantar discendi
Tu che piena sei di sublimi onori,
Fa’ ch’io possa far due versi così eccellenti,
Che non possa commetter tanti errori;
Donami buona scienza e sentimenti,
Per contentar del Regno i lettori:
Qui seguirò la storia ed il lavoro
Del Santo nobilissimo Isidoro.
2.
Nel mille e cento dieci (Oh! bel tesoro!)
Nacque Isidoro qual delicato giglio,
E ne sorge a Madrid un gran decoro
Che degna fu di allevar sì bel figlio;
Che degno fu di rubini e gemme d’oro
Tutta la Spagna al nobile consiglio:
Di Siviglia l’Arcivescovo con onore
Servo lo fece del nostro Signore.
3.
Da grandicello volle far il pastore
Perchè nacque negletto e poverino,
Ma mai afflitto tenea il suo cuore
Non si trovava mai al fatal destino.
Anzi faceva questo con tutto onore
Dove si ritrovava a far cammino,
E tanti passeggeri ch’ebbe incontrato
Li dicea che a bestemmiar era peccato.
4.
Volle star a servizio aggarzonato,
E lavorava pur con gran sudore,
Perchè in gran povertà esso fu nato
Gli convenia stentar con gran dolore.
Non era del danaro interessato,
Sol nel Ciel ne vedea tanto splendore;
Ma tanti invidiosi bene accorti
Al suo padron portavano rapporti,
5.
Dal Ciel gli vengono sì gran conforti
Come in visione glielo disse in sogno.
Il Messagger celeste per lui si porti
Con la Maria pel santo matrimonio.
Ecco che in Chiesa tutti due fur porti
Presente ad ascoltare testimonio:
Avanti al Sacramento presentati
Ne vennero dal Vescovo sposati.
6.
Ecco due cuor contenti, incatenati:
Dio li concesse un unico figliuolo,
Ma di questo rimaser sfortunati,
Che dentro il pozzo cadde con gran volo.
La sua mamma cogli occhi disturbati
E svenuta ne cadde sopra il suolo,
Volgea i suoi occhi in tondo in tondo
Ma il figliolo dal pozzo cadde al fondo.
7.
A dirvi questo amici non ascondo,
Trova la moglie a piangere e sospirare;
Il figlio più non vide in questo mondo,
Dentro il pozzo l’ho visto traboccare.
Allora Isidoro bello e giocondo
Il gran Figlio di Dio venne a pregare,
S’innalza l’acqua del pozzo nocivo
Ed esce il suo figliuol dall’acqua vivo.
8.
In religione il Santo è positivo,
Sempre il gran Dio per lui, lettor, m’intendi;
Che discendea di su il superno vivo,
Due Angeli co’ raggi e sì lucenti,
(Io tutta verità nel canto scrivo)
Venian a guidar l’aratro a lui presenti:
E quattro buoi bianchi avea d’intorno
Ci lavoravan i Santi tutto il giorno.
9.
Presto al Santo pregiato fo ritorno,
All’apparir davanti a un fiumicello,
E la sua amata sposa ha il viso adorno
Non lo potea passar con gran vascello.
Sant Isidoro al nobile soggiorno
Per barchetta ci mise il suo mantello.
E la passò sua sposa e non si affonda
Senza temer della superba onda.
10.
Il suo cuore gentile tutto inonda
Della sua sposa rilucente stella,
Col piè sta sull’asciutto e non s’affonda
Ringrazia Dio coll’umile favella.
Miracoli Isidoro per tutti abbonda,
Fa discostar ogni anima rubella;
Mentre co’ suoi strali di pensieri fu degno
Del lume e forza al suo famoso ingegno.
11.
Là per la Spagna il rinomato regno
Che un anno si trovò arido il velo,
Le bestie ed i cristiani al fiero sdegno
Che l’acque non si vedean venir dal cielo.
Ma Isidoro di bontà fu degno,
E questo fece lui col proprio zelo,
Lucido sguardo al ciel luce apparisce,
Prega il nostro Signor che lo gradisce.
12.
Una fonte su’ una pietra scaturisce
Per grazia d’Isidoro il nobil Santo,
La gente tutta quanta ne gioisce
E cessa dell’arsura il proprio pianto.
Che coll’eterno suo Fattor s’unisce
Da penitente se lo indossò il manto;
Serviva il suo padron col proprio onore
E tutto gli facea con umil cuore.
13.
Bene istruito a fare l’agricoltore
Ed i suoi buoi tenea sì tanto a caro
Un giorno a un bue prese un dolore
Al Santo degno a castità sì caro.
Il Santo fe’ preghiera al Creatore
E pel bue trovò presto riparo:
Ed esso lo benedì con la sua mano,
S’innalza il bue e ne percorre il piano.
14.
Avverto tutto il popolo cristiano,
I cittadini, i pastori ed i villani,
Che mai Isidoro di trattarlo invano,
Che egli ci ajuta con sue degne mani.
Prima a tutto il paese Farnesano
E poi di tutti chi gli son lontani.
Chi hanno il capitale e a’ possidenti
Notte e giorno discosta i tuoni ardenti.
15.
Dunque ascoltate tutti e state attenti,
Un giorno il Santo andava a macinare,
In aria un gran contrasto dei venti
Dalla gran neve non si potea girare.
Da un’albero ne stavano pendenti
Tanti augelli per fame a tribolare,
Allora Isidoro di zelo adorno
Sparge il suo grano agli augellin d’intorno.
16,
Ed un collega suo gli disse: oh sciorno,
Perchè l’asino hai preso tu a vettura?
Oggi, che sei con me, mi metti scorno
Ti vedo senza grano ed ho paura.
Perchè indietro non vai a far ritorno?
Oh! del molin vieni a veder le mura?
Alla mola arrivò come un baleno,
E fu il suo sacco di farina pieno.
17.
E di Farnese i pargoletti in seno
Egli libera dai crudel flagelli,
Ancor del regno l’intero terreno
Salva i Ducati lui, città e castelli.
Esso delli gastighi regge il freno,
Di agricoltore tien primi modelli;
Sua fama stà a Torino, e non magagna
E di Madrid, la ridotta Spagna.
18.
Poi in Maremma scese dalla montagna
Dopo che fu con gli angioletti insieme,
Con quattro bei tesori si accompagna
E di venir in Farnese a lui ne preme.
Fu protettore da persona magna
Da protettore lui fu la sua speme,
E di Farnese la sua propria luce
Da protettore Esso si conduce.
19.
E la mia Musa al fine mi riduce
D’Isidoro il delicato raggio,
E sù nel Paradiso ne riluce,
E la sua festa n’è il dieci di Maggio.
Allor di nuovo appare un’altra luce
Tutta la gente vede il Santo saggio;
Termino il canto in questa fatta storia,
Tutti se la terranno per memoria!



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