LENTOPEDE

TRADIZIONE SENZA FRETTA

Lo sgombero dell’Inferno

Un'illustrazione digitale cupa e drammatica che raffigura un paesaggio infernale. In primo piano e al centro, una scalinata di pietra fatiscente e sospesa nel vuoto sale verso l'alto. La scala conduce a un cancello di ferro battuto sormontato da croci, avvolto in una nebbia bianca e luminosa che contrasta con l'oscurità circostante. Al di sotto della scala, scorre un fiume di lava incandescente di un arancione acceso, che illumina le pareti rocciose e irregolari di un abisso profondo.

In Breve

Il Niccheri descrive lo sgombero dell’Inferno per far posto a nuovi dannati. Sotto la guida di diavoli bizzarri, i peccatori (spie, ladri, strozzini) vengono trasferiti in una nuova sede. Il testo restaura ironicamente il “covo” infernale con un linguaggio popolare e satirico.

5–7 minuti

Diverse lingue, orribili favelle,
parole di dolore, accenti d’ira,
voci alte e fioche, e suon di man con elle
facevano un tumulto, il qual s’aggira
sempre in quell’aura sanza tempo tinta,
come la rena quando turbo spira.

(Dante Alighieri, Inferno III, 25-30)

Torna a risuonare la voce del Niccheri, che con arguzia fiorentina ci conduce tra le bolge di un Inferno in pieno fermento. Non è più il luogo della giustizia eterna e immutabile, ma un teatro di un insolito trasloco cosmico: il poeta ci narra lo sgombero forzato dei vecchi dannati, cacciati per far posto alle nuove ondate di anime che premono alle porte.

In questo scenario grottesco, la solenne architettura dantesca si sgretola per lasciare il passo a una geografia del peccato del tutto nuova e originale. Anche l’inferno ha i suoi burocrati: demoni dai nomi antichi si mescolano a creature nate dal puro estro del poeta, dando vita a una gerarchia infernale dove la tradizione si fonde con la fantasia più bizzarra, in un racconto che trasforma il tormento in una cronaca popolare vivida e beffarda.

La classificazione dei dannati riflette una morale più “stradale” e pragmatica. Le anime vengono divise in classi come in un ufficio postale o una ferrovia:

  • Prima Classe (Spie e Puttane): Sono i primi a partire, tormentati da berrette di ferro fuso e stivaletti di lamiera (ottava 9).
  • Seconda Classe (Ladri, Strozzini e Ruffiane): Una “mucchiata intera” che comprende anche i borsaioli, puniti con il taglio delle dita (ottava 10).
  • Stupratori: Definiti peccatori “fuor di maniera”, chiudono le file della seconda mandata.
  • Contatori dell’interno: Una categoria satirica che sembra riferirsi a figure burocratiche o “contabili” dell’epoca (ottava 3).

I Nomi Diavoleschi

Il Niccheri mescola nomi della tradizione classica e dantesca con invenzioni onomatopeiche e popolari, creando una gerarchia di “burocrati del male“:

  • I Tradizionali: Satanasso (il capo), Pluto (al banco dei rigori), Belzebù, Minosse, Radamanto (il giudice che dà l’ordine di partenza) e Caronte.
  • Le Invenzioni del Poeta:
    • Torcicoda e Gattopiglio: Nomi che evocano movimenti rapidi e ferini, tipici della buffoneria dei diavoli toscani.
    • Razzana: Un demone “espresso” che corre a portare gli ordini di Cerbero.
    • Mignella: Un nome che suona quasi familiare e domestico, associato a Caifas.
    • Capraccia e Battidente: I conduttori delle anime, i cui nomi evocano suoni sgradevoli o aspetti animaleschi.
    • Zanna: Un nome secco e brutale, che richiama l’arma naturale del demone.
    • Squarcialupi e Dentecane: I “difensori delle Vulcane”, i cui nomi suggeriscono una violenza rozza e immediata.

Il tutto è supervisionato dal Calabron delle caverne, l’architetto che scrive le “parole sterne” all’ingresso della nuova sede, trasformando l’Inferno in un cantiere infinito.

1.
Giù nei recinti dell’Anime nere
Laddove dei dannati è tutto il nidio,
Non poteano star ritti nè a sedere
Dalla pena, il dolore e dal fastidio;
Venne una voce e non si fe’ vedere
Dicea: Chiedete per aver sussidio,
Con un eco a mezz’aria da un emporio
Tutta dolente a guisa di martorio.

2.
E allor telegraforno al Purgatorio
Di saper come stavan quei di sopra;
L’anime erano tutte a Refettorio
A guadagnarsi il merito dell’opra.
Ed il custode di quel territorio
A dar risposta ogni pensiero adopra,
Ritelegrafa e dice : In questa stanza
Noi purghiam per il ben della speranza!

3.
Se costaggiù non fate un’adunanza
A tutti i contatori dell’interno,
Di alleggerire la vostra mancanza
Delle colpe dell’ira, invidia e scherno,
Dubito che i dannati in alleanza
In tutt’e sette cerchi dell’Inferno,
Ed urlando ed esclamando ai superiori:
O alleggerir le pene o sortir fuori!

4.
Partir quattro demoni ambasciatori
Per veder di snodar quelle matasse;
Pluto che stava al banco de’rigori
Insieme con Mignella e Caifasse,
Il registro guardò dei peccatori
Di prima, di seconda e terza classe :
Ripartite! gli disse a torbo ciglio
Che ne manca altri nove a far consiglio.

5.
Poi venne Torcicoda e Gattopiglio,
Seneca, Belzebù, Zanna e Minosse,
A riguardar le colpe del periglio
Delle mancanze mezzolane e grosse.
Dodici con la penna nell’artiglio
Satanasso parlò, e il capo scosse :
Manca i tre difensor delle Vulcane
Un certo Squarcialupi e Dentecane.

6.
Poi Barabba arrivò con quattro mane:
Due teste, tre lanterne e un libro aperto,
Con un cappello a nicchio e due sottane,
Questo gli era il dottore del deserto.
Il difensor delle parti profane:
Firmate! disse, pei dannati certo,
Sia pulito l’Inferno dal pattume
Per concentrarlo in altro costume!

7.
Si aprì l’ingresso dello Stige il fiume
Dove eran le partenze dei viali;
Subito del Vulcan fu spento il lume
In tutt’a sette i baratri ‘nfernali;
Vi era un usciere dalle spine piume
Di ferro fuso portava gl’occhiali;
Che avea i registri, connotati e carte
Per segnar tutte l’Anime che parte.

8.
Era milioni d’anni in quella parte
Che indebolito gli era i pavimenti,
Dalle focate e le gelate smarte
Che stavano i dannati malcontenti,
Vulcan fu il primo a sgomberare all’arte
Con la mischia de’draghi e de’serpenti;
Con un carro pieno a partir si mette
D’ancudine, di mantici e saette.

9.
Una gran voce Radamanto dette
Che fece rintronar tutte le tane:
Partite! disse, anime neglette!
La prima classe fu di Spie e Puttane,
Di ferro fuso avevan le berrette,
E d’incerato nero le sottane;
Con il busto di piombo e bottoniera
Le scarpe e stivaletti di lamiera.

10.
La seconda mandata, a schiera a schiera:
Di Ladri, di Strozzini e di Ruffiane;
Di Borsaioli una mucchiata intera
Che avean tagliato i diti delle mane;
Tutti gli Stuprator fuor di maniera
L’Inferno vuoto subito rimane :
Tutti fermi alla porta dell’ingresso
Di partire aspettavano il permesso.

11.
Razzana vien di corsa per espresso;
Mandato era da Cerbero maggiore.
A coppia ogni dannato fosse messo
A delitto di pena e di dolore.
Davanti ognuno aveva il suo processo
D’enormità che gli facean terrore:
Tutti col suo segnale equipaggiate
Di palette, forconi e di granate!

12.
Di là partiano l’Anime dannate
Passorno sotto le balze dell’Oriente
Da tre Demoni l’erano guidate
Da Caronte, Capraccia e Battidente.
Vi eran dodici porte spalancate
Con un’insegna di un grosso serpente;
L’ingresso scritto di parole sterne
La fece il Calabron delle caverne!

13.
Fiaccole afate e abbrunate lanterne,
Le mura eran di gruma e borraccina;
Lampeggiava e tonava in parte interne
Ed ogni anima al suo posto si destina.
E d’acqua rossa vi eran tre cisterne
Se ne servia Vulcano alla fucina;
E che cascano al piano e alla pendice
A fabbricar di quello che si dice.

14.
Vi è chi pensava, e vi è chi maledice
I dannati faceano osservazione;
Chi stava zitto e vi è chi contraddice
Nel centro della nuova abitazione;
Parte imprecavano la prima radice
I dannati eran mezzi in confusione;
Parte si discorrevano all’orecchio,
Che stavan meglio nell’Inferno vecchio!

15.
Qui resterò e la mente apparecchio
A improvvisar di quel che non si vede.
Simile all’ombre son dietro lo specchio
Vanno a sparire se si move il piede;
Di Lino v’intrecciai Lana e Capecchio
Sia felice colui che in Dio ben crede;
Del vecchio Inferno si restaura il covo
Per metter quest’altr’Anime di novo!

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