Transiti e risonanze
Ci sono luoghi in cui la poesia non arriva: accade. Passa, lascia un odore, una scia di voce, un graffio di sillaba che non si ferma del tutto e non del tutto scompare. Transiti, appunto. Qui proviamo a seguirli: le curve lente di un canto, l’eco che rimane nelle mani dopo una stretta, la risonanza che una voce creaturale porta con sé quando attraversa una stanza, una piazza, un paese. In queste pagine raccogliamo quello che resta e quello che riparte. Riflessioni che nascono tra un endecasillabo e l’altro, recensioni che ascoltano prima ancora di leggere, appunti di viaggio tra improvvisazione poetica e tradizioni che non smettono mai di riaccadere. Non un archivio, non un diario: piuttosto un piccolo luogo di passaggio, dove le parole depositano il loro peso leggero. Qui convivono eventi e ritorni, studi e inciampi, memorie che si riaprono a ogni canto a braccio e interrogano il presente come si interroga un compagno di strada: con calma, con attenzione, con la certezza che ogni voce porta un pezzo di mondo e ogni mondo merita di risuonare. Benvenuti in questo spazio che non pretende di trattenere: preferisce ascoltare. Perché la poesia, soprattutto quella improvvisata, vive così—di transiti e risonanze. Consegnata al respiro, restituita al cammino.

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Trent’anni ribollini

Il testo celebra i trent’anni della Rassegna di poesia estemporanea di Ribolla, ripercorrendone storia, valori comunitari ed etici dell’ottava rima, il ruolo della voce e della presenza, e presentando una selezione commentata di contrasti e poeti dal 2014 al 2019.

