Appunti di Metrica Italiana

Strumenti per l'OCAnto

Nota bene: Quelli che seguono sono appunti pratici e sintetici di metrica italiana. Non hanno alcuna pretesa di sostituire un vero manuale di studio o un trattato esaustivo sull'argomento, ma sono stati redatti con uno scopo ben preciso: fornire in modo rapido e accessibile tutte le basi e gli strumenti necessari per affrontare al meglio le prove, le rime e le sfide di improvvisazione previste dal Gioco dell'OCAnto.
1. Il Testo Poetico

I testi poetici si distinguono dai testi in prosa non per il contenuto, che può essere il medesimo, ma per la forma esteriore e per la cadenza ritmica: le poesie sono infatti strutturate in versi che possono essere organizzati in strofe o restare sciolti da qualsiasi legame precostituito, e sono caratterizzate da una particolare e sempre varia cadenza musicale (il ritmo) che dipende dalla lunghezza e dalla distribuzione dei versi, dalla posizione degli accenti e da altri elementi sonori come la rima, l'assonanza ecc.

2. Il Verso

Il verso è un insieme di parole caratterizzate da una regolata successione di sillabe accentate e di sillabe non accentate e dalla presenza di una pausa principale alla fine del verso medesimo e da una o più pause interne, dette cesure.

Il verso è il primo, ma non l'unico, elemento che caratterizza il testo poetico anche da un punto di vista ottico; la maggiore o minor brevità delle righe, che rarissimamente raggiungono il margine destro del foglio, e l'abbondanza di spazi bianchi diventano una componente essenziale del testo e contribuiscono non poco a creare l'effetto poesia.

Esistono molteplici tipi di verso nella metrica italiana i quali si distinguono ed assumono il nome in base al numero di sillabe che li compongono. Nei testi della nostra tradizione sono stati utilizzati versi che contengono da due a undici sillabe.

3. La Divisione in Sillabe

La sillaba è un fonema o una sequenza di fonemi che si possono articolare in modo autonomo e compiuto mediante una sola emissione di voce; essa costituisce la più piccola combinazione fonetica nella quale una parola possa essere divisa ed è nel medesimo tempo il fondamento di ogni raggruppamento di fonemi in parole.

Noi sfruttiamo la divisione in sillabe ogni qualvolta siamo costretti, scrivendo, a spezzare una parola per andare a capo del rigo successivo; a scuola ci hanno insegnato come dividere in sillabe le parole secondo le regole della grammatica: una sillaba contiene almeno una vocale che può essere sola (è; e-sco; a-man-te) o preceduta da una o più consonanti (fi-la-stroc-ca; pre-scin-de-re) o seguita da una sola consonante (al-to; ma-gro). Una sillaba può essere composta anche da due o tre vocali che formano il dittongo e il trittongo. L'italiano distingue le vocali in vocali deboli (i, u) e vocali forti (a, e, o).

Il dittongo è costituito dall'incontro di una vocale debole non accentata con una vocale forte accentata (giac-ca; pue-ri-le; feu-do) oppure dall'incontro di due vocali deboli (fiu-to; riu-sci-ta). Tuttavia questa regola non è sempre valida: quando si incontrano una vocale forte non accentata e una vocale debole accentata non si ha dittongo ma iato (pa-e-se; ar-mo-ni-a).

Quando ad unirsi sono due vocali deboli e una forte si ha il trittongo (a-iuo-la; guai; buoi).

Ogni parola ha una sillaba detta sillaba tonica che non è altro che la sillaba nella quale la voce si appoggia per la corretta pronuncia della parola. Possiamo anche dire che è la sillaba sulla quale cade l'accento della parola (Esempio: Ca-pi-ta-no; Ca-pi-ta-no; Ca-pi-ta-nò).

Classificazione delle parole in base all'accento

Tipo di parola Posizione dell'accento tonico Esempi
Parole tronche (o ossitone) L'accento cade sull'ultima sillaba Viceré, Trentatré, Parlerò
Parole piane (o parossitone) L'accento cade sulla penultima sillaba Piano, Caverna, Capirai, Tartaruga
Parole sdrucciole (o proparossitone) L'accento cade sulla terzultima sillaba Tavolo, Sterile, Miracolo, Fabbricano, Precipitevolissimevolmente
Parole bisdrucciole L'accento cade sulla quartultima sillaba Scaricalo, Cospargitelo

Regole della Divisione Metrica

Anche il verso italiano si divide in sillabe e contiene degli accenti; tuttavia la divisione metrica di un verso segue delle norme un po' particolari:

  1. Sillaba tronca a fine verso: vale per due sillabe (ossia aggiunge convenzionalmente una sillaba al conteggio).
  2. Parola sdrucciola o bisdrucciola a fine verso: le sillabe eccedenti la sillaba tonica dell'ultima parola valgono complessivamente per una sola sillaba.
  3. Sinalefe: Quando una parola finisce per vocale e la successiva inizia per vocale si ha generalmente la fusione delle due vocali in una sola sillaba metrica.
  4. Dialefe: Quando una parola termina per vocale accentata e la successiva inizia per vocale (o vocale accentata), le due vocali vengono pronunciate separatamente e computate come due sillabe.
  5. Sineresi: Quando all'interno di una parola due vocali si trovano una di seguito all'altra possono essere considerate un'unica sillaba anche se non formano dittongo.
  6. Dieresi: Quando all'interno di una parola due vocali si trovano una di seguito all'altra possono essere considerate come due sillabe distinte anche se formano dittongo (si segnala apponendo due punti ¨ sulla prima vocale).

Esempi di conteggio metrico (Endecasillabi)

I versi seguenti sono tutti endecasillabi; i numeri indicano la scansione delle 11 sillabe metriche componenti il verso:

Regola 1234567891011
I (Tronca) Vedonegli occhituoichepense
II (Sdrucciola) Ancorgridando all'unicomiracolo
III (Sinalefe) Poiquando intorno èspenta ogni altraface
IV (Dialefe) InCominciòafarsipiùVivace
V (Sineresi) Ederral'armoniaperquestavalle
VI (Dieresi) Forseperchédellafatalquïete
4. Tipologia dei Versi

Nello spiegare le sillabe grammaticali e le sillabe metriche abbiamo più volte parlato di accento, questo perché immancabilmente ogni verso italiano ha un accento costante sull'ultima parola che ne determina una prima classificazione: avremo perciò versi tronchi, piani, sdruccioli e bisdruccioli rispettivamente (nel caso degli endecasillabi) di 10, 11, 12 e 13 sillabe. Ma i quattro versi in questione avranno sempre e comunque l'ultimo accento sulla decima posizione. Analogo ragionamento si può fare per i versi ottonari (7, 8, 9, 10 sillabe) che avranno sempre e comunque l'ultimo accento sulla settima posizione e ciò è valevole, ovviamente, per tutti gli altri versi.

Oltre all'accento dell'ultima parola nel verso ci sono altri accenti ritmici che, tuttavia, non sempre corrispondono (ad eccezione dell'accento tonico dell'ultima parola) con gli accenti tonici delle parole. Gli accenti ritmici si definiscono ictus e si distinguono in ictus primari e ictus secondari. Gli ictus si collocano in posizione fissa nei versi parisillabi (binari, quaternari, senari, ottonari e decasillabi) e in posizione mobile nei versi imparisillabi (settenario ed endecasillabo). Fanno eccezione i versi ternario, quinario e novenario che, ancorché imparisillabi, hanno gl'ictus in posizione fissa.

Tabella dei Versi Italiani

Verso N° Sillabe Posizione Ictus Esempi d'autore
Binario 2 1 Dietro / Qualche / Vetro
(G. A. Cesareo)
Ternario 3 2 Tossisce / Tossisce
(A. Palazzeschi)
Quaternario 4 1, 3 Su Voghiamo
(F. Redi)
Quinario 5 1, 4 Quante cadute (G. Giusti)
Il morbo infuria (A. Fusinato)
Senario 6 2, 5 Che pace la sera!
(G. Pascoli)
Settenario 7 1,6 / 1,4,6 / 2,6 / 3,6 / 4,6 Siepi di melograno (G. Pascoli)
Torna a fiorir la rosa (G. Pascoli)
E molle si riposa (G. Parini)
La campana ha chiamato (D. Valeri)
Conservatrice eterna (A. Manzoni)
Ottonario 8 3, 7 Dolcemente muor febbraio
(G. D'Annunzio)
Novenario 9 2, 5, 8 Tu mondi la persica dolce
(G. D'Annunzio)
Decasillabo 10 3, 6, 9 S'ode a destra uno squillo di tromba
(A. Manzoni)
Endecasillabo 11 6, 10
6, 8, 10
4, 8, 10
4, 7, 10
Sempre caro mi fu quest'ermo colle (G. Leopardi)
Nel mezzo del cammin di nostra vita (D. Alighieri)
Mi ritrovai per una selva oscura (D. Alighieri)
Per me si va nell'eterno dolore (D. Alighieri)

L'endecasillabo è un verso molto plastico dal punto di vista della composizione; l'unico accento obbligatorio è sulla decima sillaba mentre gli altri sono liberi. Questo verso ha anche un'altra particolarità ovvero presenta sempre una cesura che solitamente casca dopo la settima posizione (endecasillabo a maiore) oppure dopo la quinta posizione (endecasillabo a minore); questi versi vengono definiti endecasillabi canonici maggiori. Esistono tuttavia degli endecasillabi che non presentano cesura o la presentano in altre posizioni del verso; questi vengono definiti endecasillabi non canonici o minori.

Naturalmente l'ultimo dei quattro esempi proposti per l'endecasillabo (quello con ictus sulle posizioni 4; 7; 10) è il più cadenzato di tutti per regolarità degli accenti ed è molto simile ritmicamente al novenario e al decasillabo.

È necessario notare che endecasillabi costruiti col solo accento sulla quarta posizione oppure col primo accento sulla terza o sulla quinta perdono molto della loro ritmicità e suonano come semplici frasi ma restano, tuttavia, versi endecasillabi a tutti gli effetti.

5. Versi Composti

Con l'endecasillabo si chiudono i versi classici della tradizione italiana la quale, tuttavia, annovera anche versi più lunghi di undici sillabe che vengono definiti versi composti dal momento che sono versi ottenuti dalla fusione di due o più versi classici. Per ottenere un buon andamento ritmico coi versi composti è fondamentale che i semiversi siano metricamente impeccabili.

Ecco alcuni esempi di 12 sillabe:

  • Corre in cielo, / la gran nube / di pensieri (4+4+4 sillabe)
  • E, come allora, / scompaiono cantando (5+7 sillabe)
  • Portami il girasole / ch'io lo trapianti (7+5 sillabe)
  • nel mio terreno bruciato / dal salino (8+4 sillabe)

I poeti "classici" hanno comunque usato nella loro produzione i versi doppi:

  • Doppio senario:
    Dagli atrii muscosi / dai fori cadenti,
    Dai boschi, dall'arse / fucine stridenti.
  • Doppio settenario (o verso martelliano o verso alessandrino):
    Forse un mattino andando / in un'aria di vetro
  • Doppio ottonario:
    Sulla strada d'improvviso / la paura mi assalì

Non è brutto utilizzare versi composti nel tentativo di ricercare ritmi e suoni evocativi ma bisogna sempre rammentare che i semiversi debbono essere metricamente ineccepibili e che la combinazione degli stessi è tanto difficoltosa quanto incombente è il pericolo che il lettore (o l'ascoltatore) percepisca il testo poetico come una prosa.

6. Versi Sciolti e Versi Liberi

I versi sciolti sono versi tradizionali (endecasillabi, ottonari ecc.) che non seguono uno schema fisso di rime.

I versi liberi sono versi che non seguono alcuna regola di versificazione: pur parendo i più semplici da usare sono e rimangono i più complessi: affinché appaiano all'orecchio come versi poetici bisogna molto lavorare sulla musicalità e sul ritmo.

7. La Rima

Si definisce rima l'identità di suono dopo l'accento tonico tra due parole generalmente poste in fondo al verso. Rimano tra loro Calore e signore, sbarra e chitarra, bilico e basilico. Le rime sono tanto più ricche quanto più è estesa l'identità di suono così ginnastica e plastica sono una rima più ricca di sole e mole; la ricchezza della rima è influenzata anche dall'identità della lettera che precede la vocale accentata che si definisce, in base al tipo, vocale o consonante d'appoggio: mense e immense, suono e buono, lontano e ontano. La rima concorre più dell'accento ritmico nel dare rilievo a un verso e la sua presenza è talmente forte da porre in secondo piano gli accenti ritmici.

Si dicono rime imperfette o assonanze le parziali identità di suono tra due parole: generalmente due parole in assonanza hanno le medesime vocali a partire dalla vocale accentata e consonanti diverse (ragione - sapore; sega - tela). L'assonanza si dice atona quando cambia la vocale accentata e resta invariata, appunto, la vocale atona (coltello - pappagallo). Esiste anche l'assonanza consonantica o consonanza quando, dopo la vocale accentata, mutano le vocali e restano invariate le consonanti (perfetti - strambotto).

Schemi di Rima

Rima Baciata (AA): due versi consecutivi rimano tra loro.

Cavallina, cavallina storna Che portavi colui che non ritorna. G. Pascoli

Rima Alternata (ABAB): i versi pari e i versi dispari rimano tra loro.

Un dì, s'io non andrò sempre fuggendo di gente in gente, mi vedrai seduto su la tua pietra, o fratel mio, gemendo il fior de' tuoi gentili anni caduto. U. Foscolo

Rima Incrociata o Chiusa (ABBA): il primo verso rima con il quarto e il secondo con il terzo.

Ho per amico un bell'originale commesso farmacista. Mi conforta col ragionarmi della sposa morta, priva di nozze del mio stesso male. G. Gozzano

Rima Incatenata (ABA BCB CDC...): la rima centrale unisce le strofe successive (es. terzina dantesca).

Nel mezzo del cammin di nostra vita mi ritrovai per una selva oscura ché la diritta via era smarrita. Ahi quanto a dir qual era è cosa dura esta selva selvaggia e aspra e forte che nel pensier rinnova la paura! D. Alighieri

Rima Invertita o Riflessa (ABCCBA / ABCDCDBA): le rime si susseguono in ordine inverso.

L'esempio più preciso e più discreto (A) Lo scrivo di mia mano e su due piedi. (B) Lo faccio per amor della poesia (C) senza appellarmi alla filologia (C) e senza troppi fronzoli e corredi (B) per rendere 'sto testo più concreto. (A)

Rima Interna e Rima al Mezzo: la parola finale di un verso rima con una parola interna del verso successivo. Se cade sulla cesura naturale del verso si chiama rima al mezzo.

Soccorri alla mia guerra ben ch'i' sia terra e tu del ciel regina: Volgi al mio dubbi' stato Che acconsigliato a te ven per consiglio. F. Petrarca

Rima Equivoca: rimano tra loro due parole omografe e col medesimo accento tonico, ma con significato diverso.

Per altra via, per altri porti verrai a piaggia, non qui per passare, più lieve legno convien che ti porti. D. Alighieri

Rima Ipermetra: una parola piana rima con una parola sdrucciola e la sillaba eccedente viene contata nel verso successivo oppure elisa.

È quella infinita tempesta finita in un rivo canoro. Dei fulmini fragili restano cirri di porpora e d'oro. G. Pascoli
8. Le Strofe

Si definisce strofa un raggruppamento di versi sia sciolti sia seguenti un sistema ordinato di rime. Le strofe assumono il nome dal numero di versi che le compongono:

  • Distico (o Duina): raggruppamento di due versi a rima baciata (AA).
  • Terzina: tre versi generalmente a rima incatenata (ABA), rarissimamente a rima baciata (AAA). Si usa nella terza rima o rima dantesca (ABA BCB CDC ... YZY Z). La particolarità della terza rima è la semplicità con cui si incatenano le strofe mantenendo una continuità ritmica. L'ultimo verso isolato (Z) chiude il componimento.
  • Quartina: quattro versi con schemi ABAB, ABBA, ABBC, o AAAB (sirventese).
  • Quintina: cinque versi. Può essere formata da due distici inframezzati da una volta (AABCC) o da una quartina con un quinto verso (ABABA, ABABC, CDCDE...). Nella quinta rima le quintine s'incatenano (ABCAB CDECD... oppure AABAA BBCBB...).
  • Sestina: sei versi. Solitamente una quartina a rima alternata seguita da un distico (ABABCC), ma anche ABABAB, ABBAAB o ABCCBA.
  • Ottava (o Ottava Rima): strofa narrativa per eccellenza composta da sei versi a rima alternata e un distico a rima baciata (ABABABCC). Utilizzata nei grandi poemi della letteratura italiana (Boccaccio, Pulci, Boiardo, Ariosto, Tasso) ed è ancora oggi la strofa di riferimento usata dai poeti estemporanei per l'improvvisazione.
9. Generi e Forme della Poesia

Si possono distinguere due grandi generi nella tradizione poetica italiana: la poesia lirica e la poesia narrativa, alle quali la tradizione ha abbinato forme metriche definite allo scopo di orientare il fruitore.

Nella notazione dei versi utilizziamo le lettere per indicare la corrispondenza delle rime (a lettera uguale corrisponde rima uguale): le lettere maiuscole indicano versi endecasillabi, le lettere minuscole indicano versi minori (es. settenari). La notazione A A' indica due versi in assonanza.

Esempio: ABcabs A significa che i versi 1, 2 e 6 sono endecasillabi e che il quarto rima col primo e col sesto; che i versi 3 e 4 sono settenari; che il quinto è un quinario e rima col secondo.

10. Forme della Poesia Narrativa

Terzina

Oltre alla Commedia di Dante se ne hanno molti esempi nella poesia narrativa italiana.

Dov'era l'ombra, or sé la quercia spande (A) morta, e la gente dice: Or vedo: era pur grande! (B) La gente dice: Or vedo: era pur buona! (A) Pendono qua e là dalla corona (B) i nidietti della primavera. (C) Dice la gente: Or vedo: pur era buona! (B) Ognuno loda, ognuno taglia a sera (C) ognuno col suo grave fascio va. (D) Nell'aria un pianto d'una capinera (C) che cerca un nido che non troverà. (D) G. Pascoli - La quercia caduta

Ottava

Inventata da Boccaccio (o da questi utilizzata per la prima volta), è diventata il metro narrativo della poesia italiana. È costituita da otto versi endecasillabi (ABABABCC).

Piacciavi, generosa Erculea prole, (A) ornamento e splendor del secol nostro, (B) Ippolito, aggradir questo che vuole (A) e darvi sol puote l'umil servo vostro. (B) Quel ch'io vi debbo, posso di parole (A) pagare in parte e d'opera d'inchiostro; (B) né che poco io vi dia da imputar sono, (C) ché quanto io posso dar, tutto vi dono. (C) L. Ariosto - Orlando Furioso

Sirventese

Era un genere giullaresco che definiva molte forme metriche destinate al canto non appartenenti alla lirica illustre (canzone, sonetto, ballata) e di appannaggio popolare, oppure di componimenti di carattere morale, didattico o narrativo. Il più conosciuto è il sirventese caudato che consta di strofe formate da tre versi lunghi (endecasillabi) rimanti tra loro e un verso più breve (settenario, quaternario o quinario) finale (AAAb BBBc CCCd...).

Altissimo Dio padre, re de gloria, (A) priegote che di' senno me e memoria (A) che possa contare una bella istoria (A) de recordança. (b5) Del guasto de Bologna se comença (B) como perdé la força e la potença (B) e lo gram senno cum la provedença (B) ch'aver solea. (c5) Serventese dei Lambertazzi e dei Geremei (1280 ca.)

Altra forma interessante è il sirventese bicaudato con schema AAAbAb.

11. Forme della Poesia Lirica

Il Sonetto

Il sonetto (dal provenzale sonet) è composto da quattordici versi endecasillabi variamente rimati. La prima parte si dice ottava (od ottetto, o fronte); la seconda parte si dice sestina (o sestetto, o sirma).

Il Sonetto Semplice (4 schemi classici):

  1. ABAB ABAB CDE CDE (Giacomo da Lentini):
    Feruto sono isvariatamente: amore; ma feruto or per che cosa? Ca d'io vi saccia dir lo convenente di quelli che del trovar non ànno posa: ca dicono in lor ditto spessamente c'amore à deïtate in sé inclusa; ed io dico che non è neiente, ca più d'un dio non è né essere osa. E chi mi volesse contastare, io li mostreria per quia e quanto, come non è più d'una deïtate. In vanitate non voglio più stare: voi che trovate novo ditto e canto, partitevi da ciò, che voi peccate.
  2. ABAB ABAB CDC DCD (L'Abate di Tivoli):
    Cotale gioco mai non fue veduto, c'aggio vergogna di dir ciò ch me sento, e dottone che non mi sia creduto, c'ogn'om ne vive a poco scaltrimento; però se uno sia d'amor feruto, sì fa ragenza e suo parlamento, «Donna, dice, e s'io non aggio aiuto, io me 'nde moro, e fonne saramento». Però gran noia mi fanno menzogneri, 'mprontamente si dicon lor menzogna, ch'eo lo vero dirialo volontieri; tacciolmi, che no mi sia vergogna, ca d'onne parte amoroso pensieri intrat'è in meve com agua in ispugna.
  3. ABBA ABBA CDE DCE (Guido Cavalcanti):
    Perché non furo a me gli occhi dispenti o tolti, sì che de la lor veduta non fosse nella mente mia venuta a dir «Ascolta se nel cor mi senti»? Ch'una paura di novi tormenti m'aparve allor, sì crudel e aguta, che l'anima chiamò: «Donna, or ci aiuta, che gli occhi ed i' non rimagnan dolenti!». Tu gli ha lasciati sì, che venne Pietoso Amore a pianger sovra lo mio core tanto che s'ode una profonda voce la quale disse: «Chi costui riguarda, vederà gran pena e sente che Morte 'l porta 'n man tragliato in croce».
  4. ABBA ABBA CDE CDE (Francesco Petrarca):
    Sì traviato è 'l folle mi' desio a seguitar costei che 'n fuga è volta, et de' lacci d'Amor leggiera et sciolta vola dinanzi al lento correr mio, che per la secura strada men m'ascolta: richiamando il piu non vale dargli volta, ch'Amor per sua natura il fa restio. Et poi che 'l fren mi rimango sol per sé, che mal mio grado a morte mi trasporta: sol per venir al lauro onde si coglie acerbo frutto, che le piaghe altrui gustando affligge più che non conforta.

Varianti del Sonetto: sonetto caudato (aggiunta di una o più terzine per coda: ABAB ABAB CDC DCD DEE EFF GHH), sonetto minore (in settenari), sonetto minimo (in quinari), sonetto sdrucciolo, sonetto muto o mutolo (in versi tronchi).

È la sera: piano piano passa il prete paziente, salutando ciò che vede e ciò che sente della mano. Tutti e tutto il buon piovano benedice santamente; anche il loglio, là, nel grano; qua ne' fiori anche il serpente. Ogni ramo, ogni uccellino sì del bosco e sì del tetto, nel passare ha benedetto; anche il falco anche il falchetto nero in mezzo al ciel turchino, anche il corvo, anche il becchino poverino, che lassù nel cimitero raspa raspa il giorno intero. G. Pascoli - Sonetto minore caudato

La Canzone

La canzone è una forma lirica strofica. Analizziamo le due tipologie fondamentali:

1. La Canzone Petrarchesca: formata da stanze regolari divise in Fronte (divisa in due Piedi) e Sirma (divisa in due Volte), collegate da un verso detto chiave. Si conclude con il congedo.

Schema rime: AbC BaC C DEED dfGfG

Italia mia, benché 'l parlare sia indarno a le piaghe mortali che nel bel corpo tuo si spesse veggio, piacemi almen che miei sospir sian quali spera 'l Tevero et l'Arno, e Po, dove doglioso et grave or seggio. Rettor del cielo, io cheggio che la pietà che Ti condusse in terra Ti volga al Tuo dilecto almo paese. Vedi, Segnor cortese, di che lievi cagion che crudel guerra; e i cor', che 'ndura et serra Marte superbo et fero, apri Tu, Padre, e 'ntenerisci et snoda; ivi fa che 'l Tuo vero, qual io mi sia, per la mia lingua s'oda. F. Petrarca - Italia mia (Stanza)
Canzone, io t'ammonisco che tua razon cortesemente dica, perché fra gente altera ir ti convene, et le voglie son piene già de l'usanza pessima et antica, del ver sempre nemica. Proverai tua ventura fra' magnanimi pochi a chi 'l ben piace. Di' lor: Chi m'assicura? I' vo gridando: Pace, pace, pace. F. Petrarca - Italia mia (Congedo)

2. La Canzone Leopardiana: stanze irregolari per numero di versi, composti da endecasillabi e settenari sciolti.

Silvia, rimembri ancora quel tempo della tua vita mortale, quando beltà splendea negli occhi tuoi ridenti e fuggitivi, e tu, lieta e pensosa, il limitare di gioventù salivi? Sonavan le quiete stanze, e le vie d'intorno, al tuo perpetuo canto, allor che all'opre femminili intenta sedevi, assai contenta di quel vago avvenir che in mente avevi. Era il maggio odoroso: e tu solevi così menare il giorno... G. Leopardi - A Silvia

La Sestina

Invenzione di Arnaut Daniel, introdotta in Italia da Dante. Composta da 6 sestine indivise e una terzina di congedo. Le 6 parole-rima ruotano secondo la retrogradazione a croce: ABCDEF, FAEBDC, CFDABE, ECBFAD, DEACFB, BDFECA.

Al poco giorno e al gran cerchio d'ombra son giunto, lasso, ed al bianchir de' colli, quando si perde il color ne l'erba: e 'l mio disio non cangia il suo verde, sì è barbato ne la dura petra che parla e sente come fosse donna... D. Alighieri - Al poco giorno e al gran cerchio d'ombra

La Ballata

Composta da una ripresa (ritornello), da una o più stanze divise in due mutazioni e da una volta il cui ultimo verso rima col primo della ripresa.

(Ripresa) Lassare il velo o per sole o per ombra, donna, non vi vid'io poi che in me conosceste il gran desio ch'ogni altra voglia d'entr'al cor mi sgombra. (Mutazioni & Volta) Mentr'io portava i be' pensier' celati, ch'anno la mente desïando morta, vidivi di pietate ornare il volto; ma poi ch'Amor di me vi fece accorta, i biondi capelli allor velati, l'amoroso sguardo in sé raccolto. Quel ch'i' piú desïava in voi m'è tolto: si mi governa il velo che per mia morte, et al caldo et al gielo, de' be' vostr'occhi il dolce lume adombra. F. Petrarca

Il Madrigale

Composto da una serie di terzine a rima incatenata chiuse da un distico a rima baciata.

Non al suo amante piú Diana piacque, quando per tal ventura tutta ignuda la vide in mezzo de le gelide acque, ch'a me la pastorella alpestra et cruda posta a bagnar un leggiadretto velo, ch'a l'aura il vago et biondo capel chiuda, tal che mi fece, or quand'egli arde 'l cielo, tutto tremar d'un amoroso gielo. F. Petrarca

L'Ode

Composta da stanze di 5 o 6 versi endecasillabi e/o settenari con vario schema di rime.

Rispetto e Strambotto

Componimenti di 8 endecasillabi. Il Rispetto usa lo schema ABABABCC (ottava toscana) o ABABCCDD. Lo Strambotto usa lo schema ABABABAB (ottava siciliana). Hanno carattere lirico-amoroso.

Tutti mi dicon Maremma, Maremma... Ma a me mi pare una Maremma amara. L'uccello che ci va perde la penna Io c'ho perduto una persona cara. Sia maledetta Maremma Maremma sia maledetta Maremma e chi l'ama. Sempre mi trema 'l cor quando ci vai Perché ho paura che non torni mai.
E cinquecento catenelle d'oro hanno legato il loro cuore al mio E l'hanno fatto tanto stretto il nodo che non si scioglierà ne te ne io E l'hanno fatto un nodo tanto forte che non si scioglierà fino alla morte

Lo Stornello

Componimento popolare di 2, 3 o 4 versi (per lo più endecasillabi):

  • Fiorin fiorino, di voi bellina innamorato sono, la vita vi darei per un bacino.
  • Se tu non mi vuoi ben dammi la morte, dammi una coltellata da una parte, se hai coraggio piantacela forte.
  • Ciuri di ficu, non mi lu scordu no l'amuri anticu.
  • Ciuri di lumia, vucca cu vucca vurria ti parrari, ciatu cu ciatu parrari cu tia.

La Zingaresca

Usata nella poesia drammatica, ricalca il serventese caudato in quartine o su tre versi con rima al mezzo abC(b+c).

Lingua non dir più male che mar dir non diletta, e chi fa 'l mal l'aspetta e vollo el giusto. O lingua el dir robusto despiace molto a Dio; humile parlare a tutti piace. Lingua el prlar mordace fa l'homo tener stolto, e fallo esser sepolto de l'honore. Olimpo da Sassoferrato
12. Canto Antico e Quartine

Il Canto antico è composto da sestine usate per narrare storie tragiche: i primi quattro versi sono endecasillabi a rima alternata, gli ultimi due sono versi composti (5+7 e 7+7).

Le undici di notte all'aria oscura tutto in silenzio dormono gli uccelli dal cimitero io varcai le mura e sto guardando muto quegli avelli Cerco la tomba ove dormendo sta (5+7) cerco la Giulia mia angelo di bontà (7+7) Inizio de "La storia della Giulia"

Le Quartine sono strofe di ottonari o decasillabi con schema abbc.

Di San Carlo vi canto la scena, dei due amanti vi voglio parlare; mai nessun li poté separare perché eterno era in loro l'amor. Giulio Bindi era un giovane bello, era figlio di ricche persone, ed appunto perciò la cagione che la vita finiva così. Da "Di San Carlo vi canto la scena"

I cantastorie e i poeti popolari erano anche abili contraffattori di testi (parodie): adattavano nuovi testi a musiche esistenti e diffusissime per garantirsi sia l'ascolto che la vendita dei fogli volanti senza dover stampare la musica.