S. Isidoro agricoltore

Foto di copertina: libretto salani del 1905

Contadino che, a Madrid, in Spagna, insieme con sua moglie, la beata Maria de la Cabeza, attese con impegno alle fatiche dei campi, cogliendo con pazienza la ricompensa celeste più ancora dei frutti terreni, e fu vero modello di contadino cristiano. (dal Martirologio Romano)

Sant'Isidoro l'agricoltore è molto venerato in diverse località italiane e spagnole; è protettore di braccianti, contadini e mezzadri la sua vita e i suoi miracoli sono stati posti in rima da Raffaele Corradini, poeta popolare della Tuscia. Il santo spagnolo è patrono di Farnese (VT) tuttavia viene festeggiato anche a Latera (VT) la seconda domenica di maggio con una processione, una rievocazione storica del contrasto tra il latifondista e il contadino e con il festival del canto a braccio che si tiene presso i locali del museo della terra.

Sant'Isidoro nacque a Madrid intorno al 1070/1080 e lasciò giovanissimo la casa paterna per essere impiegato come contadino. Grazie al suo impegno i campi, che fino allora rendevano poco, diedero molto frutto. Nonostante lavorasse duramente la terra, partecipava ogni giorno all'Eucaristia e dedicava molto spazio alla preghiera, tanto che alcuni colleghi invidiosi lo accusarono, peraltro ingiustamente, di togliere ore al lavoro. Quando Madrid fu conquistata dagli Almoravidi si rifugiò a Torrelaguna dove sposò la giovane Maria. Un matrimonio che fu sempre contraddistinto dalla grande attenzione verso i più poveri, con cui condividevano il poco che possedevano. Nessuno si allontanava da Isidoro senza aver ricevuto qualcosa. Morì il 15 maggio 1130. Venne canonizzato il 12 marzo 1622 da Papa Gregorio XV. Le sue spoglie sono conservate nella chiesa madrilena di Sant'Andrea. [fonte: santiebeati.it]

Storia di Sant'Isidoro

1.
Musa gentile, al mio cantar discendi
Tu che piena sei di sublimi onori,
Fa' ch'io possa far due versi così eccellenti,
Che non possa commetter tanti errori;
Donami buona scienza e sentimenti,
Per contentar del Regno i lettori:
Qui seguirò la storia ed il lavoro
Del Santo nobilissimo Isidoro.

2.
Nel mille e cento dieci (Oh! bel tesoro!)
Nacque Isidoro qual delicato giglio,
E ne sorge a Madrid un gran decoro
Che degna fu di allevar sì bel figlio;
Che degno fu di rubini e gemme d'oro
Tutta la Spagna al nobile consiglio:
Di Siviglia l'Arcivescovo con onore
Servo lo fece del nostro Signore.

3.
Da grandicello volle far il pastore
Perchè nacque negletto e poverino,
Ma mai afflitto tenea il suo cuore
Non si trovava mai al fatal destino.
Anzi faceva questo con tutto onore
Dove si ritrovava a far cammino,
E tanti passeggeri ch'ebbe incontrato
Li dicea che a bestemmiar era peccato.

4.
Volle star a servizio aggarzonato,
E lavorava pur con gran sudore,
Perchè in gran povertà esso fu nato
Gli convenia stentar con gran dolore.
Non era del danaro interessato,
Sol nel Ciel ne vedea tanto splendore;
Ma tanti invidiosi bene accorti
Al suo padron portavano rapporti,

5.
Dal Ciel gli vengono sì gran conforti
Come in visione glielo disse in sogno.
Il Messagger celeste per lui si porti
Con la Maria pel santo matrimonio.
Ecco che in Chiesa tutti due fur porti
Presente ad ascoltare testimonio:
Avanti al Sacramento presentati
Ne vennero dal Vescovo sposati.

6.
Ecco due cuor contenti, incatenati:
Dio li concesse un unico figliuolo,
Ma di questo rimaser sfortunati,
Che dentro il pozzo cadde con gran volo.
La sua mamma cogli occhi disturbati
E svenuta ne cadde sopra il suolo,
Volgea i suoi occhi in tondo in tondo
Ma il figliolo dal pozzo cadde al fondo.

7.
A dirvi questo amici non ascondo,
Trova la moglie a piangere e sospirare;
Il figlio più non vide in questo mondo,
Dentro il pozzo l'ho visto traboccare.
Allora Isidoro bello e giocondo
Il gran Figlio di Dio venne a pregare,
S'innalza l'acqua del pozzo nocivo
Ed esce il suo figliuol dall'acqua vivo.

8.
In religione il Santo è positivo,
Sempre il gran Dio per lui, lettor, m'intendi;
Che discendea di su il superno vivo,
Due Angeli co' raggi e sì lucenti,
(Io tutta verità nel canto scrivo)
Venian a guidar l'aratro a lui presenti:
E quattro buoi bianchi avea d'intorno
Ci lavoravan i Santi tutto il giorno.

9.
Presto al Santo pregiato fo ritorno,
All'apparir davanti a un fiumicello,
E la sua amata sposa ha il viso adorno
Non lo potea passar con gran vascello.
Sant Isidoro al nobile soggiorno
Per barchetta ci mise il suo mantello.
E la passò sua sposa e non si affonda
Senza temer della superba onda.

10.
Il suo cuore gentile tutto inonda
Della sua sposa rilucente stella,
Col piè sta sull'asciutto e non s'affonda
Ringrazia Dio coll'umile favella.
Miracoli Isidoro per tutti abbonda,
Fa discostar ogni anima rubella;
Mentre co' suoi strali di pensieri fu degno
Del lume e forza al suo famoso ingegno.

11.
Là per la Spagna il rinomato regno
Che un anno si trovò arido il velo,
Le bestie ed i cristiani al fiero sdegno
Che l'acque non si vedean venir dal cielo.
Ma Isidoro di bontà fu degno,
E questo fece lui col proprio zelo,
Lucido sguardo al ciel luce apparisce,
Prega il nostro Signor che lo gradisce.

12.
Una fonte su' una pietra scaturisce
Per grazia d'Isidoro il nobil Santo,
La gente tutta quanta ne gioisce
E cessa dell'arsura il proprio pianto.
Che coll'eterno suo Fattor s'unisce
Da penitente se lo indossò il manto;
Serviva il suo padron col proprio onore
E tutto gli facea con umil cuore.

13.
Bene istruito a fare l'agricoltore
Ed i suoi buoi tenea sì tanto a caro
Un giorno a un bue prese un dolore
Al Santo degno a castità sì caro.
Il Santo fe' preghiera al Creatore
E pel bue trovò presto riparo:
Ed esso lo benedì con la sua mano,
S'innalza il bue e ne percorre il piano.

14.
Avverto tutto il popolo cristiano,
I cittadini, i pastori ed i villani,
Che mai Isidoro di trattarlo invano,
Che egli ci ajuta con sue degne mani.
Prima a tutto il paese Farnesano
E poi di tutti chi gli son lontani.
Chi hanno il capitale e a' possidenti
Notte e giorno discosta i tuoni ardenti.

15.
Dunque ascoltate tutti e state attenti,
Un giorno il Santo andava a macinare,
In aria un gran contrasto dei venti
Dalla gran neve non si potea girare.
Da un'albero ne stavano pendenti
Tanti augelli per fame a tribolare,
Allora Isidoro di zelo adorno
Sparge il suo grano agli augellin d'intorno.

16,
Ed un collega suo gli disse: oh sciorno,
Perchè l'asino hai preso tu a vettura?
Oggi, che sei con me, mi metti scorno
Ti vedo senza grano ed ho paura.
Perchè indietro non vai a far ritorno?
Oh! del molin vieni a veder le mura?
Alla mola arrivò come un baleno,
E fu il suo sacco di farina pieno.

17.
E di Farnese i pargoletti in seno
Egli libera dai crudel flagelli,
Ancor del regno l'intero terreno
Salva i Ducati lui, città e castelli.
Esso delli gastighi regge il freno,
Di agricoltore tien primi modelli;
Sua fama stà a Torino, e non magagna
E di Madrid, la ridotta Spagna.

18.
Poi in Maremma scese dalla montagna
Dopo che fu con gli angioletti insieme,
Con quattro bei tesori si accompagna
E di venir in Farnese a lui ne preme.
Fu protettore da persona magna
Da protettore lui fu la sua speme,
E di Farnese la sua propria luce
Da protettore Esso si conduce.

19.
E la mia Musa al fine mi riduce
D'Isidoro il delicato raggio,
E sù nel Paradiso ne riluce,
E la sua festa n'è il dieci di Maggio.
Allor di nuovo appare un'altra luce
Tutta la gente vede il Santo saggio;
Termino il canto in questa fatta storia,
Tutti se la terranno per memoria!

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