Narratori di comunità

quotAzioni

VIAGGI IN QUOTA ATTRAVERSO CONFINI

Luglio 2016. Arriva una segnalazione: verrà attivato presso l’Università della Tuscia, Dipartimento per l’Innovazione dei Sistemi Biologici, Agroalimentari e Forestali, la prima edizione del master per ‘Narratori di Comunità’. Lo terrà Banda del Racconto. Decido di buttarmi all’avventura divenendo dopo un anno denso e faticoso alla scoperta delle realtà della Tuscia la prima narratrice di comunità in Toscana . Ma alla fine cosa fa, o meglio chi è un narratore di comunità? Mi affido alle parole dei maestri, perché l’apprendimento è quello artigianale, di bottega perché il Narratore di Comunità:

è un artigiano della narrazione. Egli individua i focolari narrativi, documenta, racconta e restituisce in pubblico storie di vita e di lavoro, storie di luoghi, storie legate al sapere e saper fare. Storie che arricchiscono il presente fornendo immagini di possibili futuri, che forniscono chiavi di lettura e interpretazione del paesaggio e delle culture locali e rappresentano occasioni di trasmissione di competenze, di pratiche e di forme di manutenzione del territorio.

Per passare da “ragazzi di bottega” ad artigiani c’è stato un compito da svolgere : dare voce a una storia. Nel mio caso a un paesaggio. Come si può raccontare qualcosa che apparentemente già conosciamo e vogliamo valorizzare? Questo mi sono chiesta per dar voce ad alcuni aspetti della Valdisieve.

Ogni storia nasce da un incontro: il primo è stato con Alfonso Prota, che mi ha seguita nel progetto, il secondo con Filippo Marranci (Presidente dell’Associazione Culturale La Leggera) che mi ha portata in Valdisieve dove ho scoperti luoghi, storie e vicende avvincenti. Nel mio viaggio il focolare narrativo è divenuto vero e proprio uomo radice, non era solo un“narratore di storie” ma era egli stesso storia da narrare. Così ha avuto inizio il viaggio restituito alla comunità sotto forma di blog. L’uomo radice appare in ogni pagina, lo fa indirettamente con le storie che mi ha narrate e direttamente con la sua voce. Dare voce é riconoscimento. A forza di viaggiare altri si sono aggiunti, ampliando, amplificando e riconoscendo la funzione dell’uomo radice; mi pareva corretto che le voci fossero assieme alle immagini il modo di restituirle. Il narratore ha un compito importante: saper ascoltare, perché ascoltare è affidarsi alle parole dell’altro ed io ho ascoltato l’uomo radice, ho ascoltato i luoghi passandoci in mezzo e ho cercato un dialogo con loro. Pian piano è emerso un mondo nel quale i confini amministrativi cedevano il passo a quelli culturali. I luoghi erano una porzione di terra geograficamente localizzata in un’area compresa fra la montagna e i fiumi: qui un mondo di elementi naturali ed emergenze floro-faunistiche, di arte, di storia e di tradizione popolare si stavano intrecciando al tema del viaggio. Il viaggio che porta la tradizione e la lingua: gli zingari con la Zingana o Zinganetta (come si dice di qua dall’Arno); la transumanza con l’oralità dell’ottava rima e delle storie di altri luoghi; gli scrittori-viaggiatori con i loro diari e taccuini di viaggio. Ascolto come coinvolgimento e condivisione ingredienti essenziali della restituzione. I confini culturali conducono a storie che l’uomo radice racconta. A un certo punto anche tu diventi parte della storia e del viaggio e i documenti raccolti, i testi, le trascrizioni, le fonti orali che erano divenute documenti scritti tornano a essere fonti orali. A tutto ciò si aggiungeva la fotografia. Così sono iniziate le ricognizioni sul campo: vere e proprie spedizioni senza tabella di marcia: il “Melandri” di monicelliana memoria le avrebbe chiamate “zingarate”. La meta da raggiungere era un viaggio condiviso da narrare e da fare seguendo un sentiero (il fil rouge) che attraversasse tutte le storie. Trattandosi di luoghi prende forma l’idea della mappa e della mappa si è scelta l’Isoipsa che non è retta e che unisce tra loro luoghi geograficamente distanti alla medesima altezza sul livello del mare e quindi racchiude una porzione di terra sotto un’unica Quota. Quote e confini si sono intrecciati in porzioni di luoghi da narrare. Le fonti scritte son tornate ad essere narrate e le fotografie le accompagnano: fotografie di luoghi e fotografie di viaggio. A Isoipsa e Quota si aggiunge Tempo: il viaggio implica una direzione; la quota lo annulla per circoscrivere in una forma chiusa il viaggio stesso. Così le storie possono convivere in uno stesso tempo, come un moto concentrico nel quale inizio e fine coincidono, “prima” e “dopo” si confondono fino a sparire. Dunque questa prima quotAzione si compone di 8 quote altimetriche più la quota Zero. La narrazione si articola su piani corrispondenti ai tagli delle porzioni di terra racchiuse tra due isoipse. Ogni quota racconta la storia del luogo; ogni quota ha una parola chiave che permette di saltare a un’altra quota; ogni quota racconta un viaggio e tutte insieme costituiscono un nuovo spazio-livello per la narrazione.

(Paola Bertoncini)
www.ricerche.lentopede.eu


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