La comunità al centro

Il percorso

Il percorso partecipativo promosso dall’amministrazione comunale di Figline e Incisa Valdarno, e curato dalla Cooperativa Sociolab, ha posto al centro del dibattito il problema della comunità e delle azioni da intraprendere perché la comunità si crei, si integri e si fortifichi. Abbiamo partecipato a tutti gli incontri e abbiamo dato il nostro modesto contributo sia per la riuscita del progetto (del quale scriveremo a breve) sia per porre le basi per una prosecuzione di questo “tavolo permanente della società civile” che ha prodotto, almeno dal nostro punto di vista, ottime occasioni di crescita culturale e sociale. Siamo riusciti a entrare in contatto e a conoscere realtà delle quali ignoravamo l’esistenza, e siamo riusciti a coordinare un progetto tra soggetti lontani nello spazio e con differenti peculiarità. Abbiamo anche “gettato” una manciata di “semi” sperando che germoglino prima e fruttifichino poi. Alcuni basterà curarli metodicamente altri bisognerà rimetterli all’unica cura che solo il tempo può prestare e… se saranno rose fioriranno.
Per approfondire il percorso visitate il blog.

 

Tante voci di un’unica storia.

Il progetto

L’idea è quella di raccontare una storia. In questa circostanza l’associazione ha “tralasciato momentaneamente la tradizione popolare” per soffermarsi maggiormente su una forma di narrazione al confine con la performatività dell’arte contemporanea. Raccontare Figline Valdarno, o meglio ancora i luoghi che abitualmente vediamo, attraverso lo sguardo dei disabili ospiti del centro diurno Aquilone e dei richiedenti asilo ospiti della Cooperativa Il Cenacolo.
Da questa premessa si è sviluppato il progetto che, per la brevità del tempo a disposizione, rappresenta il punto di partenza di un progetto di più ampio respiro da svilupparsi in futuro. Mappare una città attraverso l’immagine e attraverso il suono.
Nello svolgimento del progetto ci siamo resi conto che era fondamentale recuperare “il suono di Figline” perché i ragazzi dell’Aquilone potessero esprimere le loro sensazioni su Figline riascoltandone il suono. Con il Cenacolo il lavoro è stato leggermente diverso poiché è stato chiesto ai ragazzi di raccontarci fotograficamente ciò che per loro è veramente importante e di inviarci le immagini per una restituzione pubblica di queste storie/luoghi.

Lo svolgimento

Con l’Aquilone si sono tenuti tre incontri, due dei quali hanno visto i ragazzi partecipi del progetto muoversi per Figline indicando quali luoghi fossero per loro interessanti e quali non trovassero adeguati; lo stesso hanno fatto per i suoni indicando quelli da registrare. Noi siamo stati semplicemente uno strumento che ha raccolto sensazioni, immagini ed emozioni di altri per restituirli alla comunità. Ecco dunque che nelle immagini fotografiche “fatte” dai ragazzi dell’Aquilone compaiono i luoghi di Figline. Va specificato che nel gruppo c’era comunque un ragazzo in grado di poter scattare fotografie e quindi nella restituzione finale del progetto anche le sue immagini sono confluite nella narrazione della storia. Il terzo incontro si è svolto presso il centro. In questa occasione ai partecipanti è stato chiesto  di provare a dipingere i suoni di Figline da loro indicati per la registrazione e da noi montati in sequenza. Scelta effettuata perché in questa ricostruzione di storie a Lentopede interessava che materialmente i ragazzi dell’Aquilone restituissero la propria storia con i mezzi a disposizione. Con il Cenacolo i contatti sono stati mediati dall’operatrice che ha fatto da filtro/intermediario per l’invio delle immagini fotografiche.

Le tre storie.

1) La storia fotografica di Figline Valdarno nella quale si riconoscono luoghi storici/artistici, che “rappresentano” in un certo senso la memoria collettiva ereditata dal passato che ancora oggi costituisce una sorta di dna dell’essere figlinese, i luoghi di transito come la statale e la ferrovia e l’ambiente naturale che in città si trova (alberi, fiori, parchi e giardini pubblici).

2) la storia del lavoro artistico svolto dagli ospiti dell’Aquilone utilizzando i suoni di Figline. Suoni che sono stati utilizzati anche come colonna sonora dell’interno filmato. Figline così è apparsa sotto un’altra veste: rumorosa prevalentemente ma anche divertente con la fisarmonica di un gitano presente nella piazza principale, tradizionale con il suono delle campane e anche naturale con il cinguettio degli uccelli presenti nei vari giardini pubblici. Il risultato è stato un’enorme tela che restituisce con i colori i suoni di Figline.

3) la storia dei migranti che solo in pochi casi scelgono dei luoghi. Per loro è importante essere presenti e innumerevoli sono state le immagini di incontri, feste e selfie inviateci. Compaiono i luoghi di studio- lavoro (l’orto pubblico; la cucina, la ciclofficina sociale) compare Firenze che si impone su tutto il resto, a volte il lungarno di Incisa e ad un certo punto fa capolino una piccola fotografia del paesaggio di Palazzuolo che però potrebbe essere qualsiasi luogo. Qui non si tratta di raccontare la storia di un luogo nel quale comunque viviamo e che ci connota sotto certi aspetti, come è avvenuto con Aquilone. La storia sono loro che vivono non nel Comune di Figline e Incisa Valdarno ma presso un paese vicino Firenze che sta nel centro Italia. La comunità al centro sono loro stessi.

Il video

Il video è la restituzione del lavoro svolto.
La colonna sonora altro non è che la registrazione dei suoni e dei rumori che quotidianamente si ascoltano a Figline Valdarno.



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