La storia di Sandrone

Illustrazione di Clker-Free-Vector-Images da Pixabay

Pipone e il suo asino erano una coppia conosciutissima nelle campagne toscane nelle quali il somaro era considerato una risorsa importante che non tutti i mezzadri potevano permettersi. Ma famoso come Pipone era anche Sandrone, mezzadro sfortunato, frutto della fantasia del Niccheri. Il componimenti si intitola "Il contadin che ha furia e il ciuco stracco" ma era conosciuto e memorizzato come La storia di Sandrone.

Il contadin che ha furia e il ciuco stracco

Nei contorni di Peccioli e Casciana,
Là presso le collin di Pontedera,
Un contadino della Garfagnana
A chiedere un poder, che il posto vi era.
Firma il contratto e ben tutto si appiana
Tornar di Marzo la famiglia intera;
Il bene stare ai contadin si accorda...
Il padron gobbo e la padrona sorda.

La padrona parlò con lingua ingorda:
─ Se il nuovo contadino non s'ingegna!...
Non vo' veder la stalla tanto lorda...
Delle bestie ebbe tutta la consegna.
Vi era un somaro, con l'idea balorda
Vi era una mucca d' otto mesi pregna,
Sei pecore, tre agnelli e un porcellino,
Vi eran dieci coniglioli e un tacchino!

Hai punti soprannomi, contadino?
Questa fu la domanda del padrone.
E me ne messer' uno da piccino:
In Garfagnana mi chiamaan Sandrone.
Cerca di riguardar briglia e sellino,
Tirelle, sottopancia e cavezzone,
Chè tutte le mattin tu attaccherai,
E la spesa al paese mi farai.

Quel che bramo da te mi ascolterai?
Il padrone parlò senza riguardo,
E che come quell'altro non sarai:
Era poltrone, pighero e infingardo;
Partiva presto e non tornava mai,
Di più che da qui avanti il tempo è caldo.
Quel che amo di volere hai ben sentito?
E Sandron rispondea: Sarà servito!

Sandrone, che va tutto premunito
Nella stalla di prima mattinata,
Appen che il ciuco ebbe mezzo vestito,
Gli gonfiò in uno stinco una pedata.
Un accidente a chi t' ha partorito!
Il manico agguantò della granata,
E gliene diede una buona porzione:
Quello furon le prime colazione.

Un rametto di fico era il bastone.
Gli attacca il ciuco e per la via lo piega.
E ogni tanto qualcuna sù il groppone:
Dicea: Va’ là! e sulle spalle frega:
Giunto al paese, a comperar si pone;
A un ferro delle Logge il ciuco lega;
E un ragazzo a badar lasciò al somaro:
Qualcosa ti darò: non sono avaro!

La prima spesa va dal macellaro
Per il lesso, lo sbiffe e le braciole:
Dammela buona, e questo gli è il denaro;
Così il mio padron comanda e vuole,
Che tutte le mattine io mi preparo?
E ogni tanto Sandron guardava il Sole;
Poi va dal bottegaio comandato
Per il burro, pel lardo e l'affettato.

E di lì ripartì tutto affannato,
Con la sporta, i panieri e co' corbelli;
Va sulla cantonata di Mercato
Per le pollastre e quantità di uccelli:
L'ultimo è l'ortolano: ebbe pagato
L'insalata, spinaci e ravanelli;
Lega sporte e panier; fa tutto un mazzo;
Riscioglie il ciuco e dà un soldo al ragazzo.

Disse: – Va’ là! ci aspettano al palazzo
Non vedi al Sole ch' è più delle sette?
Il ciuco annusa in terra un po' di guazzo;
A scoreggiare e ridere si mette!
Picchia Sandrone, che pareva pazzo:
Cinque minuti fermo il ciuco stette;
Picchia, va' la, chi la mangia la biada?
Che s' ha dire il Rosario per la strada?

La padrona che aspetta, guarda e abbada,
Più volte andava sopra al terrazzino:
Piaccia a Dio che qualcosa gli accada,
Perchè fa tardi il nuovo contadino...
Eccolo! disse, e Sandrone guada;
Mette il bastone sotto il baroccino.
La padrona parlò e si avvicina:
Sandro, tu hai fatto tardi stamattina!

Porta codesta roba alla cucina,
E rimetti il somaro nella stalla!
Sandron di qui e di là voga e cammina,
E quel ciuco birbone ruzza e balla.
Poi va in casa e prende una mezzina,
E con un bigonciolo sulla spalla,
E l'acqua tirò su dalla cisterna:
Dà bere al ciuco, e a paglia lo governa.

Gli avea la pancia come una lanterna,
La metà degli orecchi ciondoloni;
In casa va; con la moglie si esterna
Sandrone con le calze bracaloni:
– Non siam ridotti alla requiem eterna,
L'avrebbe a ir bene con questi padroni!
Maghero è il ciuco, e rotto è il finimento
Quella l’è sorda e il gobbo malcontento!

Ma il contadin, che fa il suo sperimento:
Lasciamoli gridar, qui vo' star forte!
Se il podere ci rende l'alimento,
E ci sia il frutto delle tre raccolte,
Se campa la famiglia son contento!...
Così parlava con la sua consorte:
Gli è tutto il ciuco ci fa male stare;
Ma, se posso, si deve barattare.

Un giorno il contadin gli era a vangare,
Presso il Palazzo, sotto a una spalliera;
Vi erano i sui padroni a passeggiare:
Si presentò con docile maniera:
Signor Padron, mi deve contentare;
Doman l'altro a Fucecchio c'è la Fiera...
Io lo progetto, ma il padron l’ è lei:
Io, quel somaro lo baratterei!

Se della razza conoscente sei,
Tu puoi andare anche senza del padrone!
Ma se vuoi contentare i pensier miei,
Prendilo bigio e che non sia pelone.
Il contadin partì pria delle sei,
Col ciuco a mano, e per la via si pone,
E appena giunto che arrivò a Fucecchio,
Lo barattò in un altro ciuco vecchio.

Tutto bigio, più corto avea un orecchio;
L' avea mozzato nel ruzzar co' un cane;
Di pelo liscio che parea uno specchio,
E lo tenea con tutt'e due le mane.
E tornò a casa col nuovo apparecchio:
I padroni a guardar dalle persiane.
Scesero per il prato a osservar quello:
Bravo Sandron! l'hai barattato bello!

Questo unn' avrà bisogno di randello!
Disse il padrone. Gli è di nuovo conio.
Poi di pagliolo gliene dà un corbello...
A orecchi ritti che parea un demonio.
Di più la mucca gli figliò il vitello;
Sandron dicea: – Vi salvi Sant' Antonio!
Serrò la stalla e ritornò sull’aia:
I padron discorrean con la massaia.

La padrona la tesse e l'intelaia.
Doman, fatto la spesa, contadino,
Ta averai da portar dimolta ghiaia,
Perchè vo' rifiorir tutto il giardino.
Poi c'è il viottolon della raguaia,
Che tu sara' più lesto m’indovino?
Ora il somaro buono tu ce l'hai,
E tante scuse non mi troverai!

─ Io guarderò pel poco e per l'assai,
Disse al padron, se contentar li posso;
E appen del giorno gli spuntava i rai,
E' gli metteva il finimento addosso.
Quel ciuco fermo non istava mai;
Un piede gli ficcò sul dito grosso:
Tirati in là, razza d'un can! dicea:
Maladetta de' ciuchi l'assemblea!

Di lì partì per dove andar volea
Il contadino con un piede zoppo.
Figurate se il ciuco lo battea?
Torto gli andava e mezzo di galoppo,
Quello di fico finito l'avea!...
N'aveva un altro che gli era di pioppo,
Co' una capocchia in fondo fatta a mazza,
Da svegliar ciuchi di qualunque razza.

Al paese arrivò; si fermò in piazza
A comprar quelle cose comandate;
Ancora asciutta non era la guazza;
Le sette e mezzo non eran suonate.
La padrona a aspettar dalla terrazza
Sandron che per la via riscontra un frate,
Un cercatore della Garfagnana:
Sandrone che fa’ tu? Dammi la mana.

La tua famiglia è ella tutta sana
Tu ti meriti il ben che ti s'augura?
Disse Sandrone: Gli è una settimana
Che il dormire per me gli è clausura.
Dimmi: s'è fatta sposa l' Umiliana?
La mi lasci andar via; ho troppa furia;
La un mi rompa i corbelli, padre Anselmo!
Bestemmia il contadino, e il ciuco è fermo.

Il Sole alzava e riscaldava l'ermo...
Sandron diceva al ciuco: ─ Tira via!
Tu mangerai quando ti accasermo;
Le grida le un son tua; le sono mia.
Va’ là, poffareddio, se no ti scherno,
Chè da dosso ti lèo l'infingardia!
All'otto e mezzo gli arrivò alla villa;
La padrona a bociare: ── Icchè si stilla?

E Sandrone con torbida pupilla
E' non risponde mai; tace e acconsente.
Da un'altra parte il padron gli strilla:
Il nuovo contadin non cura niente!
Il ciuco smunto che parea un' anguilla,
Con una guardatura da serpente;
Di più la sorda richiamò Sandrone:
Tu ci hai la ghiaja dopo colazione.

Gnor sì, dicea, e alla stalla il ripone,
Poi da mangiare dà a tutto il bestiame,
E l'ultimo fu il ciuco, col forcone:
─ Tu l' ha'a pagare, carognaccia infame!
Per te tocco le grida dal padrone..
Una bracciata gli buttò di strame,
Di pampani, segato e sainella,
Con qualche cesto di panicastrella.

Disse Sandrone: La vuol esser bella!
Ma veggo brutto vuol' essere il gioco!
Con quella sorda che pare una tabella
Gli è bell'e cotto il caolo e spento il foco!
Va colla moglie in casa, e le favella:
Potrebbe darsi, qui ci si sta poco.
Maledetto la razza de' somari!
L'anderà ben; ma la un si lèa di pari,

Mangiaa e dicea: ─ Che bocconi amari!
Alla sua moglie e a tutta la famiglia:
Qui non si vedon mai punti denari:
Sera e mattina fo dimolte miglia;
Bisogna un'altra volta mi prepari
A riattaccare e rimetter la briglia.
La sorda la richiama il contadino:
Son quà, padrona: gli metto il sellino.

Disse: ─ Sette viaggi ti destino
In tutta la giornata tu farai;
Cerca far presto, e mettiti in cammino:
Due pria di mezzodì ne porterai,
Perchè il fiume ti resta anche vicino;
Il tempo materiale tu ce l'hai;
E altri cinque li farai stasera,
E ti scriverò l'opra tutta intera!

Si parte il contadino di carriera
E a caricare al fiume s'avvicina;
Saltava il ciuco fuora di maniera;
Gli avea presa una mosca cavallina.
Disse Sandron: ─ L'è una giornata nera!
O che c'entrano tutte stamattina?
E tra il caldo, le mosche e l'appetito,
Il ciuco di Sandron gli era avvilito.

Circa le ventiquattro ebbe finito
Sette viaggi che gli avea fissato;
Ma il ciuco gli era tutto smelensito:
Lo rimesse alla stalla scalmanato.
La padrona dicea: — Sia ben pulito;
Domani è festa; tutto riguardato,
A far la spesa, il tuo dovere è questo,
Cercati di allestire e tornar presto!

Appena Sandron la mattina fu desto
Attacca il ciuco, e dice: ─ Via, dottore,
Vo' giocar che il vaiolo te l'annesto!
Ti lèo di sulle spalle il pizzicore!
E quel ciuco è confuso e tutto mesto,
Chè addosso riaddiacciato avea il sudore.
Come ciuco non parla e non ragiona:
E al paese arrivò sempre bastona!

Subito fa la spesa alla padrona;
Rivolta il ciuco e per la via l'appressa.
─ Va' là, diceva, mezzogiorno suona;
Oggi per cagion tua perdo la Messa!
E di più adagio il ciuco s'abbandona,
Tutto ammalato, a testa genuflessa,
Se unn'è lesto a attaccargli le coppette,
In nella stalla non ve lo rimette.

D'ignorantone e d' infidgardo dette
La padrona a Sandron; tardi era torno.
─ Tu sei partito prima delle sette,
E sei tornato dopo mezzogiorno?
In tutto questo tempo dove stette?
Non ci venir con cabale d’intorno!
Grida il padrone, e di più gli dicea:
I' ti medicherò per Sant' Andrea.

E il contadin bilioso rispondea:
Il pan che mangio gli è tutto veleno,
Per cagione del ciuco ripetea,
Che se s'ammala, non può far di meno;
Soltanto paglia mangiato gli avea;
Qui non si compra mai biada, nè fieno.
E tra il gobbo, la sorda e il ciuco stanco,
Dicea: Vo’ bastonare tutto il branco!

Va' via, disse il padrone, e non ti manco,
Ignorantone, infingardone e bruco!
Sandron, che malediva il nero e il bianco.
─ Mi toccherà a purgarmi per il ciuco!
E la padrona con le man sul fianco:
Che tu possa stiantar, dicea, dal buco!
E la licenza gli mandò il padrone
E senza alcuna raccomandazione.

Lasciò la sorda, il sedano, il popone
E della stalla tutta la risorsa,
Il sellin, la granata, pala e forcone;
Il ciuco ciondoloni avea la borsa:
Un anno stette con le convulsione,
L'ultimo di febbraio di rincorsa.
E il tre di marzo fu l'ultimo attacco
Il contadin che ha furia e il ciuco stracco!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.