Due ladri mascherati

Nel sentire comune col termine "storie" venivano definiti i fatti, i fattacci e i lamenti che, con diverse forme poetiche, venivano tramandati oralmente o cantati nelle piazze dai cantastorie. La differenza tra i fatti, i fattacci e i lamenti è nel "soggetto" che narra la vicenda e nell'oggetto della vicenda stessa. Generalmente possiamo così suddividere: i "fatti" riguardano avvenimenti importanti che si vuole ricordare dove non compare mai un intento doloso da parte dei personaggi; la narrazione è quasi sempre in terza persona; i "fattacci" sono accadimenti legati alla malavita, come quello che riportiamo in questo post. La narrazione è quasi sempre in terza persona, c'è sempre un intento criminoso, uno o più delinquenti e una o più vittime. Durante la narrazione e alla fine della stessa c'è sempre una valutazione morale di tipo giustizialista da parte dell'autore; i "lamenti" sono accadimenti tragici nei quali spesso si narra un'ingiustizia subita o un tradimento. La narrazione è quasi sempre in prima persona, vengono messi in luce i sentimenti di chi si lamenta e le conseguenze per vittima e carnefice del dolore inflitto/patito. Manca sempre una valutazione morale dell'accaduto.

La storia che proponiamo riguarda un fatto di cronaca molto comune nell'Ottocento quando essere attesi al varco dai briganti era probabilissimo; ciò che rende singolare questa vicenda, e che ha colpito il poeta al punto da "cavarne" la storia, è senza dubbio il lieto fine ovvero l'estemporanea alleanza tra il Roghi e i mietitori che riescono ad immobilizzare i banditi e a consegnarli alla giustizia. Lo stesso soprannome di Nicche, che l'autore assegna al Roghi, è indicativo della straordinarietà dell'evento.

Domenico Dell'Omarino era un poeta di Upacchi, località del comune di Anghiari (AR) abbandonata negli anni Cinquanta del Novecento e poi diventata un ecovillaggio negli anni Settanta. Del poeta non si hanno informazioni biografiche tuttavia compare diverse volte come autore di storie in ottava rima nelle pubblicazioni Salani. Il foglio volante reca la data del 1891 tuttavia supponiamo che si tratti di una storia più vecchia almeno anteriore al 1860 perché ancora si riporta il vecchio nome di Sinalunga ovvero Asinalunga.

1.
Vezzosa Dea, che al fonte d' Elicona
Passeggi quelle vie della sapienza,
Porgimi un fior dell'immortal corona
Pieno di brio; invoco tua assistenza;
E di quell'acqua saporita e buona
Fammi nettar la tazza della scenza,
Che possa colla Musa carmeggiare1
Come al solito versi per trovare.

2.
Oggi voglio Signori, raccontare
Il gran fatto successo in val di Chiana
Ciascun di voi farò meravigliare!
Presso Bettolle nella strada piana
Ove Fojano, e Sinalunga appare
Fu dietro il ponte di quella fiumana,
Dove erano due ladri bene armati
Al Ponte di Bettolle ragguattati.

3.
Spandeva Febo i raggi suoi dorati
Il ventinove Giugno la mattina ;
Un certo Angiolo Roghi avea contati
Tremila franchi, e al ponte s'avvicina.
Sorton2 fuori i due ladri mascherati,
Dateci il portafoglio, e a testa china!
Scusatemi Lui dice, che ho pagato
Tremila franchi, e poco m' è restato.

4.
Dà venticinque franchi, ed umiliato
Stava il Roghi dinanzi a quei ladroni,
Il resto del denaro accomodato
Nella cintura avea dei pantaloni;
Chi sa, che non l'avessero trovato,
Ma non stettero a far tanti sermoni…
Ma il Roghi robusto e coraggioso
Decise non passar da pauroso.

5.
Era un Mercante di sangue focoso
Come Leon ferito allor si scaglia,
E come di morir volenteroso
Cogli Assassini attacca la battaglia…
Un ladro vede il caso periglioso,
Esplode il fucile, ma per sorte sbaglia;
Il nostro Nicche3 non potè ferire,
E allor tentano i ladri di fuggire.

6.
Principiava la gente a comparire
Di mietitori ne arrivò una flotta4;
Fratelli, Nicche, prese loro a dire
Dobbiam continuar quest' aspra lotta;
Si risolvon quei ladri d'inseguire
Sentono ancor la munizion che scotta…
Che ad ogni istante indietro i malfattori
Sparavan contro Nicche, e i mietitori.

7.
Nicche divise i bravi inseguitori,
E da tre lati li vuol circondare,
Eran sortiti della strada fuori
Come ramarri i campi a traversare;.
Ma quel bravo Mercante, miei lettori,
Tosto si fa da un contadino armare…
Un fucile a due canne prende in mano
Sempre correndo qual destrier balzano5.

8.
Sei miglia avean trascorso di quel piano
Spingendo i ladri verso l' Amorosa6;
Nicche sembra una jena in corpo umano
Sprezzando vita, morte, ed ogni cosa ;
Ecco giunti i due ladri al caso strano
Ecco, o Signori, l'opra prodigiosa
Di quel bravo Mercante, e memorande
Finchè Febo i suoi raggi in Cielo spande.

9.
Esplode il primo colpo a quel più grande
Venticinque pallini nella faccia;
Tenta l'altro fuggir per altre lande,
Ma Nicche, quasi fosse una beccaccia
Lo piglia a volo! Oh! opre memorande!
Diciannove projettili gli caccia
Nella nuca, e nel tergo, e lo distese
E così terminò le sue difese.

10.
Maggior coraggio subito riprese
Il vincitore stanco, ed anelante ;
Dei mietitor la folla ciascun prese,
E legarono i ladri nell'istante;
Nicche non vuol che lor sian fatte offese;
Ei di sangue e sudor era grondante,
D'una ferita con arme da fuoco
Da non pigliarsi per ischerzo o giuoco.

11.
Volle il Mercante riposarsi un poco,
Intanto un carro si fa preparare
Per trasportare i ladri in altro loco,
Alla Giustizia gli vuol consegnare;
Quando fu Asinalunga7 lungi un poco
La gente che veniva a riscontrare
Fan clamorose evviva al vincitore,
E grandi elogi al meritato onore.

12.
Quel giorno dai palagi i gran Signori,
Quando Nicche col carro fu arrivato,
Piccoli e grandi eran sortiti fuori
Pieno d'Asinalunga era il mercato;
Si udivano del Popolo i clamori
Volevano ciascun fosse bruciato
Nel pubblico piazzal senza indugiare,
Per sottrarli la forza ebbe da fare.

13.
Un professor li venne a visitare,
Uno era in pericolo di vita,
Si volle nell'istante confessare
Come condusse la sua triste vita
E tutte le aggression che venne a fare
E ad altri malfattor cui dette ajta8
Ambra e Pienza tra Montepulciano
Erano sempre col fucile in mano.

14.
Uno poco distante a Lucignano
Dimorava un colono benestante,
Volle cambiare il nome di villano
Con quelli di assassino e di brigante;
E l'altro di Pienza vil marrano
Discolo e di cervello stravagante…
Ora il fio pagheran del vil mestiere
Rinchiusi nelle italiche galere.

15.
Di più Signori, ho da farvi sapere,
Ch'aveano a frutto trentamila lire,
Ma quelli certo non potran godere,
Se condannati non sono a morire…
Giammai la libertà potran più avere
Ma la carcere a vita da soffrire :
Qui pone fine l' Upacchin cantore
Viviamo in pace col nostro sudore.

Note

1. Carmeggiare = poetare. Parola che non abbiamo trovato in nessun dizionario.
2. Sorton; troncatura di sortono da sortire nel senso di uscire.
3. Nicche (Gnicche). Soprannome del brigante Federigo Bobini, entrato nell'immaginario collettivo come uomo senza paura e sempre pronto a sfidare la morte. Ragione che forse induce l'autore ad indicare con questo soprannome la vittima che reagisce ai due briganti.
4. flotta = frotta
5. Cavallo Balzano. Un cavallo con balze bianche sopra gli zoccoli. Difficile credere che balzano sia usato come sinonimo di strambo.
6. l'Amorosa. Amorosa, località nel comune di Sinalunga.
7. Asinalunga. Il vecchia nome di Sinalunga; fu cambiato nel 1860.
8. Ajta = aiuto, manforte.

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