Della dolente Pia de’ Tolomei

Ricorditi di me!

«"Deh, quando tu sarai tornato al mondo,
e riposato de la lunga via",
seguitò 'l terzo spirito al secondo,

"Ricorditi di me, che son la Pia;
Siena mi fé, disfecemi Maremma:
salsi colui che 'nnanellata pria

risposando m'avea con la sua gemma".»

Pia

oi memorabili versi, tratti dal V canto del Purgatorio di Dante, il poeta fiorentino consegna alla storia la figura di Pia de' Tolomei le cui tristi vicende hanno sempre appassionato e ancora appassionano persone di ogni età. Della nobildonna senese, intorno alla quale aleggia un aura di mistero, si sono occupati romanzieri, musicisti e poeti e nella memoria popolare si è impressa più di altre la "versione" di Giuseppe Moroni, detto Il Niccheri, poeta estemporaneo fiorentino dell'Ottocento e di cui riportiamo di seguito la composizione, 54 ottave incatenate, tratta da un librettino Salani del 1875 del quale avevamo già inserito in questo sito la riproduzione. L'altro poemetto, anch'esso conosciuto a livello popolare, è stato pubblicato da Bartolomeo Sestini nel 1822 ed è scaricabile gratuitamente da questo link.

L'immagine in copertina è tratta dal Bruscello di Castelnuovo Berardenga che nel giugno del 2012 fu dedicato alla Pia de' Tolomei e venne sceneggiato prendendo spunto dalla storia del Niccheri.

La storia della Pia

1.
Negli anni che de' Guelfi e Ghibellini
Repubbliche a que' tempi costumava,
Batteano i Cortonesi e gli Aretini
Specie d'ogni partito guerreggiava;
I Pisani battean co'i Fiorentini,
Siena con le Maremme contrastava ;
E Chiusi combattea contro Volterra
Non vi era posto che un facesse guerra.

2.
Un Signore di Siena che non erra,
Che della Pietra vien chiamato Nello,
Sposò la Tolomei onesta e sgherra
E un giusto matrimon passò con quello;
Nativa e Pia della senese terra
Pietro diletto e il suo carnal fratello,
E l' altro è Ghino, che adesso a voi vi dico
Che Nello lo tenea fedele amico.

3
Ecco che di Valdenza[1] viene un plico
Di carriera a cavallo una staffetta,
E vi era scritto che il campo nemico
Là si avanzava sopra al Colle in vetta;
Ritorna Nello e disse: Al suolo antico
Digli ch' io vengo, il mio partir si affretta;
Presto sarò a trovare il reggimento
Come va in poppa il vantaggioso vento.

4.
Corre e abbraccia la moglie in un momento
E disse: Cara, devo far partenza ;
Questo gliè un plico come a te presento
Che mi chiama per Colle di Valdenza,
Rispose Pia, con gran dispiacimento :
Pregherò la divina Onnipotenza,
L'Eterno pregherò con il cuor sincero
Che torni a Siena vincitor guerriero.

5.
Nello da te, grazia dimando e spero,
Di mandar scritto le cose come vanno,
Nello rispose: Io ti sarò sincero,
Ti scriverò ogni di e ogni mese dell'anno,
E intanto là, si prepara un destriero,
Si baciano tra lor l'addio si danno:
Monta a cavallo e la sua mano in briglia,
Il pianto a tutt' è due bagnò le ciglia,

6.
Nello tragitta[2] per la gran guerriglia
E Ghino da fattotum[3] vi resta,
E Pia che di bellezze a maraviglia,
Eccoti Ghino che a pensier si desta,
La conforta, la tenta e la consiglia,
Ghino raddoppia a tentar l' invito,
Per soddisfar con lei il suo appetito.

7.
Taci, rispose Pia, iscimunito,
Traditore di Nello, iniquo e rio,
E fai questo però non sia sentito
Il tuo brutto parlar, vada in oblio,
Io penso a Nello, caro mio marito,
Che santo matrimon giurai con Dio:
Ghino non puole aver quel che a tentato
Si allontana da Pia tutto arrabbiato:

8.
Piero a quei tempi, anche lui soldato,
Fratello della Pia, di lui sorella,
Nello intanto tre plichi gli ha mandato,
Che perditore, in questa parte e in quella,
Il quarto plico, che gli fu portato,
Un annunzio di pace gli favella;
Si sospenda le guerre e si soggiorni
Ed ogni soldato a casa sua ritorni.

9
Piero fu il primo con pensieri adorni
Le notizie portava alla sorella,
Nel giardino di lei, ne'bei contorni,
E tante notti a favellar con quella;
E Ghino armato di calugna[4] e scorni
Più volte gli facea la sentinella ;
E Pia che aspettava di giorno in giorno
Di Nello il bramoso suo ritorno.

10.
Ghino pieno di malizia e scorno
Due miglia ne tragitta fuor di Siena
La sera quando si perdeva il giorno,
Riscontra Nello e lo saluta appena;
Nello se tu sapessi il grande scorno
Il disonor che la tua moglie mena;
Ti vorrei confidare una parola
Ma dei giurarmi di tenerla in gola.

11.
Nello parlò: Per me è nebbia che vola,
Mi conoscesti, pur io ti ho conosciuto;
E Ghino principiò con questa scuola:
La moglie la ti tiene per rifiuto,
Da il giorno in qua che la lasciasti sola,
Tutte le notte un amico è venuto:
A mezzanotte nel giardin pian piano,
Se non ci credi, ti fo toccar con mano.

12.
Nello si turba nel sentir l' arcano
E si arrabbia tra se, con pena e doglie,
Rispose Ghino: Anderem ben piano
Tutto sperimenterai della tua moglie,
Se quel che ho detto, ti ho parlato invano,
Noi varcheremo il muro entro tue soglie;
In quel giardino un nascondiglio vi era,
Nuvoli fitti ed imbrunita sera.

13.
E l'undici di notte quasi gli era,
In guardia se ne stava Ghino e Nello:
Si sente per la strada, un di carriera,
Poi la corda tirò del campanello,
E Pia in veste bianca va leggera,
Consueta di aprire al suo fratello;
Capitan contro i Guelfi e fu guerriero
Quest' Ugo detto, ma il suo nome è Piero.

14.
Principiava la pioggia e il tempo nero,
La buona notte diede alla sorella ;
E Ghino a Nello dicea: Guarda se è vero,
Se quel che ho detto a te, è una novella;
Nello rispose: Il gastigarla io spero ;
E la Pia in casa ritornò pur ella;
Nello e Ghino risaltò in istrada
Dicendo: Ognuno a casa sua ne vada.

15.
Nello tira la corda e non abbada,
Dalla rabbia strappò fune e catene,
E Pia dicendo : Che sonata rada,
Questo glie Nello mio, l'amato bene;
Di corsa l'apre, e lui scotea la spada,
Che di sangue bilioso ha pien le vene;
Entrano nel palazzo ai chiari rai,
Pia te lo abbraccia e lui non parla mai.

16.
Dicendo Pia : Nello cosa tu hai ?
Lo so alle guerre fosti perditore,
Un altra volta tu rivincerai,
Levati la passione, che tu hai sul cuore;
E perchè una parola non mi fai ?
Son la tua sposa Pia, il primo amore !
Di più si affligge e gli crescea l' affanno
Senza parlare, a letto se ne vanno.

17.
Nello si addormentò, pensò all'inganno,
Ma non sapea, che Pia era innocente
Per cagion di Ghino, quel malanno,
Che fece disturbar la brava gente.
Su' il giorno dicea Pia: Perchè mi sentiranno
Nello, ecco il mattino alba ridente,
Al collo li si avventa e te l' abbraccia
E Iui con urti e spinte la discaccia.

18.
Poi si alza Nello, e dice a seria faccia,
Come son le parole dei guerrieri,
Disse: Rizzati su, vo andare a caccia,
Ordina un servitore e due destrieri,
La si pettina Pia e il manto allaccia,
Ma non sapea di Nello i suoi pensieri ;
All' ordine sta lei e all' obbedienza,
Pronta è per la Maremma la partenza.

19.
Nello coll' arme sua, Pia di arme senza,
Tutte due a cavallo ne montorno,
Ripete Pia a piena confidenza :
Nello quando sarà il nostro ritorno ?....
Nello la guarda, con finta apparenza,
Disse : Starem l'aggiù per qualche giorno ;
Venti miglia hanno fatto per quel sito,
Eccogli alla capanna di un Romito.

20.
E disse Pia: Caro mio marito,
Mi sento arsione prenderei da bere ;
Nello tanto pregò questo Romito,
Se un bicchier d' acqua ci avea per piacere,
E il penitente buono e premurito,
Solo di cuojo ci tenea un bicchiere ;
E in nella strada prima di un baleno
Portò a passeggieri il bicchier d'acqua pieno,

21.
Non si trattiensan nò, un minuto meno,
Pia lo ringrazia con nobile linguaggio,
Nello lo ringrazið sopra il terreno,
E il Romito, che osserva il personaggio
Con gli occhi bassi e con la fronte al seno,
Iddio vi dia un felice viaggio:
Nello e la Pia un altro addio gli disse,
E il Romito con la man gli benedisse.

22.
E partan tutte due a luce fisse,
Solo Iddio ne due cori v' impenetra,
Eccoli là dove il Sestini scrisse,
Al detto Poggio, Castello della Pietra,
Picchiano al Castellano che gli aprisse,
Lui vien di corsa e gli apre à faccia tetra;
Prende i cavalli e le due briglie in mano,
E gli porta alla stalla il Castellano.

23
Gli costudisce e poi ritorna al piano
A vedere se Nello gli comanda,
Nello intanto prega il Castellano
Procurar di trovar qualche vivanda,
Che il viaggio di Siena gliè lontano
Da mangiar qualcosa gli comanda;
Il Castellano andò senza tardare
E gli portò da bere e da mangiare.

24.
Appen che hanno finito di cenare
Nello si rizza ed un sospiro vola,
E le vece facea di passeggiare,
Lasciò in disparte Pia a mensa sola,
E disse al Castellano : Non mancare,
Sacrosanta la sia la mia parola;
Nelle tue mani quella donna resta
E se la lasci fuggir, pena la testa.

25.
Bada che non scappi alla foresta
E che non metta un piè fuor del Castello
Ed un altra parola li manifesta :
Abbada chiuso sia sempre il cancello,
Sennò per te sarebbe trista festa
Se trasgredisci alle parol di Nello,
E se a quel che ho detto tu mancherai
Al supplizio di morte tu anderai.

26.
Domattina alle quattro insellerai
I due cavalli che nella stalla io tengo,
Piano al cancello me gli porterai,
Io mi alzo presto e pria di te, giù vengo;
Ritorna a Pia, che ha lacrimosi, i rai,
Disse di andare a letto, ne convengo;
E Lei un pocolino[5] la si consola,
Nel sentir fare à Lui qualche parola.

27.
Nello si posa sopra le lenzuola,
Mezzo spogliato, ma non con carne nude,
E Pia si spoglia tutta e la s' invola,
Abbraccia Nello ma lui non conclude,
La buona notte è l' ultima parola,
Poi si addormenta e la sua bocca chiude;
Pia lo richiama e gli va più rasente[6],
Nello dormiva e non sentiva niente.

28.
Di più si affligge e si facea dolente
Di non aver risposta, lei tormenta,
Siede sveglia due ore intieramente,
Poi da un grave sonno si addormenta,
Nello si sveglia e con l'orecchio e tenta,
Sente che russa e placida dormia,
Disse questo è il momento di andar via.

29.
Piano come una mosca par che sia,
Prende scarpe il cappello e le sue spoglie,
E nel fondo alle scale si vestia,
E lasciò sola la dolente moglie,
E in verso ai cancelli se ne gìa,
Vi era pronto i cavalli a quelle soglie;
Monta a cavallo e disse al Castellano :
Abbada bene di eseguir l'arcano.

30.
Ecco che il chiaro di, non è lontano,
Pia si risveglia e va per abbracciar Nello,
E sente vuoto, dove mette la mano,
Poi apre gli occhi, non vede più il mantello;
Disse: 0 destino 0 suolo maremmano !
Non vede più le scarpe, nè il cappello;
Presto si veste, sospirando esclama.
E à voce forte il Castellano chiama.

31.
Gli fu risposto cosa vuol madama?
Lei disse : Hai visto punto il mio marito ?
Si, lo veduto, che la caccia acclama,
E gliè due ore e mezzo, che è partito,
E dov'è il mio cavallo, che tanto l'ama,
Gli ha presi tutte due, ben premunito,
E poi gli disse con serie parole:
Bisogna resta qua, partir non puole.

32
Pia, tra le nebbie la vedeva il sole,
Gli era le dieci avanti mezzogiorno,
Ella scuote i cancelli e aprir non pole,
E avea il Castellan sempre d'intorno ;
Si affligge, și strapazza, piange e duole
E si fa tardi e Nello non è torno :
Apri, gli disse al Castellan, l'ingresso,
Signora mia, rispose, un c'è permesso.

33
Riparte Pia a capo genuflesso
Di più era tardi e s'imbrunia la sera,
E in camera tornò su il letto stesso,
E disse sono in Maremma prigioniera;
E tante volte ripeteva spesso,
Piangendo si strappava la criniera ;
Poco mangiava e tutta appassionata,
Per non saper la cosa com'era andata.

34.
E di più si rendeva addolorata
Dicendo là per qualche selva folta,
Che non abbia qualche Belva riscontrata
o qualche Lupo un gli abbia fatto scorta;
Specie al marito gli era tanto grata
Li non vi era nessun che la conforta :
Disse trista, sventurata, iniqua e ria,
Io non so di dove venga e quel che sia.

35.
Si vedeva il mangiare a economia[7]
A guisa tale come carceriera,
Tante volte diceva casa mia
Dei Tolomei un paradiso ell' era;
E spesse notte la s' impauria
Al roder de' tarli in una trave intera;
L' avea sentito dir, da questo e quello,
Che abitava le Streghe in quel Castello.

36.
Intanto a Siena è ritornato Nello
Se ne scarrozza e se ne và a cavallo.
Disse a Ghino : Lo chiusa nel Castello,
Le prigioniera, non farà più il gallo ;
Ai fatto bene, rispose questo fello,
Così interviene a chi commette fallo ;
C'è tante donne, disse a voce piena,
Da divertirsi e consolarsi a Siena.

37.
E Pia cho soffre, lacrimando e pena
Stiede sei mesi interi solitaria,
Sera[8] ridotta come una pergamena
Di sua freschezza e di bellezza varia;
Lasciami andare un momentino appena
Disse alla guardia, a prendere un po' d' aria;
La grazia per tre volte e la gli chiede
Quasi morta pareva, glie la concede.

38.
E dietro a Pia, il Castellano andiede
Eccola giunta su sopra il balcone,
Da lontano un Romito venir vede
A capo basso e in mano avea un bastone;
Ferma buona ventura, ferma il tuo piede,
Di una misera avrai tu compassione ;
Il Romito si ferma e andar non puole
E osserva lei, come guardare il sole.

39.
Pía, principiò con queste sue parole :
Ti riconosco buon Penitenziere,
Sei mesi interi fu che l' arsion vole
Alla capanna tua chiesi da bere ;
Il Romito riflette e parlar vuole :
Era marito suo, quel cavagliere ?...
Si, disse Pia, il mio marito è quello,
Che mi lasciò prigioniera nel Castello.

40.
Un piacere mi farai caro fratello,
Se quel Signore per caso tu ricombini
Di santo matrimonio questo è l'anello,
Ed intrecciato della mia chioma i crini,
Vedrai colui, riconoscerà quello
Digli ch' io sono a gli ultimi destini;
Te ne ringrazio e ti chiedo perdono,
Ma digli a Nello che innocente io sono.

41.
Parte il Romito penitente e buono
E in verso la capanna va pian piano,
E tiene strinto il ricevuto dono
E Pia se ne partì con il Castellano,
Disse : vieni con me non ti abbandono
Vedo un certo segnale là sul piano;
Inginocchiata un fanciulla v'era,
Che a un suo defunto gli facea preghiera,

42.
Si avvicina e gli dà la buona sera,
E tu che fai al Cielo santa dottrina
E alzando Pia la mano sua leggera,
Da il collo si levò una crocellina,
Tientela per memoria veritiera
Che anch'io a seppellirmi son vicina;
Una tomba moderna qui vedrai
E le stesse preghiere a me farai.

43.
Ghino che in Chiesa non ci andava mai
Per caso giunse a Siena un missionario
Predicava la Fede che ben sai,
Ghino ci andò ad ascoltar, oh caso raro,
Eh diceva ai bugiardi pene e guai
Per i calugnatori non vi è riparo;
Sulle parole del predicatore
Ghino si turba e gli batteva il cuore.

44.
Monta a cavallo come da cacciatore,
Per star diversi giorni alla campagna,
Eccoti della Pia il genitore
E con il genero suo si accompagna,
Per la figlia, per il sangue e per l'amore
Ei disse a Nello là sulla montagna,
Di te fu sposa, e di me fu figliuola,
Noi ci anderem per una volta sola.

45.
Nello disse di sì, passa parola
Ordina due cavalli a un servitore
E Pia dicendo oimè ! qua sempre sola
Nello non vidi più nè il genitore,
Eppur dei Tolomei io fui figliola,
Siena mi fe, e alla Maremma muore ;
Negli ultimi momenti che spirava
Di Nello e i genitori domandava.

46,
Ed ambedue per la via trottava
Eccoli giunti a una rozza capanna,
La pioggia, vento, toni[9] e balenava[10]
Il tempo di fermarsi li condanna
Dove un Romito in orazione stava,
Recan saluti e il Romito si affanna;
Al più giovane si volta e dice a quello
Scusi lei della Pietra, è il signor Nello.

47.
Si, gli rispose e si levò il cappello
Ecco il Romito che principia intanto
Gli fa vedere il ricevuto anello
Che aveva passato al matrimonio santo,
Me lo diede una donna nel Castello
E mi pregò con doloroso pianto ;
Nello accetta e a se lo riguardava
Di più i capelli che afflizion gli dava.

48.
Sente a un tratto uno che gridava
In disparte dicendo aiuto, aiuto,
Nello e il Romito subito ascoltava,
Quest' è voce d' umano che è caduto
E ognun di questi là si approssimava
Dicendo caro, i che vi è intravvenuto[11]?...
Questo era Ghino che ferito e' gliera
Da un belva mordace, orrenda fiera.

49.
E riconobbe Nello in quella sera
Nello in tal guisa riconobbe Ghino,
Che di sangue grondava dall' altera[12]
Iddio lo volse per fatal destino;
Nello tua moglie che è prigioniera
Io te la calugnai nel tuo giardino,
Ti giuro avanti al Cielo onnipotente
Levala presto, perchè le innocente.

50.
La cagione son io, se sta dolente,
La cagione son io, se le a patire[13],
Perchè te la tentai segretamente
Non volse[14] a' miei capricci acconsentire ;
Per me non ce[15] rimedio certamente,
Perdon ti chiedo e me ne vò a morire.
Nello tutto ascoltò e poi fe partita,
Lasciò Ghino spirante all'Eremita,

51.
Per una scorcitoia via salita,
Ripartir presto il Genitore e Nello
E i due pensieri a camminar s' invita
E stimolando ogni pensiero a quello;
Eccoli giunti a una spiaggia pulita,
Distante mezzo miglio dal Castello,
Si ferman tutte due e ognuno ascolta
Di una campana, sonava a raccolta.

52.
Nello dalla sinistra poi si volta
Vede dodici lumi e donne andava,
Disse a una fanciullin, chi è quella morta
E gli rispose, una donna che stava
Sei mesi interi dentro a quella porta,
Sempre di suo Consorte domandava;
Ch' è spirata sarà ventiquattr'ore
Altro non posso dir, caro signore.

53.
Nello riparte con il genitore
A gran carriera come fosse gara,
Si avvinano[16] là dov'è l' albore,
Di lumi contornata era la bara;
Fermate, disse Nello per amore,
Che dentro qua cè la mia gioia cara;
Alza la coltre alla bara per via,
E vede morta la dolente Pia.

54.
Poi l'abbraccia e dice: Moglie mia,
Chi sa quanto fu lungo il tuo dolore,
L'anima tua alla sant'ara, sia,
In braccio dell'eterno Creatore;
Poi quella si ricopre e vanno via,
Nello si sviene e piange il genitore ;
Termino il canto e chiudo i versi miei,
Della dolente Pia de Tolomei.

Note

[1] Valdenza, cioè Valdelsa.

[2] Tragitta, cioè s'incammina.

[3] Fattotum, factotum.

[4] Calugna, cioè calunnia.

[5] Un pocolino, un poco.

[6] Rasente, vicinissima.

[7] A economia, appena sufficiente.

[8] Sera, cioè >si era

[9] Toni, tuoni

[10] Balenava, cadevano i fulmini

[11] Intravvenuto, incorso

[12] Altera, arteria

[13] Se le a patire, cioè "se l'è  a patire", si trova nelle pene

[14] volse, volle

[15] Non ce, non c'è.

[16] Avvinano, avvicinano

Video

Un prezioso video, messo a disposizione dalla Banca della Memoria del Casentino, nel quale si può vedere Marco Italiani, poeta estemporaneo da poco scomparso, che declama gli ultimi versi del V canto del Purgatorio di Dante Alighieri nel quale si menziona Pia de' Tolomei.

Mauro Chechi, poeta e cantastorie maremmano, ha composto una ballata dedicata alla Pia che è possibile ascoltare in questo video.

La storia di Pia è stata musicata anche da Gaetano Donizzetti che ha composto l'omonima opera su libretto, tratto dal poemetto del Sestini, di Salvatore Cammarano nel 1837.

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