Contrasto tra un gatto e un topo

Foto di copertina di: DivvyPixel da Pixabay

l contrasto tra il topo e il gatto viene ancora richiesto ai poeti; si tratta di un tema che riesce sempre bene perché i due animali occupano un posto importante nell'immaginario collettivo e dunque ogni poeta conoscendo l'argomento può facilmente cimentarsi col tema. La storia che proponiamo fu pubblicata nel 1880 dalla Stamperia Salani; l'autore del contrasto, recante il sottotitolo di "composizione bernesca", è incognito.

Stando una sera alloggio a una capanna
Mentre facea da Frosini ritorno,
E siccome la mente un po' m'inganna,
Non mi ricordo se arrivai di giorno;
Tra fieno in volto e tra foglie di Canna,
Mi sentii razzolare attorno attorno,
E nel meglio che stavo a riposare,
Intesi un Topo e un Gatto liticare.

Dice un Gatto Sorian: Cosa vi pare
Tutta la notte far la sentinella?
Dalla fame non posso più campare!
Mi vanno sottosopra le budella!
Oh! se sentissi un Topo passeggiare,
Io gli vorrei cavar la coratella!
Questa schiatta maligna e sconsacrata
Mi ha fatto perder tutta la nottata.

Un Topo sente questa intemerata
Tosto risolve di mutare idea;
Vede la scena ch'è mal preparata,
Perciò dei Topi aduna l'assemblea.
Dicea: ─ Questa mi par trista serata!
Povero me, con tutta la contea!
Niuno di noi dal buco osi scappare ;
Si può fare alla meglio, e digiunare.

A noia m' è venuto l' aspettare,
L'ora è tarda e l'amico ancor non viene ;
Pure una furberia voglio inventare,
E spero certo che m'anderà bene.
Dietro in quest'uscio mi voglio appiattare
Che avanzarmi di più non mi conviene;
Se il diavol fa che il Topo sorta fuora,
Il cor gli mangio, e tutte le interiora.

Non sente chiasso il Topo e si rincora
E pian piano s' affaccia a un finestrino;
Il Gatto è lì che aspetta già da un'ora
Con occhio, come il bosco un assassino,
Il Topo, che lo vede, e non l'ignora,
Teme le insidie di quel malandrino;
Voglia avrebbe con lui di patteggiare,
Ma il timore gli vieta di parlare.

Frattanto il Gatto, che non può più stare
Incomincia a girar per il quartiere:
Ma da veruna parte può passare,
Ne puole effettuare il suo pensiere.
É impossibil dei Topi in casa entrare,
Perchè stan chiusi a sbarre e con barriere …
S'arrabbia, e dalla bile ebbe a morire;
Consumò tutte l'unghie per aprire!

Il Topo non poteva più soffrire
Tante minaccie che gli volea fare;
Dal finestrino cominciogli a dire:
Gatto, per carità, lasciami stare!
Se mel permetti, io vorrei sortire,
E del buon cacio ti faro gustare;
Carne e prosciutti insieme ruberemo,
Ed altra buona roba mangeremo.
─ A un ladro così parli? oh! capo scemo!
Non sai che di rubare è il mio mestiere?
Rubo in cucina, e il coco non lo temo,
Allo Speziale rubo e al Rigattiere.
Sappi che quando ho fame al caso estremo
Rubo pur la candela al candeliere;
Ed a te non perdono a nessun patto:
Ti ramenta sei Topo, ed io son Gatto!

Dalla disperazion divento matto,
Non c'è più mezzo a procurarci il vitto:
Perchè dove si va, si trova il Gatto,
In camera, in cucina e nel soffitto.
Ovunque Gatti! io resto stupefatto,
E qui rimango sconsolato e afflitto ;
Oh! quanto i Gatti son per noi tormento!
Si sperdan tutti come nebbia al vento!

Raddoppia contro noi pur l'argomento!
I nostri antichi nonni, per memoria,
Ci vollero lasciar per testamento,
E questo detto sia per nostra gloria.
E con fatica ancora e con istento
Riportare dobbiam sempre vittoria ;
Sempre sarem con voi ugual saetta:
Per finirvi, o razzaccia maledetta!

Proprio è solo di voi la rea vendetta!
Questo fu sempre il vostro stile usato;
Dei Gatti si conosce ben la setta,
Siete nocivi ancor col vostro fiato.
Ma guarda, Gatto! chi la fa l'aspetta!
E puoi pagare il fio del tuo peccato …
Or sembri fiero come in campo di Marte,
Ruba, e ci rivedremo in altra parte.

Se tremila anni fa, le nostre carte
Voialtri rosicate non ci aveste,
Ciascun di noi farebbe ancor quell'arte
Che un dì facevi, e amici ci vedreste.
Le nostre razze adesso son disparte,
Per esser contro voi fulmine e peste;
Se v’insidiamo, ben ne abbiam ragione!
Ci toglieste le carte ed il padrone.

E tu sei sempre stato un gran briccone
Ed or vorresti far da Parrucchiere;
La barba mi vuoi far senza sapone,
E pettinarmi come è il tuo mestiere!
Ma le mie gambe sono leste e buone,
E per me fai la zuppa nel paniere;
Ti burlo, ti disprezzo e ti derido
Quando mi fai la caccia, io sto nel nido!

A quest' insulto manda il Gatto un grido,
Un salto spicca in alto, e il Topo afferra
coll'unghie il tiene, e dice: ─ Ora ti sfido
A far contro di me, se puoi, la guerra!
Eccoti in mio potere, e me la rido!
Vedi che il Gatto ladro mai non erra!
Tace, poscia l'ingoja n'una boccata,
E così andò a finir quella serata.

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