Storia di un ammazzatore di maiali

Ottave di Emilio Pallesi

ricevute dall’amico e poeta Marzio Mattioli

 

Io vi vo’ dir d’un certo Beppe Pagni
macellator di poveri suini
che in tutto il mondo non ce n’è compagni
per mangiar rostinciane e votar tini,
però par che gli scemino i guadagni
e che punte n’azzecchi e ne indovini
perché quando ha già fitto il punterolo
fugge il maiale pare un capriolo.

Or di recente lo chiamò Bagnolo
da bon cognato e ciò non si cancella
gli disse: “vengo e faccio da me solo
basta che tu m’affili la coltella”
e Bellagamba come bon figliolo
preparò anche il treppiedi e la gratella
perché sa gli ossi Beppe addenta e sgrana
ghiotto all’eccesso della rostinciana.

Un giorno che tirava tramontana
Beppe si parte e da Bagnolo sale
apre l’uscetto e sul terreno spiana
lungo e disteso il povero maiale
poi piglia l’arma e con la propria mana
cerca il punto sensibile e mortale
e glielo immerge, ove il pensier lo mena,
sotto al buco del culo un dito appena.

Si contorce il maiale e si dimena
lo sentiron ruggir da Serravalle
poi gli scappa di mano e si scatena
e traversa a galoppo poggi e valle
Beppe gli corse dietro e appena appena
lo riprese alla chiesa delle Calle
lo riportò sul luogo del macello
e lì ce lo strozzò, co’ un funicello.

Ma un fatto più ridicolo e più bello
gl’avviense in pian d’un altro contadino
io del suo nome non ne faccio appello
sol vi dirò che c’ha l’olmone e il pino
l’avea un maiale che parea un vitello
e chiamò Beppe come più vicino
Beppe c’andò, ma prima di far fori,
gli legò al collo un canapo da tori.

Poi comincia a bucargli gli interiori
il basso ventre, il fegato, la milza,
fu tutto un ficcar dentro e un tirar fuori
ma la pina di’ cuore mai fu pinza
il padrone gli disse: “i tuoi lavori
hanno una brutta piega e peggior grinza”
ma Beppe gli rispose “ho già pensato
di tagliargli la testa col pennato”.

Tutto il sangue per terra fu versato
il padrone si fé triste e spiacente
non poté preparare un mallegato
da offrirlo in dono a qualche bon parente:
“accidenti anche a quando t’ho chiamato
di queste cose ne sai men che niente
non c’è maiale che ti crepi o schianti
nemmen se l’avveleni un mese avanti”.

La gente che passava e i vicinanti
curiosi per veder correano a trotto
e tra loro diceano: “è da ignoranti
trattar le bestie come qui’ fagotto”
e il padrone vociava a tutti quanti:
“l’ha bucato stamani avanti l’otto
e dopo tante prove e tante lotte
chissà se muore avanti mezzanotte”.


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