Contrasto fra un borghese e un socialista

Il curioso e bellissimo contrasto tra un borghese e un socialista pubblicato da Salani nel 1905. L’autore è ignoto.


socialista

Io sono un socialista e tu un borghese
cioè Diavolo e Cristo in conclusione
ma se venir con me brami alle prese
accetto in ver qualunque discussione
ti parlerò in bel garbo e senza offese
alla ragione ti opporrò ragione
e a cose scandagliate o conti fatti
sarai costretto a dir: «Beati i matti!».

 

borghese

Se è vero che a discutere ti adatti
come dici con garbo e con giudizio
la sfida accetto e se alla fin mi abbatti
io vinto mi dirò a tuo benefizio
ma fin che avrò parole come fatti
da esporre contro il falso e il pregiudizio
io pugnerò accanito nell’agone
come sul campo intrepido campione.

 

socialista

Il patto è fatto e senza soggezione
or ti comincio a dir che il socialista
di far guerra al borghese si propone
e a metter tutte sue le colpe in vista
perché se vuole la resurrezione
della povera gente oppressa e trista
è simile al somar dello Sburrino
or beve l’acqua e porta al ricco il vino.

 

borghese

Ma questo avvien per forza del destino
che vuol che tutto viva di contrasti
sempre al mondo ci fu ricco e meschino
e ciò non turba che i cervelli guasti
i quali han la pretesa ogni tantino
di far con vecchie cose nuovi impasti
basate tutte sopra idee balzane
che fanno ai calci con le leggi umane.

Capir Dovreste al fin da genti sane
che non si può cambiare con modo ardito
d’aspetto il mondo che qual è rimane
come si può cambiare di vestito.
Voi che chiedete ognor lavoro e pane
quando si fa sentire l’appetito
se non ci fosse l’uomo provvisto d’oro
come potreste aver pane lavoro?

 

socialista

Ma s’egli avesse un poco di decoro
al par di noi dovrebbe lavorare
e non mettere a frutto il suo tesoro
per diventar più ricco e dominare
chi vive qua di stento e di martoro
senza avere mai nulla da sperare
perché il cuore del signor sempre egoista
non si confà con quel del socialista.

 

borghese

Ma l’egoismo che la terra attrista
anche tra voi serpeggia in chi possiede:
tutti apostoli siamo a prima vista
d’amor di Carità di speme e fede;
ma alla Dolce parola che conquista
corrispondere il fatto non si vede
perché tra il dire e il far vi è in mezzo il mare
come adesso vi piglio a dimostrare.

Un Fra Zappata disse un di all’altare:
«Miei cari parrocchiani e parrocchiane
vi prego il vostro simili d’aiutare
ne’ suoi bisogni con virtù cristiane
ed a voler così sempre imitare
il divino maestro che il suo pane
tempo addietro divise coi meschini
che mancaron di vitto e di quattrini.

Ciò detto benedì quei contadini
e a pranzo se ne andò tranquillamente
ma mentre che pranzava due vecchini
all’uscio suo bussaron gentilmente
esclamando: «Noi siam due poverini
che da mangiare non abbiamo niente
e ricorriamo a voi che buono e destro
sapete agir come il Divin Maestro.».

Ma lui col cuor più duro del galestro
rispose: «Dite un poco come mai
d’incontrarmi or vi ha preso l’estro
qua vedendo a narrarmi i vostri guai?
È ver che in chiesa del Divin Maestro
l’opre di pietà vi decantai
ma tempo a dietro dissi ed a chi ascolta
non significa adesso ma una volta.

Or questa usanza più non viene accolta
perché per far del bene come si deve
scarso è il denaro e la miseria è molta.
Eccovi adesso detto tutto in breve.»
e ogni dolce speranza a loro tolta
con tal linguaggio diaccio come neve
licenziò quei due vecchi poverelli
che in Cristo si credean di lui fratelli.

Un altro poi di questi fattarelli
vi posso raccontar di primo acchito
un giorno di parlare due fratelli
socialisti vantati a menadito
uno diceva: « Se tu hai due cappelli
uno lo darai a me com’è di rito»
e il fratello che inver non ce li aveva
affermando di sì se la rideva.

E quegli che davver se la beveva
proseguiva così: «Se hai due galline
una la vo’ per me.» L’altro fremeva
e lo guardava con sorriso fine
poscia rispose che quelle le aveva
ma che se le serbava poverine!
E così avvenne tra quei due fratelli
che socialisti si credean modelli.

 

socialista

Ed è per questo che noi siamo ribelli
a chi possiede e gli facciamo guerra
dopo i brutti verranno i tempi belli
e chi avrà soldi a esuberanza e terra
palazzi in quantità case e castelli
Quando sarem dei conti al Serra serra
cedere li saprà per vie legali
in pro e l’uguaglianza fra i mortali.

 

borghese

Ma ammesso che giungeste in parti uguali
a dividere un dì senza eccezione
del mondo tutti quanti i capitali
e a darne a ciaschedun la sua porzione
per poco evitereste i tanti mali
che or mettono L’uomo in convulsione
e che creder gli fan con impostura
che basti per guarirli questa cura.

E sapete perché? Perché Natura
a tener sempre la vostr’opra in asso
dovrebbe d’ora innanzi aver la cura
di fabbricare gli uomini a compasso
e dare a tutti quanti egual cultura
di farli camminar di pari passo
ma finché andrà col suo sistema usato
Mi spiace dirlo il caso è disperato!

Perché l’uomo di talento e regolato
con il lavoro e con la economia
il denaro che adesso fu assegnato
raddoppiarlo saprebbe in fede mia
mentre invece il citrullo scapestrato
finirebbe denaro e mercanzia
e a scompigliar verrebbe col suo fine
l’opera di tante menti peregrine.

 

socialista

Ma se Natura con idee meschine
Vari gli uomini fa di cuore e mente
noi con la scuola d’ottime dottrine
rimedieremo a questo inconveniente
e farem che diretta nobil fine
cammini d’ora in poi tutta la gente
per quel proverbio che ci rassicura
che può l’Arte supplire alla Natura.

Così scongiurerem la sorte dura
di fare un giorno parti eguali a tutti
e i nuovi ricchi di un’età futura
vivere non dovranno sui lor frutti
poiché colui che sol ricchezza augura
senza lavoro ha requisiti brutti
nel subìto saria da genti umane
che appena vivon di un boccon di pane.

Basati sopra queste idee sovrane
noi socialisti andremo sempre avanti
e della borghesia l’usanze vane
combatteremo ognor come giganti
e finché del buon senso ci rimane
da rispettare i nostri dritti santi
a chi ci sfrutta come schiavi affatto
tutti sarem ribelli in modo esatto.

 

borghese

Anche il popolo romano un di compatto
fe’ guerra ricchi e con ardor latino
di non servirli più concluse il patto
ma un tal Menenio Agrippa cittadino
che di mal occhio vide un simil fatto
a sé il popol chiamò sull’Aventino
e là da uomo di criterio e tatto
per farlo alla ragione ritornare
questa fiaba gli prese a raccontare.

Un giorno che io non posso precisare
tutte le membra addette al corpo umano
disser di non voler più lavorare
per lo stomaco che faceva il sovrano
infatti il loro detto a rispettare
rimaser neghittose e in modo insano
allo stomaco fin da quel momento
non detter più il dovuto nutrimento.

Costui rimasto privo d’alimento
incomincio ben presto a deperire
ma le membra che anch’esse per lo stento
del loro sovrano stavan per morire
visto lo sbaglio fatto in sul momento
ripresero lo stomaco a nutrire
e da quel famoso fino adesso
come vedete fan sempre lo stesso.

E il popolo che scorto avea in dipresso
in quella fiaba la sua apologia
pensò per rimediare al mal commesso
di tornare coi patrizi in armonia
e fatto plauso all’uomo che rimesso
così l’aveva sulla dritta via
fe’ ritorno in città contento ormai
d’essere fuggito alfin da un mar di guai.

 

socialista

Ma quelli erano tempi indietro assai! …
Oggi dovunque impera la ragione
è il progresso che non s’arresta mai
di seguirlo da intrepidi c’impone …
Ma voi che ci chiamate parolai
perché stiamo con tutti in discussione
ditemi il ver fra tante cose errate
del buon del socialismo ne trovate?

 

borghese

Ma sì le vostre idee modificate
e attuabili rese con giudizio
forse potranno un dì come bramate
recare al mondo qualche benefizio
Ma la via dritta non abbandonate
per quella che conduce al precipizio
e delusioni e i voli da sparvieri
lasciateli ai poeti e romanzieri.

 

socialista

Voi mi avete convinto e volentieri
questo consiglio ad accettar un pronto
varî i cervelli son varî i pensieri
ma il ver non cambia e va tenuto in conto.
Batutti noi ci siam da cavalieri
senza farci tra noi nessuno affronto
voi diceste la vostra ed io la mia
ed ora da buoni amici andiamo via.

 

FINE


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