Contrasto tra padrone e contadino

 

Un classico dell’ottava rima il contrasto tra padrone e contadino scritto da Idalberto Targioni (1868 -1930) poeta autodidatta, sindacalista e militante politico antifascista.


Tu sei sempre il medesimo pezzente,
da un pezzo in qua la terra non ti frutta
di conseguenza o stai senza far niente
o la raccolta me la pigli tutta.
Per te pago le tasse giornalmente
e spesso resto colla borsa asciutta
pertanto a seguitar di questo passo
le mie finanze vanno sempre in basso

Padrone mio non faccia tanto chiasso
non si lamenti molto del suo stato
vedo ch’è bello ben nutrito e grasso
ed io son secco povero e strappato.
Lei mangia beve dorme e va a spasso
e in vita sua non ha mai lavorato
mantiene servi cameriere e cuoco
io lavoro dimolto e mangio poco.

O contadino il tuo linguaggio fioco
dice che ti sei fatto prepotente
ma se qualcuno t’ha insegnato il gioco
a me stai certo non mi puoi far niente.
Se cominci a gettare olio sul fuoco
sarà peggio per te sicuramente
se mangi poco e versi assai sudore
pensa che tu non sei nato signore.

Se lei padrone avesse un po’ di cuore
non ci farebbe certe osservazioni
sappiamo che nel mondo il Creatore
non fece servi né fece padroni.
Non fece oppresso né fece oppressore
guerre carneficine e distruzioni
ma il suolo popolò d’erbe e di frutti
perché desse lavoro e pan per tutti.

Tu t’intendi di pecore e di buoi
di galline di polli e di maiali
l’opera nostra giudicar non puoi
e tu presumi di volar senz’ali.
Somari come te non siamo noi
conosciamo i fenomeni sociali
per conseguenza è inutile il contrasto
chi è nato ciuco dee portare il basto.

Padrone non tocchiamo questo tasto
se siam somari non è colpa nostra
però si schiude un orizzonte vasto
e a noi la verità qualcun ci mostra.
Siamo lo scherno dell’umano impasto
siamo asserviti alla grandezza vostra
ma ora l’avvenir ci dà speranza
di toglier l’ingiustizia e l’ignoranza.

Ora ti sei spiegato anche abbastanza
vorreste una riforma ho ben capito
povero te se aneli all’eguaglianza
quello che chiedi non è mai esistito.
Chi predicando va la fratellanza
ti rende ogni giorno più avvilito
ma tutto questo sai non ci spaventa
noi siamo quattrocento e loro in trenta.

Signor padrone i’ lievito fermenta.
E i panettiere ha messo foco in forno.
Se di pochi dimolti si diventa.
Se ne potrebbe riparlare un giorno.
Ed ora udienza se sei stata attenta
Aprili gli occhi e guardati dintorno
L’unione fa la forza tu lo vedi
Nun istar più in ginocchio alzati in piedi.

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