Nello Landi (1925-2020)

Foto di copertina di: Cristina Ghirardini

Verso Buti ora vola il mio pensìero,
vi abita un carissimo collega
si chiama Nello Landi amico vero
grande stima reciproca ci lega.
Usa un linguaggio chiaro e veritiero
cui dà risalto e belle cose spiega,
da uomo saggio scrive ben preciso
perfettamente canta all'improvviso.

(Edilio Romanelli)

ello Landi è nato il 6 aprile 1925 e si è spento il 18 luglio 2020. È annoverato tra i migliori poeti estemporanei del Novecento; allievo di Vasco Cai si è cimentato con i migliori poeti e la sua memoria è ancora viva tra il pubblico dell'ottava rima. La sua figura è spesso accostata a quella di Florio Londi  al quale lo accomunava un'intelligenza poetica di rare proporzioni e col quale ha condiviso molte occasioni di canto improvvisato. Si è esibito in tutta la Toscana e nel Lazio dove ancora viene ricordato, insieme a Romanelli, che gli dedica un'ottava nel suo "400 poeti improvvisatori di Toscana, Lazio e Abruzzo" e Cai, come uno dei "portabandiera" toscani del canto a braccio. Ma non di sola improvvisazione si occupava Landi che ha composto anche dodici maggi per la compagnia del maggio drammatico di Buti della quale Nello faceva parte e alla quale era molto legato. Da molti anni non si esibiva più pubblicamente. Riportiamo di seguito un ricordo del Professor Pietro Clemente, la trascrizione dell'intervento di Nello Landi in occasione delle due giornate di studio, spettacolo e testimonianze Come va cantando a Maggio…la tradizione del Maggio di Buti dal 1941 ad oggi, gentilmente concessa dal prof. Clemente, che si è tenuta nel 2003 e le ottave di Emilio Meliani poeta avviatosi al canto improvvisato proprio grazie a Nello Landi nel 2002. È anche possibile leggere l'analisi che Cristina Ghirardini ha fatto di un contrasto poetico tra Nello Landi e Felice Tazzini del 1974 sul conte Ugolino.

Addio Nello Landi

Addio al poeta, scrittore di Maggi, improvvisatore.

di Pietro Clemente

Così lo ricorda il Comune di Buti:

«BUTI. È morto ieri (19 luglio 2020 n.d.r.) all'età di 95 anni il poeta Nello Landi.
Grande figura di Buti, faceva parte della Compagnia del Maggio “Pietro Frediani” come cantamaggio. Nello Landi era nato a Buti il 6 Aprile 1925. Nei primi anni della sua giovinezza aveva lavorato in agricoltura insieme alla famiglia, ma poi dopo essersi sposato, era passato nel settore del legno lavorando come falegname mobiliere fino all’età della pensione.»

Contadino e falegname, Nello Landi aveva una straordinaria competenza della letteratura epica, si era formato giovanissimo al teatro cantato popolare che chiamiamo 'maggio epico' , amava e conosceva il mondo della opera lirica, ed era uno straordinario improvvisatore in versi. Forse il più 'classico' di tutti in questa arte antica che ha avuto in Toscana una forte ripresa negli anni '90, che ha coinvolto anche una nuova e più giovane generazione. Lo conoscevo dal tempo delle ricerche sul teatro popolare toscano, negli anni '70, ma lo avevo incontrato a Buti due volte negli anni 2000, nel bellissimo teatro dedicato a Pietro Frediani, poeta autore di Maggi. Una volta nel 2003 per la presentazione dell'Opera "Dodici Maggi (1941-2001) , i suoi Maggi, un bilancio del suo lavoro di scrittore del Maggio, curato da Fabrizio Franceschini dell'Università di Pisa, e pubblicato da Michele Feo dell'Università di Firenze. Mi lasciò una dedica sul volume I: "All'Esimio Prof. Pietro Clemente con amicizia e infinita stima. 19/11/03."
Infinita stima era quella che avevo io per lui. Per la sua storia, per la sua passione temperata e il suo gusto aulico e insieme moderno. Per avere coltivato la letteratura scritta e orale andando controvento e controtempo. Ed ora lo sento come un re, perché tale è stato nel suo mondo, di un regno che ormai abita la memoria, che pochi conoscono, un re che si è accomiatato da noi e da un mondo dove c'è poco spazio per queste arti popolari che pure lottano per non essere travolte. Buti, la compagnia Frediani, e Nello mi sono apparse ancora nell'ultimo incontro dell'ottobre del 2009 come una straordinaria isola di bellezza. In cui può succedere che la sera a cena un uomo qualsiasi si alzi, chieda il silenzio, e cominci a cantare a memoria "La Gerusalemme liberata". In cui i bambini a scuola vestiti in abiti da scena cantano il Maggio di "Giuditta e Oloferne" scritto dal Maestro Nello Landi. Quello di ottobre del 2009 era un evento promosso dal progetto 'INCONTRO' che aveva messo insieme poeti improvvisatori toscani, sardi e corsi. Un momento di discussione e di confronto sull'arte poetica popolare. Il secondo giorno, era il 24 ottobre, c'era questo evento:
«h.14.45 Teatro di Buti
Presentazione del libro-DVD a cura di Isa Garosi. "Per Nello Landi. Una festa per un maestro dell’ottava rima". Presiede l'Assessore Provinciale Miriam Celoni, interventi di Roberto Serafini, Pietro Clemente, Petru Santucci, Sebastiano Pilosu. Intervento parlato e cantato di Nello Landi».
Nello raccontò il fascino che ebbe su di lui mondo maggesco fin da piccolo, quando vide coi genitori il Maggio di Santa Uliva al teatro di Buti, e poi nelle veglie che avvenivano nel podere del nonno Geppe. Il desiderio di conoscere il mondo dell'epica già a 15 anni lo impegnò, nel raccogliere e copiare testi, mentre scriveva sonetti e ottave e cominciava a scrivere maggi. Si è formato da solo con tenacia, mentre lavorava e costruiva la sua vita, fino a diventare uno straordinario interprete classico e moderno del maggio e della poesia improvvisata. Era molto critico verso lo stile, i temi prediletti, il modo di cantare delle nuove generazioni dei poeti, ma era fiero che l'arte continuasse, ed è anche grazie a lui che essa continua , cambiando, ma tenendo anche il suo modello come un punto di riferimento nobile ed alto.

Quello che sento

Intervento di Nello Landi in occasione delle due giornate di studio, spettacolo e testimonianze Come va cantando a Maggio…la tradizione del Maggio di Buti dal 1941 ad oggi.

Cosa potrò dire di quello che sento? Non trovo le parole adatte per esprimere il mio ringraziamento, il mio riconoscimento tutto verso questa gente, questi professori,questi luminari della scuola che hanno parlato di queste cose che io modestamente ho scritto da ragazzo perché questa è una passione che era nata, diciamo radicata, nel cuore da ragazzo perché in questo teatro prima che fosse ristrutturato venivano fatti questi Maggi, non dico tutti gli anni, ma anche un paio per anno a maggio venivano fatti e i miei genitori che erano appassionati a queste cose mi portavano a vedere il Maggio sicchè da ragazzino, ‘32/’33, quegli anni là, certe scene di questi Maggi mi colpirono.Mi ricordo una scena della Santa Uliva quando a Santa Uliva le tagliano le mani: io bambino così mi rimase talmente impressa questa scena che non dormii per qualche notte; e un’altra scena che poi mi colpì e mi rimase molto impressionata nell’animo perché quando fu fatto il Maggio San Giovanni decollato arriva il carnefice che porta la testa di Giovanni a Erode, voluta da Salomè,arriva questo vassoio con la testa di Giovanni che era fatta talmente bene che sembrava una testa vera con la barba e tutto su questo vassoio pieno di roba rossa che sembrava sangue. Questa cosa mi colpì in un modo tale che me la ricordai per giorni e giorni e mi entrò talmente addosso la volontà di scrivere e far queste cose che quando arrivai all’età di sedici anni dissi: “bisogna che qui facci quarcosa!”. Ora, questi Maggi qui come quello di San Giovanni era tratto dalla Bibbia , dai Vangeli e io mi allacciai nel mio primo lavoro al lavoro biblico..la storia dell’eroina Giuditta mi dette una certa carica di fare questo Maggio Giuditta e Oloferne perché c’era questa scena che mi colpiva della decapitazione di Oloferne tratto in inganno da Giuditta che porta poi la testa a Vetulia e viene liberata la città e quello fu il primo Maggio che io scrissi. Poi di lì ci fu un po’di sosta perché venne la guerra nel ’41 e queste cose non se ne parlava nemmeno più, poi passata la guerra questa volontà c’era sempre però..che me la sentivo dentro di esprimermi in qualche cosa e di continuare questa tradizione che era dei nostri genitori, i nostri zii, i nostri nonni, se ne parlava sempre in casa e allora, dico, guardiamo se si porta avanti e allora nel ’49 un altro maggista, autore di Maggi qui di Buti, scrisse la Genoveffa di Brabante, cosa che fece un successo infinito perché dopo tutti questi anni che non c’era stato più nè teatro, né cinema era un primo spettacolo che si avviava verso la gente, alla ricreazione della gente dopo che si era passato una guerra e fu un successo strepitoso…ci vollero i carabinieri a reggere la gente e non giovò, occuparono il teatro, fecero quattro spettacoli..allora io a quel punto dissi: “Ma allora questo genere di spettacolo vor dire che conta qualche cosa, allora guardiamo se si porta avanti!”. Mi incoraggiò sempre di più a prendere la penna e a scrivere e parlando con una persona anziana, appassionata di opere, mi raccontò la trama de La forza del destino, a me questo racconto mi rimase talmente impresso e questa trama molto ricercata : il destino, la forza di un destino che portava tutte le vicende di questo personaggio e nel’49 mi misi a scrivere e nel ’50 fu rappresentato. Successe che per abbellire il Maggio di Buti andai un po’fuori delle tradizioni perché inclusi nel Maggio qualche coro e qualche arietta dell’opera e siccome a Buti c’era una signora, che tirava avanti la corale di Buti, molto appassionata anche lei di queste cose mi consigliò di mettere una decina o dodici personaggi della corale perché il Maggio avrebbe avuto un successo maggiore e mi convinse e feci così…piacque, ci fu quattro piene, la gente affastellata sui palchetti, un successone! Però arrivò la critica, finito queste rappresentazioni, io ero molto amico del poeta Leopoldo Baroni, l’autore che ha scritto il libro dei Maggi che mi fece una bella lavata di testa:“Caro Landi, te hai deformato la tradizione del Maggio butese. Nel Maggio butese non c’erano tanti fronzoli, tanti coretti e tante ariette…te hai copiato dall’opera e il Maggio butese non è più quello che era…quello che hai fatto non è il melodramma e nemmeno il Maggio di Buti, te hai fatto un pipistrello, mezzo topo e mezzo uccello!”.Io ci rimasi male, mi pareva di aver fatto un’opera d’arte e invece ebbi la stangata, questa critica mi ghiacciò un po’e allora cosa feci…lo rielaborai, ecco perché dopo lo chiamai Leonora di Calatrava il personaggio protagonista de La forza destino e naturalmente tolsi tutte quelle ariette e quei cori che c’erano nell’opera, ci lasciai solo la poesia degli angeli perché al secondo atto quella lì ci vole, perché è il coro dei frati che si sente di dietro, non è visibile e ci poteva stare. Allora dopo il poeta mi disse: “ Ora ci siamo, ora ti ridò i meriti che ti avevo tolto”. E questo fu l’inizio…poi successe che io mi davo un po’ all’improvvisazione, cominciai ad avere i contatti con i poeti estemporanei della Toscana e del Lazio e cominciai dal Palazzo dei congressi a Roma all’Eur, lì ci si cominciò a incontrare con i poeti del Lazio e dell’Abruzzo, si fece questa amicizia, mi cominciarono a chiamare alle gare di poesia estemporanea, dove ci davano un tema lì per lì e la giuria ci dava un punteggio e mi entrò un po’la voglia di fare queste cose perché la poesia estemporanea me la sentivo viva,una cosa immediata, una cosa che non era pensata: alla battuta che quello mi faceva io la rifacevo e mi pareva una poesia viva, che avesse un qualcosa di spettacolare e poi più che altro si sentiva dentro di noi…poi dopo che io smisi di andare in giro per il mondo perché la voce non mi reggeva più…allora ripresi l’attività di scrivere i Maggi e arrivai piano, piano a questi dodici Maggi che l’ultimo ho scritto in quindici giorni,quello che s’è rappresentato ieri sera( La cenciaiola di Firenze), perché io ne avevo scritto undici e questi signori , il professor Feo e Fabrizio Franceschini li presero per darli alle stampe però ne avevo fatto undici e avevo cominciato La Cenciaiola di Firenze. Fabrizio mi telefonò, eravamo sul Natale e mi disse “ Guarda, se entro l’Epifania lo finisci si include in quegli altri e se ne pubblicano dodici!”.Mi buttai giù, giorno e notte e lo scrissi; con quello lì ho voluto fare una cosa tipo sperimentale perché il Maggio è sempre tragico, era sempre drammatico,moriva quello, moriva quell’ altro, pugnalavano quello, pugnalavano quell’altro…” Voglio vedere se faccio un Maggio allegro,per cambiare un po’!”.E infatti abbiamo fatto il Maggio allegro, non si sapeva come sarebbe stato accettato e invece è accettato meglio di quegli altri perché la gente si vole divertire,vuole ridere e noi abbiamo fatto un po’ridere ieri sera, la gente tutta contenta, m’hanno fatto i complimenti,a noi e alla compagnia e noi siamo molto contenti di questa cosa.

 

Ricordo di Emilio Meliani

Nello Landi mi ha lasciato. Maestro, Amico, Poeta.

La porta su nel cielo si è dischiusa
Iddio in person ti ha fatto l'accoglienza.
a fianco lacrimava la tua musa
perso ha il valor senza la tua presenza.
É l'arte stessa che ci chiede scusa,
ma avea bisogno della tua eloquenza.
voleva aver vicino il tuo modello
e il paradiso rendere più bello

Ma io che faccio, misero fuscello
fragile nave or senza nocchiero
Che vale il mio cantare senza Nello?
Fui di riflesso sol tuo messaggero
Noi ci scambiamo entrambi il nostro anello
Fu testimone il canto a quel mistero
Se chi mi ascolta apprezzerà il mio estro
é sol perché sei stato il mio maestro

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