Storia di uno gnaccherino

Intervista a Filippo Marranci

Diamo seguito alla nostra nota sulle gnacchere toscane pubblicando un’intervista fatta a Filippo Marranci lo scorso mese di ottobre nella quale egli racconta la sua esperienza con questo affascinante e sconosciuto strumento.

Filippo è forse il miglior suonatore di gnacchere in attività; accompagna la musica da ballo e il canto a cappella oltre ad essere un validissimo poeta estemporaneo.


Come hai conosciuto le gnacchere?

Le mie prime nacchere in quercia mi furono regalate nell’agosto 2000 a Seggiano, Monte Amiata, da Massimo Bernardini di Castel del Piano, che mi vide suonare delle castagnette napoletane su delle sonate di tradizione toscana e mi propose di sostituirle con delle gnacchere toscane. Io cascai letteralmente dalle nuvole perché non ne sapevo l’esistenza e accettai con entusiasmo il consiglio e il dono di Massimo. Mi fece vedere come andavano più o meno suonate ma il tempo stringeva e senza scambiarci i contatti ahimè ci salutammo.

Due paia di gnacchere

Dopo anni passati in rocamboleschi tentativi di imitare il gesto osservato da Massimo, nel febbraio 2003 scopro l’esistenza di Corrado Barontini e Ido Corti, per cui decido di recarmi a Grosseto per conoscerli e incontrarli direttamente. In mezzo alla strada in un pomeriggio assolato davanti a una farmacia del centro della città, Ido finalmente mi avvia nella giusta direzione. La sera stessa Ido volle che lo seguissi a Marina di Grosseto dove si sarebbe esibito con le gnacchere insieme all’Orchestra Cavezzini, famosa nel circuito del liscio da sala locale, così da poterlo vedere in azione. La mattina del giorno seguente mi incontrai di nuovo con Corrado che si presentò con una busta contenente un paio di nacchere nuove di zecca, della carta a vetro, frammenti di bottiglia e delle tavolette in legni vari, mi disse: <<m’ha detto Ido: questo ce la fa! Dàgli questo paio di gnacchere e tutto l’occorrente per costruirsele!>>. Prima di salutarci Corrado mi spiegò che la tradizione dell’uso musicale delle gnacchere non era limitata alla sola Maremma, anzi nel passato era diffusa su tutto o quasi il territorio toscano, spronandomi così a chiedere notizie presso gli abitanti più anziani delle mie parti. Da quel giorno ho iniziato a suonare stabilmente le gnacchere con la formazione musicale dei Suonatori della Leggera e in seguito ho potuto perfezionare la mia tecnica conoscendo effettivamente alcuni naccherini un tempo attivi in Val di Sieve (luogo dove sono nato e vivo): Fosco Viviani e Antonio Cammilli di Acone e Mario Mazzuoli di S. Francesco di Pelago.

Cosa ti ha appassionato di questo strumento?

Il connubio tra banale semplicità della forma e complessità della tecnica musicale. L’apparente asincronia percettiva tra azione gestuale ed effetto sonoro che ne deriva. La peculiarità e ricchezza quasi coreutica della gestualità necessaria alla produzione del suono. Il colore naturale e le varietà timbriche date dall’impiego di diversi legni e soluzioni costruttive. Le potenzialità virtuosistiche nell’uso musicale.

È difficile imparare a suonarle? Chi ti ha insegnato e in quanto tempo hai imparato?

Sì è difficile, quantomeno per l’uso musicale, perché a fronte di poche nozioni teoriche fondamentali occorre un lungo apprendistato pratico, quasi un allenamento “sportivo”. Direi che i miei maestri sono stati appunto Ido Corti, Corrado Barontini e Mario Mazzuoli, come detto sopra, e non avendo avuto la possibilità di conoscerli fin da subito, da quando è scaturito in me l’interesse per le gnacchere, mi sono occorsi 3 anni di percorso di apprendimento prima di raggiungere un livello di esecuzione musicale soddisfacente e gradevole.

Parlaci dei tuoi maestri.

Aggiungo alcune note di approfondimento. Credo di aver avuto la fortuna di conoscere due tipologie di maestro, mi riferisco in particolare alle figure di Ido Corti e Mario Mazzuoli, differenti e complementari allo stesso tempo. Ido Corti aveva fatto delle gnacchere la propria volontà e mezzo privilegiato di espressione artistica. Si è occupato quindi delle gnacchere con una passione inesauribile, indagando, studiando e sperimentando i loro molteplici aspetti teorici e pratici: la storia, i rimandi simbolici, la diffusione, le tecniche costruttive, le tecniche musicali. 

Filippo accompagna Marco Giovani in una festa campestre

E’ stato un suonatore di altissimo livello virtuosistico che non si è limitato a proseguire una tradizione ed ha apportato, senza stravolgerne identità e funzione, notevoli innovazioni sul piano costruttivo ed esecutivo. Di contro Mario Mazzuoli mi ha mostrato l’uso musicale comune delle gnacchere che, senza particolari aspirazioni personali, costituisce il terreno su cui germogliano le eccezioni come l’esempio di Ido Corti. Mario rappresentava quel livello intermedio che intercorre tra il suonatore virtuosistico e il ragazzo o il pastore che le usavano con la sola funzione di gioco/passatempo/scacciapensieri. Ambedue mi hanno trasmesso questa conoscenza secondo le modalità consone al trapasso di un sapere tradizionale: apprendi per proseguire, rispetta e non ridicolizzare; innova e migliora se vuoi e ne sei capace senza trasfigurarne totalmente l’identità, il senso e la funzione; merita il sapere ma non considerarlo mai come una tua proprietà esclusiva; trasmetti allo stesso modo e con lo stesso significato.

Qual’è la funzione delle gnacchere nella musica tradizionale?

Le gnacchere servono al ballo, a far ballare. Nello specifico hanno una duplice funzione: da un lato d’interpretazione ritmica del disegno della frase melodica e dall’altro di definizione dell’ossatura metrica della sonata. Quando il disegno delle gnacchere aderisce effettivamente a quello creato dagli altri strumenti musicali, compresa la sola voce, in una data sonata e/o cantata, l’impulso al movimento percepito dai ballerini risulta amplificato e l’effetto che ne sorte è un invito irrinunciabile a trovare e realizzare un’interazione armoniosa e coesa tra performance sonora e performance gestuale. L’uso musicale virtuosistico delle gnacchere rivela e sottolinea gli accenti principali e secondari di una data esecuzione/interpretazione, sia in forma distinta che interconnessa. In questo senso altri tipi di crotali parenti delle gnacchere, come ad esempio le castagnette o castagnole in uso principalmente nel Sud Italia, si distinguono per una funzione essenzialmente centrata sulla semplice scansione ritmica, costante e poco variantiva, del tempo della sonata e/o cantata.

Secondo te si possono sposare con altri generi musicali più “colti” o moderni?

Certamente sì, nella misura in cui il suonatore di gnacchere conosce e padroneggia sufficientemente altri generi o stili, indifferentemente che siano di produzione colta, o espressione di un’epoca passata o contemporanea.

Hai degli allievi? Com’è stata l’esperienza dell’insegnamento?

Sì ho degli allievi. Le cose più difficili da insegnare sono due:

1. la prescrizione a seguire e restituire ritmicamente il disegno della frase melodica senza limitarsi a scandire il tempo e gli accenti principali della sonata/cantata;

2. il rispetto dei silenzi, delle pause o stop che dir si voglia all’interno della sonata/cantata. E’ noto che la musica è costituita da pieni e vuoti e che la sua meraviglia si fonda sull’opposizione all’assenza di suono, al silenzio, di una proposta fatta dalla compenetrazione di un ritmo, una melodia e un’armonia. Il principiante o suonatore non ancora esperto spesso si cala erroneamente nel ruolo di un “metronomo” che deve assicurare un tappeto ritmico senza soluzioni di continuità per tutta la durata dell’esecuzione musicale.

Nel mondo ci sono tanti suonatori di crotali simili alle gnacchere toscane: secondo te sono lo stesso strumento che si è spostato o, considerata la semplicità dello strumento, sono germinazioni parallele e spontanee?

La seconda. Appunto per la loro semplicità di forma e costruzione sono state sicuramente uno dei primi strumenti musicali dell’uomo. E’ più realistico quindi pensare a tante germinazioni parallele e similari. Tentare di individuare e attribuire la paternità delle gnacchere a un singolo luogo e comunità sarebbe impresa ardua e inutile, è molto più interessante al contrario considerarne la capillare diffusione e la varietà di materiali costruttivi, forme, nomi, simbologie, funzioni, usi, tecniche e via dicendo.

Qualcuno sostiene che le gnacchere siano uno strumento “stupefacente” da suonare con parsimonia perché non perdano il loro effetto sorprendente. Sei d’accordo? Perché?

Sono d’accordo, pur senza esagerazioni e presunzioni, perché solitamente la sensazione in chi osserva e ascolta un suonatore di gnacchere, specie la prima volta, è quella della meraviglia. La meraviglia è data proprio dal contrasto tra semplicità dell’oggetto, velocità e valenza quasi coreutica della gestualità, qualità e varietà ritmica dell’effetto sonoro prodotto. Suonare uno strumento che desta meraviglia nello spettatore impone dunque all’esecutore la consapevolezza di possedere e gestire una responsabilità artistica o addirittura una capacità “magica”.

Filippo in veste di poeta estemporaneo

Di conseguenza assumersi il ruolo di naccherino o gnaccherino comporta certamente una particolare cura e parsimonia dello strumento e delle ritualità ad esso legate, per esempio: le gnacchere  in linea di principio non si comprano/vendono e si autocostruiscono, al limite si regalano; nella fabbricazione delle gnacchere occorre evitare l’uso di apparecchi elettrici in favore di quelli manuali; i legni destinati alle gnacchere devono essere stagionati finanche tre anni; di preferenza occorre lavorare la sezione centrale del tronco, detta “cuore”, stando attenti all’assenza di spaccature; quando non si suonano si conservano appese o avvolte in un panno di lana per garantirne e preservarne l’asciuttezza.

Conosci aneddoti o storielle legate alle gnacchere e al loro mondo?

Ido Corti, riferendosi alle numerose raffigurazioni di epoca etrusca – dipinte o scolpite – con danzatrici che impugnano un paio di crotali in ognuna delle due mani, sosteneva che in origine le gnacchere fossero uno strumento musicale di pertinenza esclusiva delle donne. Per tale motivo gli conferiva quindi un ancestrale potere attrattivo nei confronti del genere femminile.

Quanti sono i suonatori attualmente attivi in Toscana?

Corrado Barontini (Maremma)
Marco Betti (Valdarno Superiore)
Alessandro Casini (Firenze)
Filippo Marranci (Val di Sieve)
Enrico Rustici (Maremma)
Riccardo Tonini (Firenze)

Anna Tosi (Val di Sieve)
Marco Vergari (Maremma)


Filippo Marranci all’opera



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