L’ottava rima una risorsa territoriale

 

Roccastrada, 17 maggio 2017

Siamo tornati a Ribolla (GR) non per ascoltare i poeti ma per parlare ancora una volta di questa antica e incrollabile tradizione. Irene Marconi presidente dell’associazione Sergio Lampis ha convocato tutti: amministratori locali, consiglieri regionali, studiosi, e associazioni. Erano presenti Corrado Barontini, Grazia Tiezzi, Cristina Ghirardini, Antonello Ricci, i Sindaci di Semproniano e Roccastrada, l’assessore alla cultura del comune di Massa Marittima, l’assessore alla cultura del comune di Terranuova Bracciolini e i poeti Pietro Benedetti, Marco Betti, Irene Marconi, Lorenzo Michelini, Elino Rossi, Fernando Tizzi e la consigliera regionale Valentina Vadi.
Il primo intervento è stato di Barontini che ha ripercorso i 25 anni di attività di Ribolla, ha rammentato la partecipazione dei poeti maremmani alla televisione svizzera e ha raccontato come questa pratica abbia gradatamente ripreso vigore negli anni. Il secondo intervento è stato curato da Grazia Tiezzi che ha analizzato i cambiamenti apprezzabili nella pratica della poesia estemporanea e nel comportamento dei poeti che hanno cessata la loro funzione di “poeti del luogo” per “prestare”  la loro maestria in situazioni e luoghi diversi uniformando spesso tecnica e contenuto della poesia improvvisata (una sorta di globalizzazione). Un altro aspetto messo in risalto dalla Tiezzi è stata la mancanza di dialogo tra istituzioni e poeti per quanto riguarda le politiche culturali sull’ottava rima; mancanza che ha dato origine alle varie incomprensioni che nel corso degli anni sempre ci sono state tra poeti e amministratori, tra amministratori e studiosi e tra poeti e poeti.
Il terzo intervento è stato curato da Antonello Ricci che ha parlato di patrimonio e di comunità. Egli, stigmatizzando le politiche culturali pregresse, ha fatto notare che a fronte di cospicui investimenti non c’è stata un’adeguata restituzione culturale alla collettività. Questo intervento ha suscitato un infuocato dibattito in virtù del quale è stato, obtorto collo, cassato il previsto intervento di Cristina Ghirardini che avrebbe, così ci è parso di capire, dovuto orientare l’uditorio verso proposte legislative regionali e opportunità di finanziamento tramite i progetti europei.

Il problema ancora una volta sono state le risorse mancanti per intraprendere politiche che tutelino, valorizzino e preservino questa antica arte dell’improvvisazione anche alla luce dell’attività dell’associazione tra i comuni dell’ottava rima (Scansano, Terranuova Bracciolini, Roccastrada e Buti) alla quale intendono aderire anche altre comunità interessate da questo fenomeno. Ciò dimostra che, pur tra mille difficoltà, non siamo “abbandonati” dagli amministratori locali che non fanno mai mancare la loro vicinanza e che in molti casi fanno delle vere e proprie acrobazie per riuscire a ricordarsi di noi nei loro scarni bilanci.

Secondo il nostro miserrimo parere, di poeti e di passionisti, il problema non è squisitamente economico ma sociale. L’ottava rima sta subendo una rivoluzione copernicana nei contenuti e nei metodi, rivoluzione che la svelle dal terreno nel quale era radicata e la lascia in fragilissimi cocci nell’attesa di un nuovo trapianto in terreni che pare non si riescano a trovare. Esperimenti, negli ultimi anni, ne sono stati fatti: abbiamo contaminato col rap, abbiamo provato a fare gare tra poeti di diverse regioni, abbiamo organizzato concorsi e lavorato sodo nelle scuole di ogni ordine e grado, abbiamo usato l’ottava rima come linguaggio del teatro e abbiamo cercato di formare un pubblico competente. I risultati, apprezzabili ma deboli, paiono sempre lontani e a volte sembrano addirittura irraggiungibili. In alcuni casi si vedono persone che scoraggiate difendono a spada tratta il loro piccolo retaggio culturale girando caparbi dei bindoli che pescano in pozzi ormai prossimi alla siccità.
In questo panorama di ordinaria decadenza ognuno deve fare la propria parte.
I poeti devono essere ascoltati perché possessori di questo prezioso bene: loro sono i primi a sapere di cosa la poesia estemporanea ha bisogno.
I passionisti devono essere ascoltati perché sono  i detentori della passione verso questa pratica: loro devono, possono (e in molti casi vogliono) contagiare con questa passione le persone che gravitano loro intorno; sono i primi a sapere cosa occorre affinché quesa passione possa propagarsi.
Gli studiosi devono essere ascoltati perché sono i detentori del sapere scientifico ma devono sempre essere umili e condividere il loro sapere coi poeti e coi passionisti semplificando, quando occorre, il linguaggio per permettere a tutti di comprendere, riflettere e proporre.
I politici devono essere ascoltati affinché si possa chieder loro conto delle promesse che fanno e delle azioni che intraprendono. Poeti, passionisti e studiosi devono illuminare ininterrottamente la scena politica in maniera che tutti possano controllare e giudicare l’operato di giunte e commissioni.
Mancando questo scambio di pensiero e di necessità qualunque risorsa messa a disposizione diventa inutile e foriera di scontri e incomprensioni.

Abbiamo chiesto un tavolo permanente coi poeti, abbiamo chiesto spazi dedicati alla pratica del canto improvvisato e bandi mirati alla produzione di “cultura” nell’ambito dell’improvvisazione poetica. Vedremo in futuro se queste poche cose troveranno un riscontro; per quanto ci riguarda continuiamo nel nostro piccolo a porgere la mano a tutti coloro che vorranno girare il bindolo insieme a noi.



One thought on “L’ottava rima una risorsa territoriale”

  1. Ringrazio l’Associazione per l’ottima sintesi della tavola rotonda restituita nell’articolo. Purtroppo l’incontro non ha avuto un orientamento programmatico e non ho ritenuto opportuno presentare la parte del mio intervento che conteneva delle proposte. Così come non abbiamo avuto la possibilità di ascoltare il contributo di C. Ghirardini che credo andasse in questa direzione. Mi auguro che la richiesta di attivare un tavolo permanente di riflessione e monitoraggio sulla cultura dell’improvvisazione poetica venga accolta. Sottolineo ancora una volta, come ho fatto nel mio intervento, che in questo momento di passaggio, è indispensabile studiare i fenomeni di trasformazione di una pratica culturale. Ad oggi però non conosco nessun progetto o studioso che si stia occupando di questo. Comunque io resto disponibile a fare la mia parte ed a collaborare con iniziative che vadano in questo senso.

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