La serata di Cabbia del 2019

Dedicato a chi ama l’ottava rima anche in tempo di Covid

La serata dei poeti a Cabbia di Montereale del 2019

Lunedì 19 agosto 2019 si è svolto a Cabbia di Montereale (AQ) l’incontro di poesia estemporanea in ottava rima organizzato da Nando Giammarini in occasione della festa di San Rocco, l’ultimo a Cabbia prima dell’interruzione delle feste e delle sagre estive imposta dai provvedimenti di contenimento dell’epidemia di Covid-19.


I poeti cantavano da un piccolo balcone privato che dava su una piazzetta su cui erano sistemate varie sedie e a cui si accedeva da una strada in discesa dove avevo posizionato la telecamera. Era un luogo di passaggio, ma non avevo trovato di meglio, e chi guarderà le riprese video perdonerà il viavai delle persone davanti all’obiettivo: in fondo anch’esso fa parte del nostro stare insieme negli incontri di poesia estemporanea in ottava rima e se ci si concentra sulla voce cantata quasi non ci si accorgerà di loro.


Cabbia è un piccolo paese a 1056 metri di altitudine nell’Appennino abruzzese, nel cuore di quel mondo poetico tra le province di Rieti e dell’Aquila in cui la figura del poeta pastore è ancora viva, sia perché la pastorizia è tuttora praticata in quelle zone (molti dei poeti del passato e alcuni, sebbene pochi, di quelli attuali sono veramente pastori) sia per un radicato senso del luogo che si nutre di poesia, mito, natura, appartenenza ad una comunità ancora legata a quelle montagne, nonostante da generazioni sia normale tornare in paese solo per le feste, poiché tanti si sono trasferiti a Roma o altrove per lavoro. È quello dunque il luogo ideale per contrasti poetici lenti e riflessivi, non dettati dal ritmo incalzante della disturna (come dicono i toscani) che caratterizza invece altri ambienti della poesia estemporanea in ottava rima. A Cabbia si può chiedere ai poeti di cantare della natura e della pastorizia, sicuri che il pubblico può cogliere i riferimenti ai toponimi e conosce la terminologia di base del mondo pastorale, come “biscino” e “vergaro”.


Nella prima ripresa video, Pietro de Acutis e Marcello Patrizi cantano su Gran Sasso e Majella: di queste montagne vengono quasi dipinte le chine illuminate dalla luce del sole, il tingersi di rosso della neve al tramonto, le ombre, le sorgenti, i boschi di faggi. Sono menzionate le vie percorse dai pastori, i versi e il volo del corvo e dell’aquila e pure gli abitanti più celebri, come Celestino V, che Marcello ricorda poiché di lì a pochi giorni si sarebbe festeggiata la Festa della Perdonanza nella Basilica di Santa Maria di Collemaggio a l’Aquila.


È nella seconda ripresa video che ascoltiamo Marcello Patrizi e Francesco Marconi cantare su “biscino e vergaro”: un tema molto specialistico, ma che entrambi conoscono bene, intrecciando la memoria di dure condizioni di lavoro con l’orgoglio di aver mantenuto un rapporto con la natura e con il mondo animale che non smette mai di offrire insegnamenti anche a noi che ascoltiamo questo contrasto comodamente spaparanzati sul divano e attraverso i nostri invadentissimi dispositivi tecnologici.


Il terzo contrasto vede Francesco Marconi e Donato De Acutis cantare del diavolo e dell’acqua santa, un tema più leggero nelle intenzioni di Nando Giammarini che introduceva i contrasti, ma la leggerezza è mischiata con quell’attitudine riflessiva che Cabbia consentiva e di cui Francesco e Donato hanno saputo fare tesoro per mescolare ironia a senso del sacro e del profano.

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