Befana 2018

La calza della Befana

I maggerini del Merlo di Suvereto

Vi rammentate di mastro Bertino? Fu colui che, racconta Emma Perodi, volle seguire la Bafana dal Monte Fatucchio fino alla Badia Prataglia e fu costretto da un gruppo di streghe a volare su un manico di scopa per portare a tutti i bambini impertinenti del Casentino una calza rossa piena di cenere e carbone.

La squafra del Merlo a Monterotondo Marittimo

La prima volta che ascoltai questa storia, molto diversa dallo scritto della Perodi, avevo circa otto anni e me la raccontò Ultimato Baroni, fabbro, maniscalco e poeta, al quale chiesi se sapesse dove stava la Befana. Mi rispose che stava in un posto in montagna che nessuno doveva cercare per non fare la fine di mastro Bertino che nel racconto della Perodi è un falegname mentre in quello di Ultimato è, naturalmente, un fabbro.

Figura curiosa quella della Befana: un po’ strega e un po’ nonna. Attira e repelle al contempo suscitando nei pargoli l’ansia da carbone e cipolla e fornendo agli adulti uno straordinario “ricatto educativo” per l’anno appena principiato.

Mi sono lasciato trascinare in questi lontani ricordi dopo aver partecipato per il quarto anno consecutivo in Maremma, terra storicamente legatissima al Casentino e all’alta Valtiberina, alla befanata organizzata dalla squadra dei Maggerini del Merlo dei Forni di Suvereto.

La squadra del Merlo a Lustignano. Improvvisazione dei poeti.

Non saprei dire quali suggestioni possa ancora creare nell’animo degli adulti questa strega gravata del fardello dell’anno passato che accompagna(va) le comunità in un nuovo ciclo naturale riconfermando che nonostante tutto la vita continua indipendentemente dal passato. Dalle case la Befana è scesa nelle piazze e nei circoli. Assediata da gruppi di bimbi vocianti essa sembra il fantasma di se stessa: la calza diventa l’unica ragione di aggregazione. Il canto rituale, ponderato e scritto appositamente ogni anno, non racconta più niente a nessuno se non a chi l’ha scritto e cantato; i poeti, che dovrebbero “officiare” il rito con la solennità delle ottave diventano troppo spesso un noioso e inutile prolungamento dell’attesa; i “befanai” vengono sopraffatti dalla folla che rende l’attività canora una fatica erculea.

La squadra del Merlo in un podere a Forni di Suvereto.

Nelle (poche) case che vengono ancora visitate il rito è onorato, l’attenzione assicurata, lo scambio tra gli ospiti garantito.


Il canto del 2018

Col fardello e la pezzola
brutta vecchia ed ingobbita
la Befana è ripartita
e sul mondo lesta vola.

Ha girato il mondo intero
per portare la speranza
pace amore e fratellanza
col suo monito severo.

Ella arriva piano piano
silenziosa e camuffata
mai nessuno l’ha incontrata
perché viene da lontano.

Sulle stufe e sui camini
lascia dolci e caramelle
giochi e splendide novelle
nelle calze dei bambini.

Nelle calze dei più grandi
lascia timidi pensieri
canti antichi e amor sinceri
e momenti memorandi.

Anche noi siamo tornati
in questa fredda stagione
per seguir la tradizione
come i nostri antenati.

Però adesso ripartiamo
che ci so’ bimbi impazienti
li vogliamo far contenti
e un augurio vi lasciamo.

 

Alcuni momenti della befanata 2018



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